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Nathan Never
n.71 | ||||
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Blocco mentale
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( 4 , 6 , 4 ) 2 + 3 | 65% | equiv. 5/7 | |
| Vedere anche la Scheda della Storia nell'uBC Database. E in più "Che cos'e' un Olomovie?". | ||||
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Ma cosa vedo in copertina... Jack ha sparato a Nathan?!?
Di mezzo non può che esserci una donna
(e infatti c'e' anche lei sulla copertina)...
Chi dice donna dice danno recensione di Giovanni Gentili |
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Soggetto | 4/7 |
| Bepi Vigna |
Ancora il mondo dell’arte sullo sfondo della vicenda, come nel n.70. Ancora l’immaginario gibsoniano con i corrieri mnemonici, molto vicini al cyberspazio del n.69. Nathan di nuovo ferito così come nel n.25 (da cui ritornano i personaggi di Legend of Legend). Ancora una donna fatale per Nathan (e altre ancora verranno). Un mix di elementi già visti e quindi un potenziale pericolo per la qualità della storia. Questo però non è accaduto perché il plot è interessante e ben costruito, sebbene non troppo originale. Il mio voto, 4/7, nasce più che dalla qualità della storia dagli evidenti problemi di continuity che questa pone:
Forse non è colpa di Vigna se questa storia è uscita in questo momento, ma la storia ne risente. Non si possono porre dei vincoli di cuore ai personaggi di una serie perché fanno comodo in una storia e poi dimenticarsene bellamente. La gestione sentimentale di Nathan & Co. mi sembra preoccupante! Dopo la copertina e la scena iniziale avevo pensato che potesse esserci un complesso tormento psicologico che aveva portato Jack a sparare a Nathan. Invece c’e’ solo un errore commesso per superficialità, il che può rappresentare una delusione per il lettore. Bisogna però considerare che se ci fosse stato un conflitto (vero o indotto) tra i due, sarebbe stato difficile ricucire il rapporto in maniera credibile. Valido invece il finale con il colpo di scena che trasforma Rebecca da vittima in colpevole (ma comunque vittima delle manipolazioni fatte alla sua mente). Bello che il generale non abbia detto niente sulle informazioni al centro della vicenda, che, oltre a lasciare aperta la questione, è quanto sarebbe successo nella realtà. |
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Sceneggiatura | 6/7 |
| Bepi Vigna |
L’albo si apre subito con una scena ad effetto: Jack spara a Nathan. Viene subito confermato quindi quanto appare in copertina. Che cosa può aver portato Jack a sparare al suo miglior amico? Mentre Nathan è nel suo letto d’ospedale, parte il suo lungo racconto-flashback che ci accompagna per metà albo. La seconda parte è invece un indagine deduttiva, compreso il classico "avvenimento casuale" che porta il protagonista a pensare alla soluzione (Nathan va al cinema e capisce). Nelle pagine successive vediamo all’opera un Nathan "play-boy romagnolo" veramente inedito, che abborda Rebecca con un bicchiere di Borgogna e degli spaghetti. Vigna apre molto bene l’albo catturando l’attenzione: il lettore non può non seguire la storia incuriosito dalla strana situazione (Nathan ferito e rubacuori). Non contento , Vigna aggiunge un altro elemento per strizzare l’occhio anche a chi segue la continuity: a pag.22 tornano infatti i personaggi di Legend of Legend, visti nel avventura doppia dei n.24/25. Il titolo dell’albo è a pag.25 e va a coincidere con quello del secondo film della serie fantasy LoL, così come avveniva anche nel n.24 "La prigioniera del castello". Ormai i tempi sono maturi e Vigna a pag.32 chiarisce i termini della missione, con cui comincia la seconda parte dell’albo, meno serrata ma comunque divertente. Buoni i dialoghi con l’eccezione del Jack alle pag.45-46 (ma se è uno stupidotto forse non poteva dir di meglio). Alcuni elementi degni di nota:
Veramente molto bella la scena nel finale con lo scontro tra l’Agenzia e Rebecca (pag.92-95), sia come dialoghi e dinamica, che nella realizzazione grafica. Nel complesso una sceneggiatura molto godibile. |
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Disegni | 4/7 | |
| Andrea Cascioli |
Cascioli all’esordio sulla serie regolare, dopo aver realizzato, sempre per i testi di Vigna, la graphic novel "Terra" apparsa su Comic Art n.133-136. Lo stile di Cascioli mi sembra cambiato molto nel passaggio dal colore di "Terra" al bianco e nero, ma Cascioli si dimostra abile con entrambe le tecniche. In questo albo il tratto è duro, le ombre hanno un taglio molto netto. Buonissimo il lavoro fatto per la scenografia, particolareggiata, con una buona alternanza di bianchi e neri, con vignette sempre "piene". Lo stile sembra ispirarsi molto a quello di De Angelis, ma il salernitano surclassa Cascioli nei volti, soprattutto quelli femminili dove la durezza del tratto non toglie femminilità. Molti invece i problemi di Cascioli con la "bella" Rebecca: la sua fisionomia non è assolutamente uniforme attraverso l’albo e spesso il suo volto perde grazia diventando troppo maschile (forse per colpa del naso troppo evidenziato). Basta guardare a pag.10 o 14 per scorgere anche evidenti problemi di proporzioni.
