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" Il segreto di Babilonia"

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Dall’Egitto di "Stargate" alla Babilonia "made in Nathan Never", le cose cambiano poco: più che fantascienza è fantasia per la tangente...

Enigma mesopotamico per il BVZM. . . oops! Ma è Nathan!!
recensione di Vincenzo Oliva



TESTI
Sog. Antonio Serra Sce. Stefano Vietti    

E’ una vertigine a cogliere il critico - per quanto dilettante - all’atto di commentare questa storia neveriana.

Cosa dire, infatti, di un albo che lascia una sensazione di vuoto? Il cui ricordo scivola via velocemente? Una storia che non riesce a trasmettere emozioni...?

C’è una stanchezza palpabile, ormai, nelle storie di Nathan Never. Un fenomeno iniziato nel 1997 e proseguito per tutto lo scorso anno 1998, con qualche rara eccezione. Stanchezza creativa, forse da sovrapproduzione. In questo senso, la recente decisione di semestralizzare le uscite di "Agenzia Alfa" difficilmente potrà giovare alla serie.

"C’è una stanchezza palpabile, ormai, nelle storie di Nathan Never(..)"
   
Basti guardare a questa storia: Antonio Serra e Stefano Vietti hanno dimostrato in passato di saper fare assai meglio (Vietti anche molto di recente, nell’ultimo speciale, il n.8 "Oceano verde", una delle eccezioni). Eppure qui non riescono ad andare oltre il confezionamento di una storia piatta, senza vigore e priva di elementi di interesse.

C’è un soggetto elementare e privo di stimoli - su un canovaccio simil Stargate, che sostituisce alle divinità egizie alcuni non meglio specificati dei/demoni babilonesi ed il ritorno di Hadija in funzione di "riposo dell’eroe" (e mai avremmo voluto rivederla in modo così banale), si innesta un’indagine concepita in modo da essere di pura routine.

Soprattutto è un soggetto che appare estraneo, off-topic, direi - nel mondo di Nathan. Forse le atmosfere (e soprattutto il bagaglio umano di ironia) di Martin Mystère , non a caso evocato di sfuggita nella storia, avrebbe potuto metabolizzare con maggior successo una storia del genere; scritta ad esempio da Alfredo Castelli - o da un altro autore mysterioso - per il BVZM avrebbe sortito effetto migliore.

"un soggetto elementare e privo di stimoli (...) una sceneggiatura che non innalza il soggetto"
   
E c’è una sceneggiatura che non riesce ad innalzare il soggetto.

Personaggi scialbi e bidimensionali, che non vanno al di là di una caratterizzazione scolastica. A partire dallo stesso Nathan Never. La "svolta epocale" - perché tale, in teoria, dovrebbe essere - del trasferimento di Nathan in casa di Hadija, gestita senza partecipazione emotiva, come un evento scontato, uno dei tanti gesti che l’uomo Nathan Never fa nella sua vita. La stessa Hadija ridotta a puro elemento funzionale della narrazione: una sorta di dottor Watson che serve all’autore per far spiegare a Nathan/Holmes il dipanarsi degli eventi, le riflessioni investigative.

"Un personaggio con le potenzialità di Hadija ridotto a puro elemento funzionale (..)"
   
Ma sopra tutto questo, la stanchezza prima ricordata, una stanchezza che sembra non voler abbandonare le pagine di Nathan. Una stanchezza dovuta alla fase di transizione prolungata (troppo prolungata ormai!) in cui gli autori stanno facendo vivere il personaggio.

Più volte, negli ultimi anni, si è capito che c’era l’intenzione di virare rotta, di operare un restyling della serie. Il Nathan cupo, solitario, introverso, tormentato dai suoi mille e mille sensi di colpa andava cambiato: doveva chiudersi un’epoca ed aprirsene un altra.

Tutto legittimo, auspicabile persino: un personaggio che si evolve dovrebbe essere sempre il benvenuto. Il problema e’ che da due anni quasi a questa parte Nathan ha sì perso molta di quella patina di pessimismo ed amarezza che lo aveva caratterizzato ed aveva permesso il lavoro di scavo su di lui, ma questo vuoto non è stato riempito da nulla: la personalità del nuovo Nathan Never non è stata costruita in alcun modo, e le storie hanno perso la loro anima...



