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" Incubo nello spazio "

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Nathan

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Spider Men from Outer Space
recensione di Daniele Alfonso

Sento i suoi passi... viene verso di me... si sta avvicinando... eccolo! Eeeeek!! Oh, perbacco, ma è solo un ragno!



TESTI
Sog. e Sce. Stefano Vietti    

Chi pensava che "Il satellite killer" e "Cacciatori di virus" fossero le peggiori avventure di Nathan Never, dovrà ricredersi, grazie ad un Vietti in preoccupante crisi creativa, autore di una storia straripante di banalità e luoghi comuni, degna di uno B-movie di fantascienza anni '40.

Tanto per cambiare, riecco le mutazioni genetiche,e le persone che si trasformano in mostri orribili. Non avevamo già visto qualcosa del genere nel n.76? Per non parlare del film "Leviathan", a cui l'autore si ispira abbondantemente... anche troppo (vedere la scheda). Oltretutto, "Leviathan" non è proprio il prototipo dell'originalità: si poteva almeno scegliere una fonte di ispirazione più valida.

"Tanto per cambiare, riecco le mutazioni genetiche (..)"
   
Un fastidiosissimo luogo comune è quello degli scienziati che fanno esperimenti su se stessi. Il dr. Jekyll non ha proprio insegnato niente a nessuno? Evidentemente, gli scienziati di Nemesi bramavano un corpo adatto alla vita spaziale. Peccato che, nell'universo di Nathan Never, corpi simili non servano a niente, visto che si vive benissimo sulle stazioni spaziali, come sulla Terra. Il che è naturale: l'uomo ha vissuto per millenni adattando a sè l'ambiente circostante, e non viceversa.

Queste le premesse. Che dire della storia? Posso dire che:

  • è animata da personaggi-macchiette (lo scienziato fanatico, la dottoressa antipatica, il pilota ubriacone...), per tacere dei ridicoli mostri (uomini-ragno)
  • è ricca di incongruenze (vedere la scheda). Sembra che Vietti non riesca ad evitare gli svarioni nelle sue sceneggiature (vedere anche la recensione del n.63).
  • ha una buona dose di violenza abbastanza gratuita (omicidi senza scopo alcuno)
  • ha una conclusione che definire "banale" è dir poco: si innesca il sistema di autodistruzione della stazione spaziale, che poi salta in aria
Gli unici lati positivi, non sufficienti però a salvare l'insieme, sono una buona narrazione della vicenda, delle scene d'azione fatte piuttosto bene, e dei dialoghi abbastanza convincenti. Scadente tutto il resto.



DISEGNI
Dante Bastianoni    

I disegni di Bastianoni sono l'unico motivo per cui valga la pena leggere questo albo. Purtroppo, il povero Dante sembra destinato a disegnare mostri: abbandonati i dinosauri, si ritrova con gli uomini-ragno!

Sempre piacevoli i suoi disegni, dal tratto sottile e netto. A volte un po' appesantiti da un'ombreggiatura eccessiva, eseguita a mano con un tratteggio non sempre bello a vedersi: avrei senz'altro preferito l'uso di retini. La cura per i dettagli è, come sempre, ammirevole.

(19k)
Nathan Never, di Bastianoni
(c) 1997 SBE
   
 
L'interpretazione di Nathan Never è fra le mie preferite: l'agente Alfa è giustamente robusto e aitante, con un fisico imponente ed un'espressione di veleta malinconia resa perfettamente. Bastianoni non segue l'impostazione di De Angelis, e quindi Nathan ha la solita barba incolta, secondo il "modello Castellini", anziché il pizzetto. Molto belle anche le interpretazioni degli altri personaggi dell'agenzia Alfa, Reiser e Janine.

Nonostante il layout delle tavole imposto da Vietti non sia affatto restrittivo, Bastianoni ama evadere dai confini delle vignette con i suoi disegni, conferendo maggiore dinamismo alle scene, e intensificando la sensazione di profondità.



GLOBALE
 

Uno dei peggiori albi nella storia di Nathan Never, reso sopportabile dai buoni disegni di Bastianoni.

Più che discreta la copertina di De Angelis, anche se di impostazione un po' banale. Pacchiana la colorazione del braccio proteso verso Nathan.
 

 


 
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