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N3, ovvero: quando Nathan Never s'ammantò di Matrix...

...ma senza gli occhialini neri "very cool" in dotazione a Neo e compari
Recensione di  |   | nathannever/


N3, ovvero: quando Nathan Never s'ammantò di Matrix...
Nathan Never 178-179 "signore dei cloni, Il"


N3, ovvero: quando Nathan Never s'ammantò di Matrix...

Scheda IT-NN-178-179

Un pede leva e l'altro metti (A. Camilleri)

Quanti sono i modi con cui si può iniziare a parlare bene di una storia? E se invece la si volesse stroncare? Nondimeno, è importante offrire al lettore un giudizio esaustivo ed argomentato, pur nell'irrinunciabile diritto/dovere morale di non snaturare le proprie idee.
Ecco un incipit sulla difficoltà (o l'imbarazzo) di trovarne di adeguati.
Ecco una storia che, pur dandoci l'illusione di sforzarci di progredire, in vista di un approdo sicuro dove gettare fiduciosi le reti (certi che le risposte vaghino appena sotto il pelo dell'acqua), alla fine dell'ultima tavola si "pregia" di lasciarci ancora una volta con le suddette reti mezze languenti sulla barca.
Si procede a larghi giri concentrici leggermente centripeti...

Velocità di deriva, la chiamano.

Cap.1: Nathan Ne(m)o

Molti forse ricorderanno come "Nathan Nemo" fosse uno dei primi nomi ipotizzati per l'agente Alfa, quando la serie e lo stesso aspetto fisico del protagonista erano ancora in fase progettuale. Poi l'amore per Blade Runner da parte degli autori ci regalò il primo vero "futuro" targato Bonelli.

Poi arrivò Matrix, e con esso Neo, i combattimenti dalle dinamiche impossibili, i proiettili che fendono l'aria liquida e la capacità di rallentare il tempo (o, di converso, di muoversi a velocità sovraumana) da parte di chi è in grado di percepire (ed interagire con) il codice pulsante della Matrice.
E il futuro si adeguò.

Sfida... alla Matrix
disegni di G.Olivares

(c) SBE

Sfida... alla Matrix<br>disegni di G.Olivares<br><i>(c) SBE</i>

Cap.2: Homo Sapiens - Homo Clonis

Cloni a non finire!
A pag.94 del num.178 Darver fa un breve, ma puntuale ed efficace, riassunto del fenomeno, dalla creazione dei mutati in poi.
Bei tempi quelli in cui c'erano solo i mutati "grigi e cattivi", relegati nelle viscere della Città a sperare in un futuro di parità dei diritti riflesso nella luce dei lampioni, ma costretti a vivere un presente di impotente ribellione. E il Nathan "dei primordi" più volte si è calato in quell'inferno, verso uno dei più grandi paradossi di una Babele ai tempi ancora (e inconsciamente) in piedi.
Poi è venuto Branko, e si è scoperto che i mutati possono essere buoni, e allora via libera a quell'arte di "imbrogliare le carte" di cui si è detto in un'altra sede.

I cloni degli agenti Alfa creati da Mr. Alfa sono ormai storia antica, ci si è messa di mezzo una guerra per eliminarne del tutto il ricordo. Ma di clonazioni si continua a ferire (e a perire), con personaggi come Neil Bates della B. Yonder, o l'Alan Darko della storia in questione, per il quale Vietti ha pensato ad un èntourage "Wachowski-style".

Le guardie del corpo simili agli agenti della Matrice
disegni di Giancarlo Olivares

(c) SBE

Le guardie del corpo simili agli agenti della Matrice<br>disegni di Giancarlo Olivares<br><i>(c) SBE</i>

Cap.3: Who watches the Watchmen?

Nel nostro caso: "chi clona i cloni"? E più precisamente: quanti progetti di clonazione procedono contemporaneamente tra le macerie di una Babele che mostra ormai le sue viscere urlanti al cielo? Possibile che non interferiscano tra loro? O sono derivazioni (per non ripetere il termine cloni :-)) l'uno dell'altro?
Esiste un'ipotetica scala evolutiva che ci porta dagli androidi dickiani a questi attuali miracoli della genetica? Forse l'unico elemento in comune è che nè gli uni nè gli altri potranno mai assurgere ad una reale coscienza di sè. E il libero arbitrio appare divenire un trastullo sempre più raffinato e potente, nelle mani di un sempre più sparuto grappolo di persone.

