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Il valore di essere un Uomo

Analisi comparativa Nathan Never 212 & 224
Articolo di  |   | nathannever/


Il valore di essere un Uomo
 


Il valore di essere un Uomo


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Scheda IT-NN-212

Scheda IT-NN-224

Dal piccolo al grande

Ufficialmente Nathan non è più il "musone", l’agente speciale Alfa tutto d’un pezzo, con le basette a punta, vedovo e padre di una figlia autistica, che agisce nel futuro prossimo venturo con uno sguardo malinconico quasi da feuilleton ottocentesco; un Nathan che affidava i suoi pensieri alle didascalie, attraverso le quali faceva psicanalisi delle sue colpe e delle sue mancanze, figlie dei suoi errori giovanili, che pesavano come macigni su ogni sua singola azione, e che (nell’immenso filone narrativo di matrice serriana, narrato nei primi tre giganti) erano addirittura assurte a nodi cruciali dello spazio-tempo, entro i cui anelli sempre più richiusi in se stessi l’universo stesso stava giungendo ad un punto di collasso.

Quello fu probabilmente il primo (e certo più significativo) momento in cui le storie dell’agente Never travalicarono i confini di genere, ponendo il personaggio al centro di una crescita personale ed interiore di portata letteralmente "cosmica", elevando il personaggio a crocevia di eventi sempre più fumettisticamente suggestivi.
Nel corso degli anni, le saghe che si sono succedute intorno a Nathan, alla sua Agenzia Alfa, ai suoi comprimari e alla sua Città Est hanno spostato in maniera a volte molto posticcia il peso e gli intenti della testata dalla figura dell’uomo all’icona dell’eroe, mettendo in campo avversari sempre più potenti, al confronto dei quali lo stesso Aristotele Skotos (villain storico ed indimenticato) sembra perdere lustro; saghe ed eventi che hanno promosso la stessa Agenzia Alfa ad organo operativo del Consiglio di Sicurezza, all’interno di un affresco fantapolitico per il quale gli autori ancora adesso garantiscono che la parte migliore è ancora di là da venire, e cioè quando si accenderanno le luci della ribalta sulla (ennesima) Guerra Definitiva, stavolta tra la Terra e Marte.

Dal grande al piccolo

Ciononostante, da grandi eventi nascono a volte dei piccoli eventi, attraverso i quali il Nathan originale torna a fare la sua comparsa.
È da ammettere che, nel corso degli anni, il lavoro degli autori è stato più che apprezzabile, nel cercare di fare di Nathan una personalità complessa, apprendente, che pur crescendo tra problematiche di portata sempre più globale (ed oltre..), non ha assolutamente dimenticato i suoi inizi, ed i passi che l’hanno condotto fino a quel momento. Alle buone intenzioni purtroppo non sempre è corrisposta un’effettiva capacità di rendere questa dimensione tanto minimalista quanto di largo respiro ad un tempo, come solo la natura umana è in grado di compendiare: il risultato è un continuo alternarsi di tanti Nathan, che da un numero all’altro sono salvatori di universi e salvatori di gattini sugli alberi, ma quasi mai le due cose assieme.

...lo sforzo degli autori è stato quello di dare a Nathan una personalità complessa, apprendente...

Ecco perchè, complici anche e soprattutto i disegni di un Olivares sempre più cifra grafica rappresentativa del personaggio, due storie lontane nel tempo e negli autori ci rendono in realtà la stessa figura (a tale proposito, intavolare una questione sull’eventuale binomio personaggio/persona, così come più volte tentato per Dylan Dog, appare un po’ improprio per Nathan Never: a parere di chi scrive, il certosino lavoro di cesellatura fatto ai tempi dalla "banda dei sardi", prima dell’uscita in edicola della testata, ha consentito all’impianto narrativo di guadagnare un robusto grado di realismo - anche grazie ai disegni di Castellini - su cui tanto è stato possibile continuare a costruire anche nel corso degli anni: senza di quello, Nathan Never probabilmente sarebbe solo un "semplice" eroe del futuro).

