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"Agorafobia"


Pagine correlate:

"La costa è più sicura, Abiah, ma io amo lottare col mare - posso contare i tristi naufragi che sono avvenuti in queste belle acque e posso udire il mormorio del vento, ma amo il pericolo" .
Lettere, Emily Dickinson

Ritratto di una poetessa
recensione di Sabrina Mancosu



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi
   

Un incontro quantomeno curioso quello proposto da Manfredi ai lettori di Magico Vento nell'ultimo albo in edicola, "Agorafobia". Non di certo in virtù della fama e del prestigio dell'ospite, ché le arrisero solo dopo la morte. Piuttosto per la… singolarità del personaggio. Una poetessa dalla sensibilità forse eccessiva, dolorosa, che la portò in vita a chiudersi sempre più al mondo esterno, non di rado rifiutando il contatto anche con gli amici più cari. Non di rado ma non sempre. Uno spiraglio, una filatura lungo il bordo del cerchio. Tanto basta a Manfredi per penetrare l'isolamento di Emily Dickinson e strapparla ad esso per lo spazio di un racconto.

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Ritratto di signora
disegni di Barbati e Di Vincenzo
(c) 2005 SBE Mondadori
   
 

E il salotto di casa Dickinson può così diventare una sorta di zona franca dove si consuma un incontro d'eccezione e ricco di fascino, e dove ognuna delle parti offre e riceve qualcosa. Emily offre a Poe (Manfredi) un pretesto per raccontare una storia che ci riporta con immediatezza dentro le atmosfere di "Magico Vento". Storia di uomini e donne che, carichi di paure non meno che di speranze, si sono inoltrati lungo territori quando non inesplorati di certo ostili, fosse solo perché immensamente… aperti, liberi. Uomini e donne in fuga. "Se avessimo ali per sfuggire ai ricordi…" recita la Dickinson suggerendo con delicatezza, dando profondità, restituendo un'anima ai "fatti nudi e crudi", lei che ben altri confini ha varcato spostandosi sempre un poco più lontano lungo la linea di un orizzonte tutto interiore. E ascolta Emily, con divertito e composto scetticismo, perché la verità non è mai una sola, più che mai quando si parla di culture e modi d'essere e sentire differenti. "Ma tu non mi credi, eh?". Arranca Poe dietro a questa donna dai modi misurati e garbati, e dal volto maturo, severo, segnato dalla sofferenza, incredibilmente dolce quando si apre, inaspettatamente, al sorriso.

"Mi auguro che questa storia non ti sia sembrata troppo cruda, Emily…"
"Quando si racconta una vicenda fantastica, tutto è permesso, Poe...."
E cos'altro se non una vicenda fantastica avrebbe potuto raccontare Edgar Allan Poe a Emily Dickinson? ;-) E cos'altro se non il frutto della sua esplorazione avrebbe potuto restituire cortesemente la poetessa? "E' assai più sicuro galoppare/tra le minacciose pietre tombali di un'abbazia piuttosto che incontrare, inermi/ in solitudine, il proprio io". Non si spinge mai troppo oltre il buon Manfredi. Crea suggestioni e lascia il lettore libero di coglierle, ma rispetta i confini che si è dato. Ed è così Willy Richards detto Poe, e non il suo omonimo cui lo accomuna una vaga somiglianza, a fronteggiare se stesso davanti a uno specchio con una bottiglia in mano, eco di un passato oramai lontano. Ed è sempre Willy Richards detto Poe (Manfredi? ;-) )che, riconoscente, omaggia la Dickinson offrendole una sorta di chimera. Una speranza che in vita la poetessa non poté o non volle cogliere.