...in un'ipotetica scala evolutiva che ci porta dagli androidi dickiani agli attuali miracoli della genetica, forse l'unico elemento in comune è che nè gli uni nè gli altri potranno mai assurgere ad una reale coscienza di sè...
Link non appartiene (non può appartenere) a questa cerchia. Link, il modello C-012 potenziato fino all'inverosimile, che qui sembra aver perso del tutto quel minimo di "umanità" acquisito con fatica nel tempo grazie all'eradicazione delle tre leggi della robotica (num.37), al chip Neurovega (AA7), ma soprattutto grazie all'amicizia di Nathan.
Ironia della sorte, di Link sembrano essercene tanti, ma forse vagano come cloni solo tra le idee degli sceneggiatori. :-)

Ovviamente anche Nathan e company appaiono una volta di più equipaggiati con una "semplice" licenza di uccidere, piuttosto che di decidere, o tutt'al più di vivere.
Certo, i demoni personali. Certo, il rimpianto per gli amici persi. Ma il gioco continua, mobilis in mobile, e il peso di quelle esperienze ci restituisce quelle didascalie di pensiero (n.178, pag.11-12) che fanno capire come, pur tra scenari in perenne rivoluzione e minacce quantomai angoscianti, al centro di ogni cosa vi siano sempre degli uomini, futuribili quanto si vuole, che indossano esoscheletri e solcano i cieli a bordo di flyer, all'assalto di gigantesche cittadelle volanti, ma intrappolati nella stessa irripetibile combinazione in equilibrio tra adrenalina e timore di un ranger e dei suoi pards che, tanti secoli prima, battevano sentieri polverosi all'inseguimento di una banda di ladri di bestiame.

Un glaciale Link
disegni di Giancarlo Olivares

(c) SBE

Un glaciale Link<br>disegni di Giancarlo Olivares<br><i>(c) SBE</i>

Cap.4: Concludendo...

IN tutto questo, la storia vera e propria scorre lungo binari collaudati, che dal num.20 in poi vengono periodicamente ripercorsi per ricordarci quel mobilis in mobile di cui prima, o forse che "omnia mutantur, nos et mutamur in illis" di gaimaniana memoria.

E' la storia che non potrà mai finire, che mantiene aperto il solito spiraglio per una delle miriadi realtà future di Nathan (alle quali si è voluta dare una parvenza di ordine nell'articolo sulla cronologia), per cui alla fine non vale tanto la pena di parlarne (in termini tecnici), nella sempiterna speranza di poter un giorno affrontare la lettura della "storia definitiva". E quel giorno chi scrive avrà virtualmente concluso il suo lavoro...:-)

E' la storia che non potrà mai finire, che mantiene aperto il solito spiraglio per una delle miriadi realtà future di Nathan...

Cap.5: Concludendo.../ 2

Come si diceva, di questa storia rimarrà fondamentalmente la percezione dell'ingresso di nuovi stilemi nell'impianto strutturale della serie, a riprova dell'enorme impatto esercitato sull'immaginario di autori e lettori da parte di quella nuova diramazione del cyberpunk che origina, soprattutto in termini di carisma, tra i riflessi dei suddetti occhiali scuri in dotazione al Prescelto tra le pieghe ottiche della Matrice.

Avendo anticipato i commenti finali, resta da dire (e non è poco!) come queste atmosfere portino la firma di quell' Olivares che, alla pari di Castellini e De Angelis, ha contribuito a delineare l'attuale Never style nelle sue linee più importanti. Forse in questa storia si pone un gradino leggermente al di sotto della sua precedente prova (sebbene alcuni primi piani di Vania Oliphant siano da incorniciare: si vedano ad es., nel num.179: pag.64, ultima vignetta; pag.72, terza vignetta; pag.91, quarta vignetta).

Due intensi primi piani
disegni di Giancarlo Olivares

(c) SBE

Due intensi primi piani<br>disegni di Giancarlo Olivares<br><i>(c) SBE</i>

Un tratto più essenziale, più duro, per certi versi congeniale al generale clima di tensione che si respira nell'arco delle 188 tavole, sintetizzato principalmente nella vacuità dello sguardo e dell'espressione di Link (su cui si è già detto in precedenza), nel cupo abisso delle memorie che risale negli occhi di Nathan (al quale solo l'abbraccio finale con Nicole sembra dare un momento di requie), di Elania Elmore, Solomon Darver e del presidente Abraham (sui quali grava la maledizione di vedere lontano verso un minaccioso orizzonte degli eventi), ma soprattutto di Vania, che dalle macerie di Firenze all'abbandono di Heliopolis porta sulle spalle un carico che purtroppo ancora non ci è dato comprendere, se non in una latente empatia che si confonde, anch'essa, in quel lento incedere degli eventi ad una velocità puramente di deriva.

Il signore dei cloni / Heliopolis, Nathan Never n.178/179 - Sergio Bonelli Editore, brossurato, marzo/aprile 2006 in edicola, 100 pagg. b/n, € 2,50

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