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...e io vi mando come delfini tra i lupi

Asjia Heke. La maori. La guerriera. L'agente Alfa.
Recensione di  |   | nathannever/


...e io vi mando come delfini tra i lupi
 


...e io vi mando come delfini tra i lupi

Scheda IT-NN-ua1

Agente operativo di Classe A

" [...] Alla fine della storia [...] il lettore assiste allo sciogliersi di alcune trame e all’annodarsi di nuove: una per tutte, l’ingresso di Asjia nelle file dell’Agenzia Alfa in una nuova filiale eurasiatica. Le tre tavole interessate descrivono un secco incontro/scontro verbale tra lei e Darver, che pone basi ben più concrete di quelle che avevano accompagnato in passato le sporadiche apparizioni di Thorwald Hoeg, agente di una mai meglio definita sezione dell’Agenzia nei territori del Nord".

In questo modo si avviava alla conclusione il commento a quel "Cuore Nero" che aveva celebrato il definitivo cambiamento di Asjia, la quale, dal suo originale contesto maori sub-metropolitano, aveva saputo percorrere a testa alta le stazioni della sua personale "via della croce", in un’evoluzione emotiva perpetrata attraverso le parole, gli odori, i colori e gli sguardi della vendicatrice in cerca della sua identità, della madre privata per sempre del fiore reciso della maternità e infine della guerriera strappata al suo amato, fino all’alba del suo ingresso al fianco di Nathan e compagni, al soldo di Darver.

Era dunque abbastanza scontato che a guidare il lettore fossero ancora una volta Alberto Ostini (ai testi) e Antonella Platano (alle matite, ottimamente alternata con Silvia Corbetta e coadiuvata dalle chine di Davide Perconti).

Una storia del genere presentava di per sé ben più di un rischio. Prima fra tutti, dal punto di vista puramente editoriale, la responsabilità per la "Sezione Eurasia" di inaugurare una nuova generazione di spin-off della blasonata "avventura del futuro" targata Nathan Never. È infatti lo stesso editoriale ad introdurci nelle nuove direzioni in cui si articolerà "il futuro dell’avventura": direzioni volte a sviluppare in maniera autonoma, pur se sotto il comune logo "Universo Alfa", diversi filoni narrativi i cui semi sono stati comunque piantati nel corso del tempo all’interno della serie regolare e/o delle sue principali ramificazioni.

I titoli di lavorazione, così come i bozzetti delle varie copertine, pur lasciando ancora spazio alla fantasia permettono già da ora di avanzare ipotesi e congetture su ambientazioni e personaggi, mostrando infatti i noti volti di Legs Weaver, Nicole Bayeux e dei protagonisti di quella "Generazione futuro" che ha già fatto il suo ingresso nella testata "Agenzia Alfa".

Agente operativo di classe A

(c) 2007 SBE

Agente operativo di classe A<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Si parlava però di molteplici rischi. L’accennata esposizione mediatica è per certi versi solo la punta dell’iceberg. Ne "La terra dei lupi" l’incognita principale che si profilava era quella relativa alla possibilità di trovarci di fronte ad un clone di Legs Weaver. Esotico, d’accordo. Ben caratterizzato. Duro come il granito, e quant’altro ci venga in mente. Ma pur sempre un clone.

Come contro i mulini a vento

Il soggetto di una storia del genere era invero subordinato a vincoli abbastanza precisi: Darver assegna ad Asjia l’incarico di organizzare la nascente "costola" eurasiatica dell’Alfa, iniziando con il compito (e la conseguente responsabilità) di trovare e reclutare nuovi agenti, ciascuno con la propria storia da dipanare tra luci ed ombre.
Ovviamente vanno considerate le peculiarità del mercato locale, tra istituzioni (criminali e non), agenzie concorrenti (leali e non), clienti esterni (interessati o non), clienti interni (ovverosia gli stessi agenti, fedeli o non) e prospettive di espansione e miglioramento (in termini economici e non). Quelle descritte sono a grandi linee le cinque forze che agiscono in un qualsiasi mercato, e che vengono efficacemente descritte in ambito gestionale e organizzativo dall’affermato "modello di Porter": la loro puntale esposizione, anche in tale contesto, si dimostra pertanto appropriata.
Non ci è dato sapere della conoscenza di Porter da parte di Ostini, fatto sta che tutti gli elementi introdotti hanno una loro ragion d’essere, più o meno evidenziata, all’interno della struttura narrativa. Questo è un primo importante aspetto che rende la contestualizzazione di Asjia verosimile, prima ancora che "vera".

Una distinzione del genere si rende preziosa, soprattutto alla luce dello "spoiler", curato dallo stesso Ostini, che accoglie il lettore dopo l’ultima tavola e nel quale è lo stesso autore ad elargire con premura e dovizia di particolari una chiave di lettura attraverso i diversi livelli di cui è composto il racconto, partendo dall’esempio delle mele annurca per esprimere come "...nel futuro/presente della Sezione Eurasia la dicotomia tra apparire ed essere sembra ancor più radicalizzata".