DISEGNI
Paolo Di Clemente    

Molte sono le vie che un autore può scegliere per il suo stile, il suo modo di disegnare. Queste dipenderanno dalle sue inclinazioni e capacità.

"Paolo Di Clemente non riesce ad essere nè chiaro e leggibile, nè ad interpretare il testo (..)"
   
Così, vi sono artisti di valore come Nicola Mari, particolarmente il Mari di alcune delle ultime storie per Nathan Never o dei primi lavori per Dylan Dog - vedremo quali nuove vie imboccherà questo artista ora - che sacrificano la leggibilità (e anche la possibilità di essere facilmente accettati dai lettori) ad una ricerca dell’espressività del tratto; alla possibilità di colpire il lettore che li vorrà seguire con il torrente delle emozioni, sensazioni, che il loro segno comunicano. Questi artisti interpretano il testo; fondono il loro disegno con la parola scritta, creando ex novo una storia che è più della semplice somma di testo e disegni.

E vi sono ottimi artigiani, come il duo dylaniano Montanari&Grassani che rinunciano alla creazione artistica in favore della facilità di lettura che offrono. I loro disegni sono sempre onesti, non cercano la fascinazione del lettore, ma gli comunicano in modo perfetto tutte le informazioni di cui ha bisogno. Questi disegnatori traducono fedelmente il testo, sono sempre chiari, non hanno segreti. E se non regalano grandi emozioni, sanno però rendere facile la comprensione di una storia.

Duole dirlo, ma Paolo Di Clemente non riesce né ad essere chiaro e leggibile, né ad interpretare il testo in modo da restituire le emozioni dei protagonisti. I suoi personaggi sono scarsamente espressivi: non uomini e donne che provano dolore, angoscia, gioia; ma semplici figure di carta senza la scintilla della vita; i suoi ambienti sono sovraccarichi di particolari che confondono e rendono di difficile decifrazione il disegno. L’uso del nero appesantisce il tratto senza dargli profondità espressiva.

(14k)
I mille volti di Legs :-)
di Di Clemente (c)1998 SBE

Volti inespressivi, dicevo, e se Nathan - almeno - mantiene inalterata nel corso della storia la sua espressione (o inespressività), il volto di Legs è una girandola di cambiamenti continui, la galleria di un personaggio dalle fattezze mutevoli nell’espressione statica.

Le differenze sono spesso notevoli, basti guardare la diversa caratterizzazione che ne viene fatta in alcune vignette: seconda e quinta vignetta di p.19, seconda di p.22, prima di p.31, prima di p.34, seconda e terza di p.53, seconda di pag. 55, terza di p.73, terza di p.83.

Un disegno, dunque, che non riesce a riscattare il testo ed anzi contribuisce al risultato non brillante. Forse se Di Clemente tendesse ad una semplificazione del suo tratto, alla ricerca di una maggiore sinteticità i risultati non sarebbero così negativi.



GLOBALE
 

En passant, vorrei far notare come anche le copertine di Roberto De Angelis hanno perso molta della loro brillantezza, per adagiarsi in una sorta di anonimato un po’ grigio.

Quello che più mi preme, però, è sottolineare come sia ormai non più rimandabile un mutamento di rotta nella serie. Da troppo tempo non si riesce più ad avere due storie consecutive buone, da troppo tempo i testi (e spesso anche i disegni) languono. Si è voluta cancellare (o comunque ridimensionare fortemente) la personalità costruita addosso a Nathan in anni di storie spesso tra il buono e l’ottimo. Questo non è certo negativo in sé, ed è stato fatto perché quell’impostazione - che pure aveva portato l’albo al successo - mostrava ormai la corda. Ora, però, l’impasse in cui è venuto a trovarsi il personaggio dura da troppo; l’assenza di un progetto coerente di rinnovamento si è fatta troppo evidente.

Il "nuovo" Nathan Never deve essere costruito in tempi brevi (ed io spero che sia già stato costruito, dal momento che le storie vengono pubblicate da uno a due o più anni dopo essere state concepite). I più indicati - se solo lo vogliono - per questo duro lavoro sono ancora i suoi padri: Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna (in ordine alfabetico :-) ), anche se Serra deve essere non poco occupato con il suo nuovo personaggio: Gregory Hunter . Credo che sia di questo, semplicemente (o forse non così semplicemente), che ha bisogno Nathan Never: che qualcuno gli restituisca un’anima....
 

 


 
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