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Tra le maglie dell'incubo di Rhonda
(disegni di Barbati e Di Vincenzo
(c) 2005 SBE Mondadori
E graziosamente Emily accetta di farsi idealmente prendere per mano da un impacciato ma sincero Poe per seguirlo affiancando il cammino di Magico Vento e di Rhonda, dentro i sogni e le paure della ragazza, in quel percorso di crescita che, bruscamente, farà scoprire alla giovane che non necessariamente quattro mura sono sinonimo di sicurezza e che se difficilmente si può sfuggire ai "mostri cresciuti nel nostro animo", questi, quando indagati e affrontati, possono comunque essere vinti. E il cerchio si chiude sulla ritrovata serenità di Rhonda. Ma il cerchio si salda anche lungo quella filatura che aveva sottratto alla sua reclusione la poetessa americana per lo spazio, come si diceva, di un racconto. Ed è tempo di sciogliere le mani da quelle di Poe (Manfredi?) e di Magico Vento per tornare a quella solitudine che in chiusura la Dickinson rivendica come scelta volontaria, recuperando in toto, com'è giusto che sia, il mistero che avvolge la sua figura.

Rimane, a noi lettori, il bellissimo portrait di questa poetessa dall'animo coraggioso e fragile insieme, presenza discreta all'interno dell'albo che comunque impregna con la sua dolorosa, e nondimeno serena, umanità. Rimane l'apprezzamento per l'abilità nel fare di uno spunto insolito un valore aggiunto in una storia che in nulla deroga agli stilemi della testata. Rimane il piacere per una vicenda che narra con semplicità - e ancora una volta - di quei piccoli uomini e donne che inconsapevolmente contribuirono a creare l'epopea del West, recuperandone tutta la meravigliosa e contraddittoria complessità.

E non è poco, ci pare.



DISEGNI
Giuseppe Barbati e Maurizio Di Vincenzo    

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Trickster: dall'acqua, dall'aria,
dal fuoco....

disegni di Barbati e Di Vincenzo
(c) 2005 SBE Mondadori
   
 

Un lavoro che pare concentrato prevalentemente sulla resa psicologica dei personaggi. E in questo gli autori sicuramente danno il meglio. La serena compostezza della Dickinson, ad es., non impedisce di intuire - anzi in qualche modo esalta - un'interiorità sofferta. Così come appare palese il panico e la confusione di Rhonda, stretta tra un difensivo ritrarsi da un lato e l'inconscio desiderio di far fronte a se stessa e alle sue paure dall'altro. E non meno interessante è la caratterizzazione del giovane Paul, a sua volta disorientato da avvenimenti incomprensibili e oppresso dal peso dei suoi timori non meno che dalle nuove responsabilità. Dispiace però un'uniformità di stile che non distingue nel passaggio dal salotto dei Dickinson, alla prateria, ai ricordi e sogni di Rhonda, appiattendo la narrazione su un'unica dimensione e non cogliendo la diversità di toni che caratterizza i vari spazi. E dispiace altresì che si sia scelto di affidarsi semplicemente a un uso pesante e un po' sporco del nero per accompagnare le varie comparse del trickster, legate agli elementi naturali. Legame che non si coglie con immediatezza, sminuendo l'evoluzione di un personaggio, lo spirito malvagio, che ben altra enfasi avrebbe meritato.

GLOBALE
 

Una cover dal forte impatto quella proposta da Mastantuono, che restituisce tutta la forza di uno scontro, tra lo sciamano e lo spirito malvagio, epico. A lettura ultimata è facile farsi guidare dalle suggestioni appena colte e appare in tal modo del tutto indicata l'esaltazione della morfologia umana del trickster. Che ne mette in luce il suo essere proiezione delle paure dell'uomo ma anche il suo essere, al pari del suo creatore, del tutto vulnerabile e quindi annientabile. Confidiamo così che chi sta meditando di avvicinarsi alla testata "Magico Vento" colga l'implicito invito ad affrontare piuttosto che fuggire i mostri, umani e no. ;-) E che quindi non disdegni di confrontarsi con questo albo che, al di là dei tanti pregi che abbiamo cercato di mettere in luce, offre l'importante vantaggio di poter essere pienamente apprezzato, e goduto, anche da chi poco o nulla conosce della testata. E' l'invito entusiasta di una quasi, e conquistata, neofita! ;-)
 

 


 
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