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Nathan Never
n.69 | ||||
| "
Cacciatori di virus
" |
( 1 , 2 , 1 ) 3 + 1 | 17% | equiv. 2/7 | |
| vedere anche la Scheda della Storia nell'uBC Database. | ||||
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oltre la recensione... |
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Dietro una storia intervento di Bepi Vigna |
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con spazio uBC Forum per dire la vostra! |
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"Eravamo circondati da misteriose equazioni a forma di scaffale.
Un fremito freddo corse lungo la mia schiena. Si era rotta la bottiglia di Barbera
che avevo nella mia matrice? O forse era un ICE al metanolo? Uno strana luce
filtrava dalla piccola finestra digitale che si affacciava sul marciapiede
della strada informatica. Ma non avevo più energie: avevo bevuto troppo..."
Nella cantina del cyberspazio. . recensione di Giovanni Gentili |
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Soggetto | 1/7 |
| Bepi Vigna |
Scusatemi l'introduzione all'albo scherzosa, ma serve a spezzare
un po' l'atmosfera "cupa" di quanto andate a leggere.
Dopo la non lusinghiera recensione del numero scorso mi ero riproposto
di essere benevolo con questo numero: è stato veramente impossibile!
Anche tutti i commenti che ho sentito in giro (in rete e fuori) sono
-mai accaduto prima- unanimi: questa storia è brutta!
Non c'e' gran chè nel soggetto, a parte un "cow-boy" alcolizzato, "la madre di tutti i virus" e qualche viaggetto nel cyberspazio. Nelle scene cibernetiche Vigna fa uso di tutto il repertorio del genere: "questi effetti cromatici sono tipici delle fibre ottiche fabbricate a Taiwan", "hanno inserito nel programma delle maledette equazioni mimetizzanti", "è l'effetto del nuovo tipo di collegamento.. non ci sei abituato", "è una nostra proiezione mentale o un'anomalia ottica". Questo tipo di frasi hanno un difetto di fondo, comune a tutti i racconti del genere e non solo a questa storia: mi sembra che manchino di consistenza, dietro non c'e' mai un disegno chiaro su come funziona il sistema. Il cyberspazio è affrontato come una specie di "dimensione parallela" in cui non ci sono regole, e quindi tutto il fraseggio dei viaggiatori non ha un significato (se non realistico, almeno verosimile). Si tratta solo di frasi messe lì per "fare atmosfera" (come il brandy etichetta nera ;-). Nei libri dove tutto è descritto con le parole è più facile per lo scrittore far "entrare" il lettore nel cyberspazio guidando le sue sensazioni. Ma non ho ancora trovato una intepretazione evocativa del cyberspazio nei fumetti o al cinema. Inoltre sarebbe ora di chiarire come si accede al cyberspazio nel mondo di Nathan. Abbiamo visto utilizzare i più disparati macchinari: le vasche da bagno con coperchio di Sigmund, i caschi ovoidali, gli aggeggi rotanti alla "tagliaerbe", i deck con spinotti "da capoccia", immersioni in apnea in piscina, ecc. Mai una volta però ci è stato spiegato quali differenze questo comporta, se non una maggiore libertà grafica per i disegnatori. |
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Sceneggiatura | 2/7 |
| Bepi Vigna |
Su un soggetto con un peso adatto ad un albetto, la sceneggiatura
offre un intreccio debole e pieno di personaggi stereotipati.
Anche i dialoghi riprendono solo le banalità tipiche del genere (vedi sopra).
"Qualche" punto da criticare (solo qualcuno altrimenti devo zippare la recensione):
L'impaginazione delle tavole è quanto di più "sperimentale" si sia visto sulle pagine di Nathan: cambiare però non vuol dire automaticamente far meglio. La gran parte delle tavole è impostata su "sei vignette allungate" che non mi sembrano affatto favorire la rappresentazione grafica. Le scene cyberspaziali hanno invece una impaginazione libera, giusta scelta per delle scene fortemente dinamiche: purtroppo però, colpevoli anche i poco chiari disegni di Catacchio, anche queste scene non risultano gradevoli, e si risolvono in una serie di battaglie a colpi di raggi laser. Devo dire che mi è venuta voglia di saltarle. |
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Disegni | 1/7 |
| Onofrio Catacchio |
Alla sua prima prova completa e sulla serie regolare, Catacchio
purtroppo non dà una buona prova. Per colpa anche della
persistente impaginazione "a sei vignette allungate" lo sfondo
è quasi sempre nero e le scene sono striminzite. La maggior
parte delle vignette sono occupate da volti la cui fisionomia
cambia spesso e volentieri. L'interpretazione di Nathan e Sigmund
non è gradevole.
