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" Concerto mortale "


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recensione di Daniele Alfonso

'o festivall del settimo livello, con tutte le sue inevitabili implicazioni: musica, spettacolo, confusione, tradimenti, omicidi...



TESTI
Sog. e Sce. Riccardo Secchi    

Stavolta Nathan Never non è impegnato a salvare il mondo, non combatte tecnodroidi o mostri mutanti. Nessun intrigo fantascientifico, nessuna avventura spaziale. Stavolta Nathan fa semplicemente il lavoro per cui è pagato: il poliziotto. Una scelta condivisibile, dato che questa storia esce in contemporanea con il rutilante "Neverone" numero 3.

Secchi, qui al suo esordio, imbastisce una storia convincente, basata sul classico tema delle turpitudini dello showbiz, contro cui, fatto piuttosto notevole, il povero Nathan risulta perdente. Il vincitore è invece il viscido Billy Green; "il più furbo di tutti", come viene annunciato sin dalle prime tavole. La vicenda è infatti narrata in retrospettiva, un espediente efficace per attirare da subito l'attenzione del lettore. Efficace e doveroso, dato che la storia, essendo fortemente basata sui dialoghi, rischia di diventare a tratti noiosa. Bisogna però riconoscere che i dialoghi sono ben condotti, e alcuni personaggi fanno uso di un gergo tecnico che dà un tocco di credibilità in più. Buone anche le didascalie da "stream of consciousness" di Nathan, particolarmente efficaci nella scena della sparatoria con il poliziotto.

"il povero Nathan risulta perdente (..)"
   

In questa occasione, Nathan ha come spalla il simpatico Al Goodman, probabilmente il personaggio più "umano" dell'Agenzia Alfa. Una scelta naturale, che dimostra che Secchi è più attento alla dimensione umana e sentimentale della storia, che non alla spettacolarità.



DISEGNI
Andrea Mutti    

Data la natura estremamente dialogata della storia, Mutti non può certo sbizzarrirsi nelle inquadrature, per cui si ha inevitabilmente un' interminabile, e un po' monotona, serie di primi e primissimi piani, con qualche dettaglio ogni tanto, e i doverosi campi lunghi in corrispondenza dei cambi di scena. Innumerevoli le vignette letteralmente dominate dai baloon.

(7k)
Mutti in "stile De Angelis"
(c) 1998 SBE
   
Come ci si poteva aspettare da un disegnatore del Gruppo Hammer (simpaticamente citato a pag.96, nel nome di una compagnia aerea), c'è un uso insistito delle retinature computerizzate, che conferiscono un piacevole effetto fotorealistico ai disegni, a volte a scapito dell' uniformità delle immagini. Mutti, infatti, fa uso di ombreggiature molto marcate, con larghe aree di nero uniforme, e contorni netti e precisi, che portano i personaggi e gli oggetti in primo piano a stagliarsi in modo evidentissimo sui retini di sfondo. Ciò è giusto, in linea di massima, ma può portare a forzature eccessive. Ad esempio, a pag.56, il poliziotto sembra illuminato da un riflettore, rispetto alla parete scura immediatamente dietro di lui. Alla pagina successiva, poi, la stessa parete è inspiegabilmente chiara. A pag.58, invece, c'è un bell'esempio di uso intelligente e funzionale dell'elaborazione di immagini: la forte vibrazione dovuta all'esplosione è resa perfettamente dal tremolio delle linee.

La parte peggiore di tutto l'albo va da pag.39 a pag.41. In questa scena, alcuni teppisti si materializzano dal nulla e aggrediscono Sean Rollins e Dennis. Questi sta bevendo da una bottiglia che subito si volatilizza. Sean ordina alle due ragazze che lo accompagnavano di scappare, quando queste stanno già correndo via a rotta di collo. A pag.40, dopo che Dennis ha steso uno degli aggressori con un calcio, si trova a combattere con un altro teppista, che fino ad un attimo prima stava trattenendo Sean, e che ora lo ha inspiegabilmente lasciato andare. La frase "Vieni qua, bastardo!" non ha alcun senso. Nel frattempo Sean colpisce l'altro aggressore senza giovarsi del braccio sinistro, che non è più trattenuto. Subito dopo, Dennis colpisce con un pungo il suo avversario, apparentemente ad una spalla (?). Insomma, tre tavole da dimenticare.



GLOBALE
 

Un'avventura interessante, con qualche eccesso di dialoghi, che dimostra le potenzialità della serie dell'Agente Speciale Alfa in un genere come il poliziesco.
 

 


 
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