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Quando non si ha voglia di fare, si vede

non è tanto cosa si scrive (e disegna), ma come lo si fa
Recensione di  |   | nathannever/


Quando non si ha voglia di fare, si vede
Nathan Never 220 - "Profondità dell'oceano, Nelle"


Scheda IT-NN-220

L'ultima recensione che uBC ha dedicato a Nathan Never terminava con questa frase:

Al solito, non è tanto cosa si scrive (e disegna), ma come lo si fa.

E non c'è modo migliore di iniziare anche questa recensione, dato che il nodo cruciale di quest'albo non è tanto cosa è stato scritto o cosa è stato disegnato, ma come lo si è fatto.

Perchè "Nelle profondità dell'oceano" è un albo che è stato scritto e disegnato male. E' una storia scritta da uno Stefano Vietti del tutto privo di idee e disegnata da un Giez del tutto disinteressato alla cosa. E quel che irrita maggiormente, terminato l'albo, è la consapevolezza di avere a che fare con due bravi professionisti che sanno scrivere e disegnare. Lo hanno già dimostrato più e più volte in passato. Ma stavolta è mancata totalmente l'anima, la passione.

Certo, forse non è corretto pretendere che ogni albo trasudi umanità, parli delle massime sfere, e lo faccia con energia, con vita. Perchè siamo tutti umani, anche chi scrive e disegna, e può capitare un passo falso. Può capitare l'albo brutto, l'albo che non piace, l'albo che non è perfetto in tutti i passaggi di sceneggiatura, o in tutte le tavole. Capita.

Però è sicuramente corretto pretendere che in edicola non ci siano albi fatti male. Che è ben diverso. Stefano Vietti sa scrivere e sa sceneggiare. Può non piacere la sua estenuante ricerca di un filo narrativo che si protrae per mesi, di albo in albo, dalla serie regolare agli speciali, di rimando in rimando. Ma lo sa fare bene, lo ha dimostrato, e i suoi lettori possono fidarsi di lui. E persino quelli che non amano i suoi labirinti di storie e personaggi possono aspettarsi una storia ben scritta.

Da un lato, quindi, una storia scritta male. Dall'altro, una storia disegnata peggio.

Invece stavolta Vietti inventa una storia zoppa e la sceneggia semplicemente male. Una storia zoppa perchè i presupposti sono ridicoli (in primis, la mancanza di qualsivoglia spiegazione della missione, ma poi anche rimandi pretestuosi ad episodi di decenni fa, come Hell's Island), in cui le varie scenette sono incollate l'una all'altra senza alcuna fluidità.

Il collegamento tra i due principali blocchi narrativi (Nathan su Atlantis e la mutata Ysha sulla terraferma) avviene alla fine, quando il lettore si era ormai scordato di qualsiasi dettaglio potesse collegare Ysha al resto della storia. Nel frattempo, rapidi sketch incoerenti che rendono la lettura estremamente difficoltosa: primi piani del villain alle prese con una specie di globo luminescente, Nathan che vaga per Atlantis, i tecnici che ridono, litigano, muoiono sempre con la stessa, bassissima, intensità emotiva.

Si sente persino la mancanza delle care, vecchie didascalie "Nel frattempo..." o "Poco dopo...", che sapranno forse di stantio ma almeno avrebbero permesso di seguire più agevolmente la storia.

Da un lato, quindi, una storia scritta male. Dall'altro, una storia disegnata peggio. Giez traccia tre o quattro linee e ne fa un primo piano inespressivo e spesso deforme. Su tutti, la mutata Ysha, i cui occhi sono semplicemente sbagliati: i mutati hanno l'intero occhio nero, a parte la pupilla bianca. Invece Giez disegna una sorta di tondo nero, e lo spaccia per l'occhio di una mutata. Qui non è scelta stilistica, o resa grafica: qui è un errore, significa aver affrontato un universo narrativo senza aver esplorato nulla dei suoi dettagli caratteristici. Significa aver disegnato (lavorato) male.

"Nelle profondità dell'oceano" non è quindi un albo che, soggettivamente, può piacere o non piacere. E' un albo che, oggettivamente, è stato fatto male.

Al solito, non è tanto cosa si scrive (e disegna), ma come lo si fa.

"Nelle profondità dell'Oceano" (Nathan Never 220), di Stefano Vietti (testi) e Giez (disegni), Sergio Bonelli Editore

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