Abbastanza buona invece l'interpretazione di Nathan, forse più curato essendo il protagonista. Naturalmente a parte l'orrendo Nat della prima pagina. Altri cattivi esempi nel Reiser di pag.47, Sigmund di pag.53 e Jack di pag.57 (vedi immagine). Perfetta invece l'interpretazione dei personaggi di LoL impostati da Bonazzi negli albi n.24/25. Il Vastnir di pag.25 sembra proprio un divertente "Nathan capellone". I disegni di Cascioli avrebbero meritato sicuramente più di 4/7 ma i problemi non episodici sui volti non mi permettono assolutamente di dare un voto maggiore. C'e' spazio per il miglioramento e sono sicuro che nelle prossime prove Cascioli saprà darci molto. |
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Copertina | 2/3 |
| Roberto de Angelis |
Nella versione ridotta del promo mi aveva favorevolmente colpito. Ma a grandezza naturale non mi lascia del tutto soddisfatto. E’ molto cupa e non rappresenta una situazione reale all’interno della storia. |
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Overall | 3/3 |
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Nel complesso una bella storia, sicuramente superiore a quelle degli ultimi tempi. Due note per chiudere:
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Che cos'e' un Olomovie? approfondimento di Giovanni Gentili Ancora una volta nella serie di Nathan Never si parla di Olomovie, ma nemmeno in quest'albo viene colta l'occasione per chiarire precisamente che cos'e' un Olomovie e se è ancora presente nel futuro il Cinema tradizionale. Cerchiamo di approfodire il discorso basandosi sul poco che si vede nelle scene al "Cinema" Roxy, alle pag.23-24 e 75. La proiezione non sembra assolutamente "avvolgere" gli spettatori, ma tutto rimane confinato sullo schermo. Visto che il nome accenna al termine Olografia è lecito supporre che si tratti di una proiezione tridimensionale, ma dato che è confinata nel palco è quindi molto simile al teatro odierno. Nell'albetto di Sigmund allegato allo Speciale 6 e anche nell'ultimo Legs, abbiamo degli Olotheater, ovvero teatri con scenografie olografiche ma con attori che recitano "live". Invece, come si apprende dal n.56, gli Olomovie prodotti da Kathy Teller erano completamente virtuali, ovvero realizzati interamente al computer senza l'apporto di attori reali e senza riprese della realtà. A conferma di questo inoltre in tutti i manifesti di LoL gli autori non hanno mai messo dei nomi degli attori, che come ben sapete è sempre in prima vista nei manifesti di oggi. Suppongo inoltre che se il protagonista fosse stato reale Nathan o altri ne avrebbero parlato, magari un semplice "che bell'interpretazione", "ma quanti soldi fa...". Invece questo non avviene mai. Questa sarebbe quindi la grande differenza rispetto al film tradizionale con attori in carne e ossa, e per questo probabilmente è stato introdotto, nel futuro, il termine "Olomovie" a distinguerli dai vecchi "Movie" con attori veri. Una nota però: a pag.19 di quest'albo Nathan parla di "bellissimi effetti speciali". Ciò non ha senso perchè un film completamente realizzato al computer non ha effetti speciali. E' "tutto" un effetto speciale (almeno nell'accezione attuale del termine, ma tra 178 anni..). Comunque, l'Olomovie differirebbe dall'Olotheater quindi solo per il fatto che non ci sono attori reali a recitare sul palco, ma per il resto dovrebbe essere molto simile. Credo infatti che un Olomovie sarebbe più vicino al teatro che al nostro cinema, questo perchè in una proiezione tridimensionale sarebbe difficile fare uso di frequenti cambi di scena e passaggi da primi piani a campi lunghi. Facciamo l'esempio di una bella scena di massa, tipo Sbarco in Normandia: Campo lungo su spiaggia, mare con le navi, uomini, bunker. Tutto questo sarebbe tridimensionale ma confinato tra le colonne del palco con un inevitabile effetto soldatini, ovvero con la sensazione di guardare un modellino. Infatti la proiezione non avvolge lo spettatore, che non ha la sensazione di trovarsi sul posto (altrimenti è realtà virtuale e non si vede la sala in cui ci si trova). Negli Olomovie sarebbe quindi da preferire una rispresa "in stile teatrale", come se lo spettatore stesse guardando una stanza od un bosco assistendo realmente alla scena, senza cambi di ripresa. A confermare comunque che la tridimensionalità dell'opera è limitata o comunque ridotta per limitare l'effetto soldatini e permettere maggiore libertà di macchina, c'e' anche il fatto che Kathy Teller nel n.56 visualizzava i suoi Olomovie in costruzione sempre su schermi piatti il che fa pensare che questo non limitasse molto la fruizione. In pratica il recente "Toy Story" di J.Lasseter sarebbe già il primo Olomovie in quanto senza attori reali. Chissà però se è andato perduto nella catastrofe... per ora sappiamo solo che Beautiful, purtroppo, non è andato perduto... (vedi albetto allegato al n.19). |