I mostri cibernetici di Catacchio non aiutano ad "entrare" nel cyberspazio. I mostri non hanno assolutamente niente di "elettronico", sono troppo "di carne". E in aggiunta sono disegnati in maniera poco chiara. In tutte le scene nel cyberspazio si fa fatica ad individuare i personaggi che si impastano nello sfondo confuso senza contrasto. Le scene di lotta non sono dinamiche e si fa fatica a seguire l'azione. |
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Copertina | 3/3 |
| Roberto de Angelis | Bellissima! In stridente contrasto con il contenuto. Fantastici i colori e l'impostazione. De Angelis è sempre più bravo, al punto che nessuno in giro rimpiange Castellini (un impresa su cui nessuno avrebbe scommesso). Bravo! |
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Overall | 1/3 |
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Il cyberspazio è molto difficile da trattare. Dopo Gibson
ci hanno provato in molti, ma, almeno a mio parere, senza successo.
Gibson aveva dalla sua l'originalità che rendeva "sopportabile" il resto.
Oggi ci vorrebbero idee nuove e un cyberspazio un po' più credibile.
Mi trovo a dare il totale percentuale più basso fra tutti quelli delle recensioni di uBC (ed è la copertina a tirare su il voto..). Quest'albo si trova ad avere una impostazione sperimentale unita ad un soggetto non riuscito: un vero knock-out per il lettore! Penso sia stato solo un incidente di percorso. Non è mai piacevole dare valutazioni così basse al lavoro di qualcuno, ma tengo a precisare che non è colpa mia! E' colpa della storia. ;-) | |
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Quella Ford Taurus. .
commento di Paolo Ottolina (28.02) Se c'è una cosa apprezzabile del cyberspazio di Gibson è la prosa dell'autore: ostica senza dubbio, oscura in certi punti, ma affascinante nella sua frammentarietà e nella volontà di scrivere in maniera "diversa" dalla massa dei narratori di genere. Molto più affascinante dell'universo gibsoniano, originale 10 anni fa, masticato e rimasticato oggidì. Nel febbraio '97 la summa dei clichè del cyberpunk sbarca al gran completo sul NN 69: c'è il cowboy bruciato che non vola più (questa me la sono pure vista recentemente al cinema...:-( , la puttana dal cuore d'oro, i militari cinici con le mani in pasta, l'eroe senza macchia e senza paura, etc, etc. Dialoghi raffinati ("Non mollare amico..." "Non pensare a me, bisogna distruggere quei virus" "No, ti salvero'..." "Non mollare - di nuovo-..., "Ormai è finita per me!"), il classico finale catartico e una bella storia d'amore alla "Carlito's Way", servire il tutto con l'immancabile pioggia megalopolitana e il piatto è in tavola. Forsi gli intenti di Vigna erano diversi e fondamentalmente onesti, ma se vi andate a leggere il suo interessante Progetto Rinascimento, non potrete fare a meno di concludere che tra il dire e il fare c'è sempre di mezzo "e il", come canta Elio :-). Purtroppo Catacchio non riscatta affatto l'albo, anzi. Non sono un sadico, non mi piace sparare a zero su qualcuno che comunque cerca di fare il suo lavoro al meglio delle sue possibilita' (almeno spero), pero', mammamia!!! Trovo Catacchio proprio SGRADEVOLE alla vista. Trovo le sue anatomie fuori fase, penoso il dettaglio degli ambienti, spesso quattro linee verticali-orizzantali e via cosi'. Le automobili sembrano la Ford Taurus (1977) del mio vicino di casa e soprattutto i visi sono osceni, bi-dimensionali con quelle espressioni prive di...espressione. Trovo che questi disegni mi hanno fatto passare la voglia di arrivare in fondo all'episodio (e io sono uno che non da' troppo peso alle matite di solito, figuratevi un po'). Senza dubbio l'albo è graficamente sperimentale, ma è tanto scadente quanto innovativo. Spero che sia Catacchio stesso a smentirmi con il suo prossimo lavoro, e provo a giustificarlo dicendo che il su "Stella Rossa" per la Granata Press non mi era affatto dispiaciuto. Forse è anche il b/n a limitarne le possibilità... |