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Vigna tra fanta-horror e romanzo

molta carne al fuoco nello spazio
Recensione di  |   | nathannever/


Vigna tra fanta-horror e romanzo
Maxi Nathan Never 5 "Prigionieri nello spazio"


Vigna tra fanta-horror e romanzo

"Prigionieri nello spazio", che, sulla scia della più recente moda di casa Bonelli, si presenta come "romanzo a fumetti", è un'opera corposa, che comprende molti dei temi cari a Vigna e li spalma in circa 300 pagine.
Il risultato è una lettura godibile, pur con alcuni difetti che sporcano il gusto della "sospensione dell'incredulità". Quel però che Vigna riesce abilmente a costruire e ad intrecciare sono i rapporti umani e le caratteristiche di tutti i personaggi, che sono innegalmente molto curati, appassionati e credibili.

Nathan e Darver

La prima coppia che Vigna tratteggia con particolare attenzione è quella composta dal primo agente alfa e il suo direttore. Al pari di quanto già accaduto nell'ultimo speciale "Affari sporchi", i rapporti tra i due sono particolarmente tesi, rigidi, spigolosi. Oggetto del contendere, l'etica assoluta di Nathan, in duro contrasto con l'opportunismo e l'avidita di Darver.
Nessuno dei due appare pienamente "nel giusto", Darver per la sua palese cecità, così accentuata da sfiorare l'ottusità, Nathan perchè ormai la sua morale è irremediabilmente macchiata dalla rabbia, che non gli permette più alcun dialogo, ma solo un arrogante giudizio assoluto su qualsiasi evento od opportunità.
Lo scontro attrae il lettore, che può apprezzare lo sforzo di Vigna di rendere vibranti e mai banali i dialoghi tra i due: buona parte dell'albo fa perno proprio su questa tensione, e il risultato è sicuramente valido.

Farmer

Brillante personaggio, un vero antagonista, ha innumerevoli pregi, il primo su tutti il suo essere completamente reale. Così reale ed attuale da suscitare un senso di fastidio. Manipolatore, furbo, preciso, calcolatore, Farmer è la vera anima di questo albo, capace di irretire il lettore esattamente come fa con Darver e con i suoi collaboratori.
La scelta di renderlo graficamente come un uomo qualunque, un po' banale, un po' manager di medio livello - ciuffo a posto, modi gentili, bella presenza - è in contrasto molto marcato con la sua abilità di raggirare e truffare, e fa sorgere il dubbio: è lui ad essere abilissimo, oppure sono le sue vittime ad essere veramente stupide? Purtroppo la seconda ipotesi, la più credibile, è anche la più amara, perchè anch'essa tragicamente attuale nella nostra Italia.

Il rientro di Legs

Vigna non ha mai trattato in maniera approfondita Legs: sicuramente la conosce, sicuramente può maneggiarla, ma non è sua, e si vede. La Legs di questo albo è stata presa di forza dal suo passato, e si percepisce un'iniziale rigidità del personaggio, un suo obbligo a rivestire il clichè legsiano: l'aggressività della scena in spiaggia e del pestaggio di Preston è fin troppo marcata ed esasperata.
Nel proseguimento dell'albo e soprattutto nel recupero del consolidato rapporto con Nathan, tuttavia, Vigna riequilibra i toni e da vita ad una Legs efficace, coerente con i molti aspetti del suo passato, e ben inserita nella storia. Corretto non darle troppo spazio (ad esempio, nel non approfondire i rapporti con la sua squadra), ma senza per questo perdere di vista la verve del personaggio.

Buona storia, ma i limiti?

Rubando un paragone col cinema, pur con un cast ottimo e ben diretto, la storia si dimostra a tratti banalotta: Vigna adora gli spazi angusti e claustrofobici, così come adora i mostri. La somma dei due temi crea una storia obbligata e infarcita dei classici standard del fanta-horror: innocenti uccisi nei corridoi, mostro nascosto nell'ombra, impossibilità di scappare essendo nello spazio, ... Due titoli di esempio su tutti: Venus Sky-Lab e Il mistero della terza luna.
Vigna riesce abilmente a costruire e ad intrecciare i rapporti umani e le caratteristiche di tutti i personaggi, che sono innegalmente molto curati, appassionati e credibili.
Vigna però è bravo ad evitare il tracollo nel banale, aggiungendo qualche elemento extra, come la presenza di un secondo luogo d'azione (la base lunare dov'è tenuto prigioniero Sigmund), e la sotto-trama legata ai progetti e alle truffe di Farmer.
Questa scelta di Vigna permette di creare un'albo arioso, che fa leva su diversi aspetti, più (i personaggi) o meno (il fanta-horror) meno efficaci, ma complessivamente capaci di strutturare una storia valida. Semmai, un appunto va fatto non a Vigna o a Gradin, bravo a seguire la storia in tutti i suoi punti, così diversi tra loro, bensì al lettering: non si capisce la scelta di marcare in maniera eccessiva i baloon, non solo quelli "canonici" di grida, ma anche altri dove il "tono di voce" dovrebbe essere più pacato (coerentemente con la scena).
Sicuramente una finezza, però capace di disturbare la lettura: immaginate di vedere un film dove gli attori ogni due per tre urlano ed esasperano i toni come neppure nella peggiore soap! :-)

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