Quanto vero!

Asjia "sembrerebbe" Legs, ma non lo è, così come Darver non è (?) Reiser, i nuovi agenti - pur rispondendo a predefinite caratterizzazioni - non sono Nathan & co., la presunta ufficialità della filiale non è il Callaghan Act della sede principale, ed infine i miasmi candidi della Città Bianca non sono quelli che esalano della carcassa della Città Est. I diversi livelli di lettura della storia hanno origine proprio da qui, dall’importanza, prima ancora che dalla semplice necessità, di costituire tra di essi un intreccio che sia nuovo in sé e non insegua il riflesso distorto di modelli precedenti.

Ascolta il vento, annusa la terra

È un intreccio che si dimostra capace di districarsi abilmente tra molteplici sottotrame, tutte ben integrate nel generale tessuto del racconto ed incastonate in modo che l’una scivoli con precisa logica nella successiva, ma allo stesso tempo mirate a gettare spunti per gli inevitabili sviluppi futuri; è il caso della sequenza dello sventato attentato al primo ministro Kodàli, che mantiene intatta una sua completezza pur vestendo nel contempo il ruolo di introduzione alla storia del dramma personale di Ròka Fischer.
Allo stesso modo, la "diabolika" truffa organizzata da Asjia e da Ròka per attirare nella rete Nicholas Sullivan chiama in scena personaggi come Mei Lin e Liu Yuanshen che, anche se nell’arco di poche inquadrature, lasciano trasparire una forte impronta in termini di spessore e personalità.
In ultimo Yuri Tikhonenko, il cui fare doppiogiochista (nonostante sia un classico tòpos narrativo) gli procura quasi paradossalmente una salvifica via d’uscita dallo stereotipo di esperto informatico e semplice alter-ego di Sigmund Baginov (per quanto anche quest’ultimo abbia mostrato di possedere non pochi scheletri nell’armadio).
Come contorno e cornice alle tre portate principali ci sono l’enigmatico Boris, "consulente" e patito della buona cucina al pari di Nero Wolfe; il custode Varley, che attraverso il linguaggio delle metafore del "Don Chisciotte" si rende a sua volta incarnazione, forse meglio di altri, della già citata teatralità dell’apparenza a protezione della reale essenza delle cose.

C’è però un’espressione, introdotta apparentemente a caso in prossimità dell’incipit, che chiarifica chi (pre)siede a questo desco così imbandito. Asjia è "al soldo" di Darver, non lo si dimentichi, e non sono pochi i momenti, nell’arco delle 176 pagine, in cui la sua longa manus viene chiamata in causa più o meno indirettamente. Sebbene più velato, più discreto, è questo un elemento fortemente distintivo della storia, l’ultimo livello di lettura che si insinua sornione nel lento procedere degli eventi che hanno in Asjia il loro fulcro. Il regolare incedere dello scambio di battute tra l’agente speciale ed il suo direttore svela mano a mano il reale peso di quest’ultimo, dapprima sotto il profilo puramente manageriale, poi come figura dalla forte influenza politica ed infine come atipico "buon padre di famiglia", che commissiona un imponente progetto per la creazione della nuova sede dell’agenzia (forse un po’ troppo a là base segreta di Mazinga :-)).

Un ultimo spunto di riflessione riguarda il rapporto tra Asjia e l’ecosistema neveriano più prossimo, quello che compare normalmente agli occhi del lettore, soprattutto alla luce dei nuovi sconvolgimenti occorsi. Un rapporto condensato fondamentalmente nelle sole pag. 12 e 13, in cui i pensieri di Asjia, resi mediante didascalie di pensiero peculiari tanto nella resa grafica quanto nei contenuti, mostrano una donna che si rapporta in maniera del tutto personale alla decadenza delle macerie della Città Est e del ciclopico cadavere di Urania adagiato su di essa in una posa orribilmente affascinante. Il pensiero di Asjia appare nella nudità di quello di un guerriero: semplice al limite della pietra grezza, manicheo ed efficace, diretto e disarmante nelle sue conclusioni. Ma quando Nathan la distoglie da quello spettacolo ci offre l’opportunità di carpire come sia lei veramente: una dolcezza che affiora impercettibile, appena sotto la superficie della fierezza del canto di guerra.

Asjia appare semplice, disarmante nelle sue conclusioni, ma nasconde una dolcezza che affiora impercettibile, appena sotto la superficie della fierezza del canto di guerra...

