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"Il lago del terrore"


Pagine correlate:

“In quel giorno con la sua dura, grande e forte spada, il Signore farà punizione di Leviatan, serpente guizzante, anche di Leviatan, serpente ritorto; e ucciderà il dragone che è nel mare”.
(Isaia, 27, 1)

Chiamatemi Magico Vento
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi
   

Novello Ismaele, Magico Vento ci racconta questa volta l’epico scontro con un mostro acquatico. Tra tutti i mostri “possibili” sull’orbe terraqueo, proprio quelli marini sono forse i più affascinanti e inquietanti. Intanto hanno la caratteristica fondamentale dei mostri: si vedono e non si vedono, stando sott’acqua. E questo incute molto più timore rispetto a quando appaiono veramente e si mostrano magari per meno di quello che li abbiamo immaginati (le nostre paure sono spesso più grandi della realtà...); trascorriamo la visione di film di mostri a “desiderare” che il mostro appaia, e poi quando appare spesso ne rimaniamo un po’ delusi, come di qualcosa che “si vede che è finto”. Ma del resto, come insegnava Leopardi, è l’attesa che da le emozioni più grandi, il sabato è meno noioso della domenica...

Altro motivo del loro fascino è nel fatto che, appartenendo ad un mondo invisibile, risultano in qualche modo più plausibili: che ne sappiamo noi, in realtà, di quali creature esistano e si celino negli abissi? Le giungle, bene o male, le abbiamo esplorate tutte, e nessun King Kong ne è emerso; catastrofi nucleari, purtroppo, ne abbiamo già avute e non hanno generato nessun Godzilla, ma... gli abissi? Quelli sono un’altra storia.

"I mostri marini, siano essi sirene, gigantesche balene bianche o colombre, squali o addirittura improbabili calamari giganti hanno sempre il loro fascino"    
Ecco perché i mostri marini, siano essi sirene, gigantesche balene bianche o colombre, squali o addirittura improbabili calamari giganti hanno sempre il loro fascino. L’episodio in questione attraversa i più classici morfemi narrativi del genere, ma, contrariamente, per esempio, a quanto avveniva, secondo noi, nel numero scorso, non manca di inserire importanti elementi di originalità anche a livello di soggetto.

Più di tutti l’affascinante leggenda di Yaukekam, sulle cui valenze cristologiche ci siamo espressi nella scheda, ma anche la presentazione del misconosciuto popolo dei Kutenai, che, intuiamo dall’ultima pagina, avrà qualche parte nelle vicende future di Magico Vento, quando, come dice l’eroe, potrà avere bisogno di un rifugio sicuro su cui contare. Ovviamente il futuro a cui si fa riferimento è quello posteriore al Little Big Horn che si inizierà a narrare tra pochi numeri e che porterà notevoli cambiamenti all’interno della serie...

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Il movimento
disegni di Leomacs (c) 2005 SBE

Se si presentano interessanti gli elementi del soggetto, sulla sceneggiatura dobbiamo per forza profonderci in ulteriori complimenti. Ancora una volta, i meriti più grandi sono non solo in ciò che viene narrato, ma anche e soprattutto in come viene narrato.

Nella storia del cinema, i cosiddetti “film di mostri” sono sempre stati un’ottima occasione per compiere un esercizio di stile: descrivere l’eterno scontro tra l’Uomo e la Natura, soprattutto quando questa prende le fattezze del mostruoso, dell’abnorme, del mai visto, è un bel modo di declinare la grammatica del racconto. Anche perché la straordinarietà del narrato obbliga a essere convincenti nella forma della narrazione, pena la credibilità del tutto.

