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Visioni di morte recensione di Giorgio Loi Il Territorio: terra di frontiera dove l'unica legge in vigore è quella del più forte. Nathan e Hadija vorrebbero godersi una romantica vacanza in una località turistica, ma quando il prepotente signorotto di Mescal decide di rapire la bella mediorientale si scatena l'ira del nostro Agente Alfa (o era Tex?).
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Benché il richiamo più immediato sia al fenomeno dell'immigrazione clandestina fra Messico e Stati Uniti, che ha ispirato numerose trasposizioni cinematografiche, questo soggetto di Stefano Vietti sembra più adatto a una storia western che a una di fantascienza. D'altronde anche Michele Medda, autore della prima avventura di Nathan nel Territorio (14/15 "Terra bruciata"), attinse a piene mani dal repertorio della frontiera americana, quasi come se questa particolare locazione fosse stata pensata quale scenario per storie di stampo classico-avventuroso. Una storia leggera, di pura azione, che non si inquadra in alcuno dei grandi filoni presenti nell'universo di Nathan e può quindi essere definita a sé stante. L'unico elemento di continuità è rappresentato dalle tavole dedicate al rapporto fra Nathan e Hadija che, manco a dirlo, si sta rivelando difficile e tormentato al pari delle precedenti vicende sentimentali del nostro eroe. La caratterizzazione del personaggio di Hadija ci lascia, storia dopo storia, sempre più perplessi. Eravamo già rimasti delusi dalla metamorfosi di una ragazza dolce e psichicamente instabile in un'improbabile donna d'azione, gelosa e petulante; ma ora vederla -immobilizzata e prigioniera di una banda di gangster assassini- inveire in modo arrogante come se fosse consapevole di essere invulnerabile è, francamente, troppo. Salvo poi, nelle ultime vignette, recuperare un po' di umana fragilità che però, a fronte del comportamento mostrato nelle tavole precedenti, appare ancora più incomprensibile.
Per finire rileviamo alcune ingenuità, evidenziate nella scheda, che completano (in negativo) una storia che sarà facilmente dimenticata. A voler essere maliziosi sembrerebbe quasi che l'autore abbia puntato più sulle grazie di Hadija e Keyra, che ostentano i loro corpi seminudi per quasi tutto l'albo, che non sulla qualità della trama. A proposito di Keyra, neppure le sue visioni premonitrici riescono ad aggiungere un po' di sale alla vicenda. Nessuna metafora, nessun significato nascosto, niente. Per due volte si vede una donna sparare a Corben ed è esattamente ciò che accade (ma questo ce l'aveva annunciato ancor prima la copertina).
Bertolini è l'ultimo disegnatore dello staff di Nathan che ancora si richiama esplicitamente al tratto di Castellini: dita delle mani perennemente contratte, visi allungati e "mentuti", muscolatura ridondante, inquadrature audaci (tipicamente da sotto) Difficile valutare il lavoro di Bertolini. La prima parola che viene in mente è: discontinuo. Prese singolarmente troviamo alcune tavole notevoli, che si tratti di volti in primo piano o di macchinari futuribili, ma nell'insieme rileviamo spesso pose improbabili, espressioni facciali forzate e non aderenti al contesto, una certa legnosità delle scene d'azione, contrasti stridenti fra pesanti ombreggiature e linee chiare e sottili (in un tentativo, secondo noi non pienamente riuscito, di replicare lo stile castelliniano).
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La copertina di De Angelis è bella, pur non tra le sue migliori, ma ha il difetto di "raccontarci" la fine della storia prima ancora di iniziare a leggere l'albo. Notiamo un impiego non accurato della colorazione computerizzata che sa troppo di "finto", in particolare nell'elemento architettonico in alto a destra dove le sfumature di colore annullano l'effetto di tridimensionalità che sarebbe stato ottenuto facilmente a mano con un semplice tratteggio di ombreggiatura. In conclusione, una storia "ponte", una sorta di intermezzo leggero in attesa di ritornare ad ambientazioni più consone alle avventure dell'Agente Alfa.
Vedere anche la scheda della storia.
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