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Nathan Never  n.72
" Il sogno della farfalla "
(1k)
( 5 , 6 , 5 ) 3 + 3
78% equiv.
6/7
Vedere anche la Scheda della Storia nell'uBC Database. E in più un importante sondaggio!!.


Nathan Never, la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? No, non è un'intervista impossibile di Gigi Marzullo, ma l'ultima, suggestiva storia del nostro agente Alfa preferito. Un Michele Medda in gran forma ci regala un altro fortissimo cocktail tra fantascienza e sentimenti ispirato alla vita del creatore letterario di Blade Runner, fra crisi d'identità, poteri Esp e ricordi dispersi nell'ipnosi..

Professione: scrittore
recensione di Andrea Bigi
Nathan Never



 
Soggetto
(1k)
5/7
Michele Medda Un albo speciale. Quattro pagine in più, un'interessante prefazione di Michele Medda (che, fra l'altro, ruba poco alla vicenda raccontata nel fumetto) e soprattutto, finalmente, una bella storia di Nathan Never, come, ci pare, non succedeva pressapoco dai tempi di "Hadija". Medda dichiara d'ispirarsi alla vita di Philip Kindred Dick, lo scrittore papà di "Blade Runner", e rivisita temi non nuovissimi nella saga, ma ha il gran merito di non cadere mai nella banalità del deja vu. Il risultato è un intreccio convincente che riesce a strapparci più di un'emozione.

La vicenda è raccontata in modo abbastanza lineare e senza colpi di scena clamorosi, ma la quantità di personaggi e locations è tale che la tensione della narrazione rimane sempre abbastanza alta. Punto centrale è proprio il sogno della farfalla, ovvero la crisi d'identità della protagonista, una scrittrice famosa la cui vita, d'un tratto, sembra rivelarsi nient'altro che uno dei suoi romanzi d'avventura, assurdamente in bilico fra visioni e ricordi che non paiono appartenere a lei, ma all'eroina delle storie da lei scritte. Sullo sfondo, ritorna il grande tema neveriano del fascino e l'essenza della memoria, e perfino una riflessione d'autore (forse anche un po' troppo ambiziosa) sulla qualità dell'ispirazione artistica. Prendetela così (sicuramente è un complimento esagerato anche per un autore talentuoso come Medda), ma dobbiamo dire che, rileggendo la storia, per un attimo abbiamo ripensato a "Professione: reporter" di Michelangelo Antonioni.

Su tutta questa carne al fuoco, che costituisce il "senso" della storia, Medda ha montato un'efficace sovrastruttura fantascientifica, passando dalla verosimiglianza dell'Hip (High Induction Power, il quoziente d'induzione ipnotica, già oggetto di studi ed esperimenti "veri" durante la Guerra Fredda) alla sua connotazione come potere Esp a carattere ereditario. Insomma, filosofia, fantascienza e uno spruzzo intelligente di vena romantica, vale a dire quel tocco inconfondibile che contraddistingue tutte le migliori storie di Medda. Non è Antonioni, ma ci basta per dirgli bravo.

Sceneggiatura
(1k)
6/7
Michele Medda Qui i meriti di Medda sono più evidenti. L'autore sardo mescola infatti con abilità i molti elementi a sua disposizione. Suggestioni filosofiche e introspezione a go-go, è vero, ma anche molte scene d'azione "forti", essenziali per il tessuto narrativo e per quei cambi di ritmo necessari a mantenere elevata l'attenzione del lettore, e più di una finestra dedicata alla vita giovanile in fuga modello "Easy rider" della protagonista (per la verità, più della madre della protagonista, ma fa lo stesso). E poi le tipiche didascalie "parlanti" con il compito di colorare la scenografia di sentimento e preparare il campo alla commozione, ma anche largo spazio alle spiegazioni "scientifiche" e all'ordinaria follia del mondo decadente della Città.

Non tutti i personaggi sono ben caratterizzati, ma questa era francamente un'impresa impossibile visti i problemi di spazio che la cosa avrebbe comportato. Si passa dall'azzeccata protagonista Ella Richards, a sua madre Candy Evans (che guarda caso ha lo stesso nome della modella usata come cavia dalla Cia durante la Guerra Fredda per esperimenti sull'Hip) e all'imprevedibile guardia del corpo Rashid, fino alla banda dei cattivi, dall'agente di Ella, Jane Carson, al malvagio ufficiale dell'esercito Robert Benson. Curiosamente, compare "dal vero" solo nell'ultima tavola della storia quello che si è rivelato come il protagonista "in nuce" della vicenda, cioè la sorella gemella di Ella, Nikki, una sorta di Nikita del futuro, personaggio in parte rimasto sconosciuto e che, secondo noi, potrebbe anche essere oggetto di un seguito.

Disegni
(1k)
5/7
Stefano Casini Sinceramente, non siamo mai stati grandi tifosi di Casini, però dobbiamo dire che questi disegni sono davvero ben fatti. La faccia di Nathan Never, in ogni caso, continua a non piacerci. E' troppo ammiccante e personalizzata, e ci sembra produca un'idea fuorviante del personaggio.

Per il resto, niente da ridire. Ottime, in particolare, le scene d'azione (ci è piaciuta molto, ad esempio, la scena fra Nathan e il Raptor).

Copertina
(1k)
3/3
Roberto de Angelis E'azzeccatissima. Dopo aver letto la storia l'abbiamo apprezzata ancora di più. E poi qui Nathan è ritratto nella sua vera natura di eroe tenebroso.