Il panorama di Nuova Budapest. Le luci di Nuova Shangai

Se la Platano aveva già raggiunto un climax in "Cuore nero", qui riesce addirittura a superarsi, portando a compimento un percorso di maturazione del personaggio anche sul piano più propriamente fisico, che in quella precedente storia era rimasto (forse volutamente) in uno stato di potenzialità.
Asjia ora possiede quel quid che prima innegabilmente le mancava, un po’ come un seme che giace sotto la sabbia del deserto e attende anche una minima goccia d’acqua per esporsi in superficie con la sua bellezza. E Asjia ora è veramente molto bella, di una bellezza evidente (come più volte nei testi viene rimarcato, e da più di un personaggio), ma soprattutto una bellezza ricca di sfaccettature, ottimamente riassunte nello "spoiler" di cui si è già detto.
L’apporto della Corbetta, nelle tavole a lei direttamente affidate, si attesta d’altra parte su livelli più che adeguati e funzionali alle esigenze della trama. Ovviamente alcune piccole differenze rispetto al tratto della Platano affiorano, in special modo nella caratterizzazione di alcuni volti, ma onestamente si tendono a notare molto più facilmente solo una volta che si sa quali siano le tavole in questione :-).
In generale, chiarezza del tratto e organizzazione della tavola non hanno nulla da invidiare alle prove precedenti dell’artista di Cuneo: solo, dopo aver avuto esperienza della loro resa su un formato "gigante", sembra ora che il classico formato bonelliano possa sminuirne la godibilità, ma questo può vedersi solo come ulteriore punto a suo favore. Sul versante chine, come già detto Perconti mostra di sapere il fatto suo, ben amalgamando il suo contributo a quello delle matite. Nonostante tutto, però, la resa finale di alcune tavole (indipendentemente quindi dall’apporto dei singoli autori) induce, ad una prima occhiata, una leggera fatica nella lettura; una specie di “ipertrofia grafica” che tuttavia non risulta mai eccessiva, permettendo un overall acting (o "recitazione complessiva", mutuando un gergo tipico del cinema) di sicura resa, anche agli occhi del lettore occasionale.

Nuovi scenari

(c) 2007 SBE

Nuovi scenari<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Una considerazione a parte merita la bella copertina a firma di Max Bertolini, che in questa veste dà ulteriore valida prova delle sue capacità come copertinista e ritrattista, che già molteplici e meritati onori gli hanno procurato in ambito soprattutto straniero.
La "sua" Asjia si staglia verso il lettore in una posa risoluta, molto "Tomb Raider", a partire dallo sfondo (in cui l’autore inserisce in maniera intonata il proprio monogramma) per finire sull’abbigliamento e sul fucile portato con noncuranza a tracolla. Ma ciò che più colpisce è quella "fierezza del canto di guerra" che emana, prima ancora che dall’atteggiamento, dallo sguardo dell’agente maori, placido e determinato ad un tempo.
Nulla da dire poi sull’uso dei colori, che esalta ancora una volta le qualità pittoriche di Bertolini e ne mostra il reale talento, in passato a volte troppo sacrificato da alcune insite limitazioni espressive imposte in maniera non scritta dalla tanto vituperata gabbia bonelliana.

Dulcis Antonovkis in fundo

Un nuovo "numero uno" nel calderone neveriano. Una storia fondamentalmente d’azione, ma capace comunque di raccogliere l’eredità così accuratamente preparata e disseminata nel tempo (il num. 153 della serie regolare, in cui Asjia compare per la prima volta, risale ormai a quattro anni fa, che in questi tempi di crescenti asperità per l’editoria a fumetti italiana cominciano ad essere non più così pochi). Quanti sono i comprimari che affiancano mensilmente l’eroe principale della testata, destinati a scomparire dopo la scritta "fine dell’episodio"? E quante volte, pur avendo di fronte un personaggio dalle evidenti potenzialità, è lo stesso autore a rendersi conto che difficilmente potrà riesumarlo per dargli un’identità completa che non si esaurisca in una piccola sarabanda di sequel e/o prequel?
Noi siamo qui oggi a parlare di uno di quelli che "ce l’ha fatta", quasi che la volontà di un universo di carta di manifestarsi ad immagine e somiglianza di quello vero, sia stata costretta ad impersonarne (e subirne) anche gli aspetti meno degni di nota.
Asjia aveva, come ha, dalla sua, un’inquietudine che non poteva lasciarla troppo a lungo con le spalle al muro, come lo stesso Rawiri le rammenta invitandola a guardare gli eventi da un altro punto di vista.

Un altro punto di vista

(c) 2007 SBE

Un altro punto di vista<br><i>(c) 2007 SBE</i>

Ed è così che il pozzo sulle cui pareti lei batte i pugni riceve l’abbraccio dello sguardo del delfino che nuota sinuosamente nel limbo in cui lei approda nei suoi sogni e nelle sue visioni, regalandole le domande attraverso cui trovare la forza di non cedere. Le risposte compongono adesso l’albo che stiamo con cura sfogliando. Sezione Eurasia - Universo Alfa n.1, di Alberto Ostini (testi), Antonella Platano e Silvia Corbetta (disegni), Davide Perconti (chine)
Novembre 2007, semestrale - Sergio Bonelli editore


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