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L'Avventura del Futuro. Il Futuro dell'Avventura?

i pronipoti Alfa
Recensione di , M.Galea |   | nathannever/


L'Avventura del Futuro. Il Futuro dell'Avventura?
Agenzia Alfa 14 "I nuovi eroi"


L'Avventura del Futuro. Il Futuro dell'Avventura?

Scheda IT-NN-aa14

Recensione

Dialogo sui massimi sistemi

Martina Sarò sincera, Oscar, ho preso questo maxi per affetto verso la testata ma ero in parte scettica, avevo timore di quanto Vietti avrebbe potuto inventare, che limiti avrebbe potuto superare... e sai cosa ti dico? Ottima lettura! Fluida, con delle idee brillanti e una fantascienza pura, alla Asimov, che stacca vistosamente con la testata regolare. Una fantascienza luminosa, se mi passi l'idea... E soprattutto, un nuovo punto di vista nella narrazione dell'universo di Nathan Never, con la stessa ambientazione sfruttata con energia nuova.

Oscar Diciamo che Vietti ha dato ancora una volta origine ad una "nuova cosmologia neveriana", dando una lettura trasversale di un buon numero di spunti e suggestioni derivanti da storie e cicli passati. Parafrasando, viene così ad essere rispettato quel "principio di conservazione" (in questo caso delle idee) che trova fondamento in un atto di "trasformazione".

Martina Hai ragione: Vietti è abilissimo nel riprendere filoni abbandonati e personaggi secondari e riportarli in vita, conservandoli ma nel contempo trasformandoli, e in genere cambiando le carte in tavola senza forzare troppo la mano nella

Liam e Joanna sono i characters di gran lunga meglio delineati... Kay appare troppo facilmente come la stessa mutata telepate adottata da Branko e May Frayn. Scout rimane invece del gruppo principale il personaggio più "monolitico"...
consueta ambientazione. Non è detto che questo gli riesca sempre, anzi a volte la sensazione che è si ha è quella che stia "barando", però con questo Agenzia Alfa il gioco di prestigio gli riesce decisamente bene.

Oscar In proposito, penso vada ricordato come, in passato, Vietti abbia dato un’importante spinta al versante "fantapolitico" dell’universo neveriano, imbastendo nei n.132/133 una storia quasi di rottura con il passato e fornendo così delle premesse credibili alla futura saga della Guerra tra la Terra e le Stazioni orbitanti.
Non a caso, uno dei tratti più evidenti di questo "balenottero" è quello di costituire (necessariamente, nelle intenzioni dell’autore) un sostanziale prologo di una storyline all’interno di un nuovo microverso che va ad aggiungersi a quelli già strutturati nel corso degli anni da Serra prima e dallo stesso Vietti poi (per tacere degli scenari delineati da Vigna negli Almanacchi della Fantascienza dal 1994 al 1998, e ripresi "a latere" nell’ultimo gigante, che porta anch’esso la sua firma).

Kay e Twister in azione
pag.72 dell'albo - disegni di Fabio Jacomelli

(c) 2006 SBE

Kay e Twister in azione<br>pag.72 dell'albo - disegni di Fabio Jacomelli<br><i>(c) 2006 SBE </i>

Limiti e giochi di carte

Martina Tu la spieghi in maniera forse troppo affabile... diciamo che Vietti ha spesso messo in luce il suo limite (e contemporaneamente il suo pregio) più grande, ovvero quello di cercare di arricchire le storie con quante più sottotrame possibili, lasciandole però quasi sempre aperte e incompiute. Non a caso, gli eventi passati raccontati nell'albo presentano lacune sconcertanti rispetto alla serie regolare, una confusione di fondo che è difficile da gestire. Ho la sensazione che anche questo albo sia solo l'antipasto, ottimo senza dubbio, ma temo che non riusciremo mai a vedere la fine...

Oscar Sì, il limite diviene in qualche modo necessario per far fronte all’esigenza di trovare sempre nuovi spunti, ed in questo senso sembra proprio che un intero universo non sia grande abbastanza per tutti i Nathan Never immaginati fino ad ora! :-)
Purtroppo l’arte dell’ "imbrogliare le carte", del porre domande, è relativamente sempre più semplice di quella di fornire risposte che risultino (alla lunga, soprattutto) coerenti e non (troppo) artificiose; è anche difficile riuscire a sfuggire alla tentazione di indurre delle risposte alterando a posteriori il medesimo scenario che le ha create, finendo però anche in questo caso col creare ancora nuove domande. È un rischioso gioco di rimandi che può divenire ingestibile.

