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Un amico scomparso, un bambino rapito, un serial killer chiamato "il macellaio", un trafficante di onocaina, un altro serial killer che organizza una rivolta in un manicomio criminale su Andromeda...
Uno zombi per amico
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Primo numero di Nathan Never interamente scritto da Stefano Piani, autore il quale, dopo aver realizzato, in coppia con Alberto Ostini o su soggetto di Antonio Serra, poche ma significative storie per questa serie, si era poi dedicato pressoché esclusivamente alla stesura di storie per il personaggio di Legs. L'albo si apre con un accattivante "depistaggio". Osservando le prime due vignette, sembra che la storia abbia inizio con lo squillare di un telefono posto accanto ad un letto sul quale è distesa una bella donna nuda ed ancora addormentata. Nelle vignette successive, però, un allargamento del campo visivo ci mostra come la donna addormentata sia in realtà il soggetto di un quadro appeso nell'atrio di un ospedale, dove si trova il telefono che sta effettivamente squillando. Una trovata fine a se stessa? Un modo come un altro per cominciare una storia? Forse. Questa apertura, però, potrebbe anche essere interpretata, volendo, come una sorta di velato preannuncio delle "false piste" che Nathan si troverà a seguire nel tentativo di risolvere il caso della scomparsa dell'amico Marc Milligan.
Quel che colpisce, in questo albo, infatti, è senz'altro l'abbondanza di materiale narrativo che Piani è stato in grado di presentarci in sole 94 pagine e grazie al quale egli riesce a mantenere altissima l'attenzione del lettore, portato inevitabilmente a chiedersi quali rapporti possano intercorrere fra il prologo, la scomparsa di Marc, il rapimento di un bambino, gli omicidi commessi da un serial killer denominato "il macellaio", il traffico di onocaina organizzato da Tony Spillane, un diario nel quale si racconta la rivolta dei detenuti del manicomio criminale di Andromeda e, last but not least, la figura di uno scrittore che si cela dietro lo pseudonimo di Eschilo Shakespeare. Il rischio era quello di affastellare troppe cose senza riuscire ad amalgamarle. Piani, al contrario, riesce a gestire tutti questi elementi in maniera egregia. Il ritmo degli accadimenti e il buon livello dei dialoghi riescono, fra l'altro, a "mascherare" abbastanza bene alcune incoerenze del soggetto (che indico nella scheda). La storia si dimostra molto più debole, purtroppo, nel finale, quando, una volta eliminate le "false piste" e trovato il legame che unisce i vari altri elementi rimasti, il tutto si risolve in una "banale" e insoddisfacente rivisitazione del mito di Frankenstein. Perché insoddisfacente? Perché mi è parso poco verosimile che uno scrittore di successo si trasformi dall'oggi al domani in una sorta di ibrido fra un serial killer e un novello dottor Frankenstein; perché mi parso inconcepibile che Marc avesse preteso da Stephen Simmons, in cambio del proprio silenzio, una sua opera inedita; e perché avevo trovato molto più suggestiva (soggettivamente, lo riconosco ;-) la pista rappresentata dalla rivolta dei detenuti del manicomio criminale di Andromeda... Particolarmente infelice il vero e proprio finale, quando Marc spinge Nathan ad ucciderlo. A parte il fatto che Marc sta già morendo (Simmons gli ha piazzato in corpo cinque proiettili), mi pare che la melodrammatica ricerca di una catarsi ("puniscimi per quello che ho fatto") sia, da parte di chi ha "semplicemente" ricattato un assassino, come minimo un po' eccessiva. Benché Piani si dimostri più abile nel "depistare" il lettore e nel creare un'atmosfera di attesa piuttosto che nell'appagare questa stessa attesa, l'albo, nel suo insieme, resta comunque godibile, soprattutto se paragonato agli ultimi cinque o sei numeri della serie (speciale compreso). Per quanto riguarda le fonti di ispirazione e i riferimenti cinematografici, rinvio ancora una volta alla scheda.
Francesco Bastianoni ha un tratto preciso e rigoroso, ma anche un po' troppo "freddo". I suoi personaggi sembrano quasi sempre rigidi, ingessati. Le scene d'azione (come la sparatoria con i trafficanti di onocaina e la fuga di Spillane alle pag.34-35 o come la lotta fra Marc e Nathan a pag.97) sembrano "congelate", tanto sono prive di dinamicità. Anche l'espressività dei volti è un po' carente. Poco riuscito, ad esempio, il tentativo di raffigurare il volto in lacrime di Barbara (pag.23, vignetta 6) e totalmente fuori luogo l'espressione apparentemente "irata" di Nathan nella terza vignetta di pag.20, dato che egli sta semplicemente raccontando a Sigmund un aneddoto su Dante Alighieri. Talvolta anche la raffigurazione dell'anatomia umana è imprecisa. Va bene che Sigmund è, nelle intenzioni degli autori, un personaggio semi-caricaturale, ma nella seconda vignetta di pag.12 sembra un piccolo sgorbio. Il punto debole di Francesco Bastianoni sembrano essere, in particolar modo, le mani, spesso troppo piccole o troppo grandi. Il suo punto di forza, al contrario, sono le vignette di ampio respiro (come quelle delle pag.10 e 11 nelle quali sono raffigurati due edifici) e la rappresentazione di robot, astronavi, aerei da combattimento... In questo numero, però, al contrario di quanto era avvenuto in "Io, robot" (NN 28) e ne "Il satellite killer" (NN 44), tutto quello che Bastianoni può disegnare di "fantascientifico" è, a parte un paio di Shuttle e la minivettura delle pag.62-63, solo l'impeccabile ape elettronica di pag.67. Anche a prescindere da queste considerazioni, i suoi disegni mi sembrano comunque qualitativamente inferiori rispetto all'ottimo livello raggiunto ne "Il satellite killer" o anche nelle prime venti-trenta pagine di "Uno spettro nel computer" (NN 61).
In definitiva, come detto, un albo di buon livello, ricco di spunti interessanti (fra le altre cose, anche il rapporto fra Simmons e Clio, il computer al quale egli affida la stesura definitiva delle proprie opere letterarie) e con un ritmo sempre elevato.
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