212 & 224

Prima di tentare un percorso di comparazione tra i due numeri, è doveroso un breve riassunto.
In "Vittime e carnefici" (NN 212), Nathan si trova ad avere a che fare con un uomo, Marcus Blake, che denuncia all’Agenzia la scomparsa del figlio Alexander. L’indagine arriva velocemente a conclusione: Alexander viene trovato morto su un crepaccio subito fuori città, scagliato fuori strada dall’auto guidata da Jeffrey Schneider, classico rampollo di buona famiglia il quale, sotto l’effetto di stupefacenti, una volta resosi conto dell’accaduto, non ha avuto altro pensiero che scappare per evitare coinvolgimenti.
Marcus Blake riesce comunque a risalire all’identità di Schneider, e si vendica di lui facendolo a pezzi con un’ascia. Nathan si offre allora di scortare Blake dalla prigione in cui si trova, per essere sottoposto a processo, ma il flyer su cui i due viaggiano viene sorpreso da una tormenta, che li costringe ad un atterraggio di fortuna. Nella lunga attesa dei soccorsi, il confronto tra Blake e Nathan trascinerà quest’ultimo ad affrontare una volta di più il suo passato... ed il suo probabile futuro, in un viaggio interiore che lo porterà dalla voglia di ricominciare, fino ad un nuovo, amaro, scontro con la realtà.

Ad un anno di distanza abbiamo "Il segreto di Calvin White" (NN 224): il Calvin del titolo è un miliardario, nei cui ricordi è sepolto un segreto che lo angoscia, risalente alla sua infanzia vissuta nell’insediamento subacqueo Tiamat. Ed è proprio nelle profondità dell’oceano, in una zona vicina a ciò che rimane della base, che un gruppo di pirati tenta di abbordare un sottomarino, ma il loro assalto si conclude in tragedia per mano di un essere non meglio identificato, un essere senza nome metà umano e metà macchina, il cui unico scopo è quello di trovare Calvin White. L’Agenzia Alfa viene chiamata in causa per le indagini relative alla strage del sottomarino, e White rimane coinvolto perché la scena del delitto sembra piena delle sue impronte. Ulteriori indagini chiariscono però abbastanza presto la possibilità che l’assassino possa essere in realtà un fratello gemello siamese di White. L’atto finale dell’intricata vicenda si svolge tra le sale di un vecchio teatro nei bassifondi della città, dove White esce a ricongiungersi al fratello solo per un momento, prima di morire per salvargli la vita.

A questo punto, la domanda appare scontata: quali sono i punti in comune tra le due storie? Esiste tra di essi un filo conduttore (che esuli ovviamente dalla medesima firma ai disegni)?
Con un filo di ironia, si può concludere in poche battute che in entrambi i casi abbiamo un’indagine per omicidio, sulla quale gli agenti Alfa indagano, e dove l’identità dell’assassino viene individuata, il che, considerando tutti i nodi che stanno venendo al pettine nel più generale scenario attorno ai protagonisti della testata, potrebbe già essere un grosso risultato!

Un pelouche per Alice
NN 212

(c) Bonelli 2009

Un pelouche per Alice<br>NN 212 <br><i>(c) Bonelli 2009</i>
Per fortuna, però, in queste pagine un ponte viene gettato tra le due citate sponde: da una parte l’icona dell’eroe, dall’altra la figura dell’uomo... l’uomo che va a trovare la piccola Alice, come un tempo si recava al Sinclair Asylum ad affrontare il dramma della figlia Ann; l’uomo che assiste al terribile urlo silenzioso di Joanne (intrappolato in eterno entro una vignetta densa di pathos), al quale in un angolo della sua memoria si sovrappone come un disco rotto il proprio grido di disperazione di fronte al cadavere dilaniato della moglie Laura; l’uomo infine, anzi l’agente speciale Alfa, che si dimostra "freddo e sicuro di sé", nelle parole di Marcus Blake come in tanti altri prima di lui; ma quello che prima poteva e doveva essere un complimento alla capacità di primeggiare in un lavoro estremamente difficile, ora rappresenta solo l’involucro sterile di un’anima scarabocchiata.

"Freddo e sicuro di sè"...
NN 212

(c) Bonelli 2009

"Freddo e sicuro di sè"...<br>NN 212<br><i>(c) Bonelli 2009</i>

L’involucro sterile di un’anima scarabocchiata
NN 212

(c) Bonelli 2009

L’involucro sterile di un’anima scarabocchiata<br>NN 212<br><i>(c) Bonelli 2009</i>


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