Martina ...vedi che quindi la pensi come me? Questo Agenzia Alfa non è da meno nella gestione troppo centellinata dei personaggi e delle informazioni, in un costante "ve lo dirò prima o poi..."!! Il rapporto che lega i personaggi "nuovi" ai personaggi "vecchi" è tutt'altro che chiaro: sono cloni? Sono eredi? Sono robot con i ricordi di Nathan, May e Branko? E Kay? E' stata clonata oppure ibernata e risvegliata? Non si sa, il lettore non viene informato... e non credo che accadrà tanto presto! In pratica, anche in questo albo la questa mancanza di spiegazioni e della condivisione del proprio progetto coi lettori conferma il limite della scrittura di Vietti per quanto riguarda i personaggi e le sottotrame.

Personaggi in cerca d'autore

Oscar Chiamiamoli personaggi in cerca d’autore: Liam e Joanna sono i characters di gran lunga meglio delineati, sui quali l’autore si è più a lungo soffermato nell’identificare e descrivere visioni, tormenti interiori e precise connotazioni caratteriali. Kay appare troppo facilmente (almeno per gli standard viettiani :-)) come la stessa mutata telepate adottata da Branko e May Frayn. Scout rimane invece del gruppo principale il personaggio più "monolitico", nel senso di privo di una psicologia puntualmente analizzabile. È da notare quindi come la copertina di De Angelis suggerisca un’idea opposta, in termini di importanza, rispetto alle reali dinamiche della storia.

Scout e Liam
due primi piani dei personaggi - disegni di Fabio Jacomelli

(c) 2006 SBE

Scout e Liam<br>due primi piani dei personaggi - disegni di Fabio Jacomelli<br><i>(c) 2006 SBE </i>

Martina ...Scout è monolitico proprio come il suo modello nella serie regolare! :-) Scherzi a parte, preferisco accettare questi personaggi come tali, ovvero come figure estemporanee protagoniste di un buon albo, piuttosto che volerle inserire in un macro-cosmo di difficile gestione. Probabilmente in un qualche albo futuro della serie regolare questo poker di personaggi tornerà in scena in maniera sottile e discreta, permettendo a Vietti di aggiungere un'altra tacca al suo esteso universo. Tuttavia, affrontare la lettura con la consapevolezza dell'assenza di nozioni impedirebbe di godere in pieno della storia, quindi forse è meglio soprassedere... e lasciar divertire Vietti da solo con le sue sottotrame! Anche perchè il disordine temporale che regna sovrano nella datazione degli eventi rende il tutto ancora più confuso, e approfondire troppo la storia antica potrebbe disturbare la lettura...

Oscar Interessante come ragionamento... in effetti, nel corso degli anni abbiamo avuto ben più di un esempio dell’enorme passione di Vietti per le storie lunghe ed infarcite di personaggi. Fino ad ora questi due elementi avevano costituito i membri principali della sua equazione narrativa, ma non è detto che l’uguaglianza tra essi sia l’unica modalità di risoluzione di un intreccio. Per fortuna in questo caso l’attenzione riesce a concentrarsi su un numero relativamente inferiore di figure, sebbene la rete di rapporti che le avvolge appaia fin da subito non priva di punti oscuri.

...un nuovo punto di vista nella narrazione dell'universo neveriano, con la stessa ambientazione sfruttata con energia nuova.
È questa una scelta che da un lato introduce il lettore in medias res, evitando così cadute di ritmo, specialmente nella prima parte della storia. Dall’altro lato, però, le 300 e passa pagine disegnate con maestria da Jacomelli si riducono ad un’enorme quanto elaborata (questo è innegabile!) cornice per un dipinto cui si inizia a dare un qualche risalto solo in una fase troppo avanzata, col risultato (o quello che è) di comprimere il tutto tra le due spinte contrapposte, lasciando così nel lettore anche una latente sensazione di "fastidio", dovuta al peculiare bilanciamento delle varie parti del racconto.

Martina Troppa carne al fuoco, quindi? Forse si, perchè Vietti pretende troppo dalla sua scrittura e dalla sua capacità di organizzare ogni tavola all'interno di uno schema noto solo a lui. Però (restando nella metafora culinaria) il tutto ha un ottimo profumo e senza dubbio è un antipasto-primo più che godibile, anche se per il secondo bisognerà aspettare parecchio. E a far la differenza con altri albi di Vietti di pari impegno (leggasi: intrecci sfibranti) molto probabilmente sono i disegni di un eccellente Jacomelli, capace di disegnare con cura, luminosità e precisione un mondo nuovo, senza gli strascichi bladerunniani che forse iniziano a stancare, specie se troppo abusati e stereotipati.

Joanna e Ysa
un'intensa vignetta (pag.187) disegni di Fabio Jacomelli

(c) 2006 SBE

Joanna e Ysa<br>un'intensa vignetta (pag.187) disegni di Fabio Jacomelli<br><i>(c) 2006 SBE </i>

Martina e Oscar
Vuolsi così colà...
l'innegabile capacità di imbastire che Vietti ha...
ma solo di imbastire e lasciar là!
:-)

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Scheda IT-NN-aa14

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