Overall
(1k)
3/3
Facciamo i nostri complimenti a Medda, e ci auguriamo di leggerlo più spesso così in forma nelle prossime avventure di Nathan Never.

Tornando al lead iniziale, ci rendiamo conto solo ora che non abbiamo affatto risposto alla domanda. In realtà, quella proposta nel sogno della farfalla è forse la soluzione più onesta. In altre parole, non è la vita, ma l'arte, a essere un sogno. E i sogni aiutano gli artisti a fare meglio il loro lavoro.


La farfalla di una sconosciuta
(1k)
commento di Giovanni Gentili   (30.05)

Medda ci regala una bella storia. Buon soggetto e gran sceneggiatura e quindi concordo con le valutazioni di Bigi. Vorrei però dire la mia su quanto sta "intorno" alla storia.

Per prima cosa vorrei attirare l'attenzione sul modo in cui è stata presentata la storia nelle pubblicità e nell'albo stesso: più volte è stato usato il termine "storica avventura" o aggettivi come "insolita e tragica" e ancora "un racconto particolare". Se aggiungete che l'autore è Medda e il disegnatore Casini avete tutti gli indizi in mano, la redazione puntava a realizzare una associazione "subliminale" tra questa storia e la "mitica" "Gli occhi di uno sconosciuto", senza dirlo mai esplicitamente. E questa operazione è stata condotta nel modo giusto, perchè un accostamento esplicito avrebbe prodotto nei lettori una sdegnosa reazione negativa. Questo perchè (non so se a ragione) "Gli occhi di uno sconosciuto" è ritenuta intoccabile e su vette non più raggiungibili. Il tipico atteggiamento del lettore di Nathan è infatti ormai riassunto esaustivamente nella frase "eh.. non ci sono più le belle storie di una volta, ti ricordi il n.9..". Non sono affatto daccordo con questo atteggiamento (simile alla nonna che ricorda la gioventù, rimuovendo incosciamente i difetti). Nathan non ha certo attraversato l'anno scorso un buon momento, ma non bisogna mortificare o sottovalutare i molti sforzi fatti e sono sicuro che quest'anno vedremo i frutti del lavoro svolto. Intanto i miei complimenti vanno alla redazione per l'azzeccata operazione subliminale di cui sopra ;-).

Per chi si è stupito di aver già letto un mio discreto pizzone senza aver sentito critiche passiamo alla seconda parte dove sarà accontentato: non posso infatti esimermi dal colpire ancora una volta le, ormai famigerate, rubriche.

Partiamo con la prefazione (se così si può chiamare visto che va letta dopo) che è molto interessante fino a quando parla delle varie fonti di ispirazione della storia. Poi ad un certo punto Medda dice:
    "Oggi potremmo sorridere se i progressi della scienza non ci inducessero in tentazioni ancora più pericolose: dalle centrali nucleari alla moltiplicazione esponenziale dei siti in Internet, dalla fecondazione in provetta alle nuove tecniche di clonazione, l'illusione umana di poter manipolare a piacimento la realtà circostante si fa sempre più forte. Ma come Chernobyl e il virus HIV ci hanno brutalmente ricordato, si tratta appunto di un'illusione, e spesso drammatica."
Vedere i "siti internet" tra i pericoli dell'umanità in compagnia di Centrali Nucleari e AIDS mi ha fatto un certo effetto (non positivo ;-). Continua la crociata degli autori di Nathan Never contro la tecnologia. Una considerazione: non sarebbe meglio se gli autori si esprimessero attraverso le loro storie e non con delle "esternazioni" che ormai accompagnano parecchie delle storie e trasformano le rubriche di Nathan in un sorta di "A bocca aperta" di funariana memoria?

Passiamo all'angolo della posta. Ogni volta mi ripropongo di non dire nulla e invece ogni volta Janine si supera.

Intanto non sopporto di leggere ogni mese incipit del tipo "Benritrovati a tutti! Eccomi qui nel mio angolo della posta pronta a dialogare con voi.." oppure "Salve a tutti! Eccoci qui, speriamo numerosi.." e chiusure del tipo "E ora non mi resta che salutarvi e sperare di ritrovarvi qui.." oppure il terribile "E anche per questo mese è tutto" (lo vedo che è tutto la pagina è finita!).

Ma c'e' bisogno di questi "saluti"? Sette-otto righe ogni volta non sono spazio sprecato?? E poi c'e' il "contenuto" dove questa volta un'intera colonna è dedicata agli auguri per il matrimonio di due fedelissimi lettori e al fatto che non può dirci nulla su Nathan perchè ha un carattere riservato.... ma Nathan non esiste!!! è un personaggio e i due sventurati sposini chiedevano qualche anticipazione agli autori non a lui..

Visto che io ed altri recensori siamo tornati più volte a commentare negativamente le rubriche, non vorrei che questo sembrasse una sorta di attacco personale, il che non è possibile perchè non si capisce quali secondi fini possa avere uBC. Se abbiamo criticato la linea editoriale è perchè a noi sembra palesemente sbagliata, e ciò è confermato anche dai messaggi che ci arrivano.

Però rischiamo di essere monotoni e l'unica cosa che posso dire è che dalla prossima volta cercherò di NON leggere la posta e quindi non vedrete ulteriori commenti nelle recensioni di uBC.

Noi non faremo più commenti, ma voi potete farci sapere cosa ne pensate con il sondaggio che vi proponiamo grazie al fatto che Internet è "pericolosamente" interattiva.
 




UBC POLL:
Dove va Nathan Never?
I risultati del sondaggio di uBC!


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