In questo episodio di Magico Vento abbiamo un superbo esercizio di stile. Si tratta essenzialmente di un episodio di azione, in cui però per dare l’idea della lotta con il mostro o del pericolo che incombe si ha a disposizione un medium statico, il fumetto appunto. E allora è la sceneggiatura che deve inventarsi tutto, e lo fa, con precisione, con cura, con chiarezza, e soprattutto con una perfetta gestione dei tempi della narrazione, sia dal punto di vista delle singole scene che dal punto di vista della logica del racconto: a scene di azione si alternano scene di raccordo, che servono a far salire la tensione e riescono a dare l’idea di “qualcosa di minaccioso nell’acqua” anche se i mezzi a disposizione per darla sono poverissimi: carta, pennino e china, e parole.... E la pagina si muove. Questo è un manuale di sceneggiatura applicata, e se ancora non vi dovesse bastare, potreste sempre consultare quello che Manfredi mette a disposizione sul suo sito, a puntate, a partire da questo mese...

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L’azione
disegni di Leomacs (c) 2005 SBE



DISEGNI
Leomacs (Massimiliano Leonardo)    

Ovviamente molti meriti in questo sapiente lavoro di rappresentazione spettano al disegnatore, Massimiliano Leonardo, in arte LeoMacs. All’esordio su MV (per la Bonelli aveva precedentemente disegnato Nick Raider 184), ci sembra giusto valutare la sua prova come estremamente riuscita. Non segnaliamo, banalmente, l’assoluta familiarità mostrata da subito dal disegnatore con il volto di Ned (mancava però il difficile volto di Poe, in questo episodio...), ma proprio il lavoro tecnico del disegnatore: come dice anche Manfredi (cfr. scheda), i disegnatori che presentano un tratto molto arrotondato, come Leomacs, fanno più fatica degli altri a comunicare il dinamismo nel disegno: le loro figure risultano spesso e abbastanza inevitabilmente, visto lo stile di disegno, statiche, quando non anche rigide. In questo episodio possiamo notare l’enorme lavoro compiuto dal disegnatore per non cadere nella trappola del “tondo ma fermo”. Se consideriamo, inoltre, che, a livello statistico, questo è probabilmente il numero di MV con meno parole, viste le lunghe scene di azione totalmente prive di balloon, dobbiamo convenire che il ruolo del disegnatore per la chiarezza di questa storia e di queste scene era fondamentale. Intravediamo una totale umiltà e disponibilità nei confronti delle richieste della produzione. Quanto ai risultati raggiunti, più che il voto generoso che abbiamo voluto elargire, parlano gli esempi in questa pagina.

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Una tavola di Leomacs, (c) 2005 SBE
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Una tavola di Leomacs, (c) 2005 SBE



GLOBALE
 

Per quanto riguarda la copertina, Mastantuono decide di sbattere il mostro in prima pagina, e la cosa, ovviamente, non manca di avere una sua certa spettacolarità. Il nostro appunto riguarda il fatto che questa copertina ricalca esattamente una tavola dell’episodio (p.87), consentendoci di rimanere fedeli al nostro “teorema”, che invece ci piacerebbe veder smentito, secondo cui il talentuoso ed eclettico artista romano si muove con una certa pigrizia sulle copertine di MV, e ancora non ha speso le sue cartucce migliori, quanto a scelta del soggetto, tagli dell’inquadratura, progettazione delle stesse. In aggiunta, si deve rilevare il fatto che a p.87 il personaggio sulla zattera non è Magico Vento, quindi la scena ritratta non si trova in realtà nell’albo. Sia detto in generale: con tutte le situazioni spettacolari solitamente descritte negli episodi di MV, a noi sembra che non occorra assolutamente inventarsi situazioni che non sono narrate per metterle in copertina, e rimaniamo dispiaciuti ogni volta (non così raramente) ciò accade. Se poi la rinuncia alla denotazione non è fatta in nome della connotazione, a quel punto il nostro dispiacere si fa disappunto. Naturalmente, a far comunque prevalere un’impressione globale positiva, ogni volta che si ha in mano un albo di questa testata, sono le belle rubriche e la cura complessiva del piano dell’opera, che restano non comuni.
 

 


 
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