|
|
||
| ||||||||
|
Una ricca famiglia viene sconvolta dal rapimento del piccolo figlio, ma ci pensa un agente Never simile ad Hunter a rimettere le cose a posto!
Improvvisamente negli anni '70
|
Stefano Piani inserisce in questa storia due elementi cui è molto legato, ma che qui non riesce a gestire al meglio: la trama da film "poliziottesco" e la spalla Andy Havilland. La storia sembra rifarsi al genere cinematografico di qualche decennio fa, e commette l'errore di trascinare anche Nathan in quell'epoca, non mettendo in risalto (o addirittura dimenticando completamente) il fatto che il nostro agente agisce nel futuro: improbabili informatori, rapitori dichiarati "professionisti" che sembrano ladri di polli (è più attrezzato il rapitore del film "La tela del ragno", ambientato ai giorni nostri), situazioni ed un finale banali condiscono una storia che oserei definire inutile. L'altro elemento usato male è il cinico Andy, che di cinico, qui, ha ben poco: si può dire che in questa storia non sia servito a nulla, se non a mostrare i suoi continui disturbi di stomaco, che forse preludono ad una sottotrama che si svilupperà in futuro.
Essendo, inoltre, il number after dopo l'importante 125, ci si aspettava qualche collegamento o qualche allusione agli sconvolgenti (?) fatti del numero scorso: ma l'autore pecca anche qui, perché mostra dei dialoghi tra Darver e Nathan che non danno alcun segno d'attrito o altro tra i due. Un numero, quindi, basato su una trama povera di azione, scontata, ma anche priva della marcatura dei personaggi: si salvano solo pochi frangenti, come il discorso tra due dei carcerieri a pag.22 o la trovata delle medicine per Peter.
Diciamo che in questo albo Bertolini non dà il massimo per quanto riguarda il disegno dei volti, che erano sembrati meglio modellati ne "Il territorio". In questo numero, a tratti, sembrano quasi senza espressione. Ma se le facce non sono un gran che, gli ambienti sono molto curati: in particolare, quelle poche scene con ambienti naturali (il giardino di villa King, la zona che circonda la chalet) ci mostrano ottimi esempi di flora, realistici e particolareggiati. Nel complesso, i disegni, considerati i vari aspetti e la storia non esaltante, raggiungono la sufficienza. Bella, come sempre, la copertina di De Angelis, anche se è il caso di fare un'annotazione: probabilmente Bertolini e De Angelis non si sono consultati, perché lo chalet in copertina non assomiglia per niente a quello della storia...
Nel complesso una storia superflua, che non dice niente e che di sicuro non spinge i lettori ad
andare a cercarsi i vecchi film "poliziotteschi" :-).
|
|||||||||||||||
|