ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" La carica dei bisonti"


Pagine correlate:

Gianfranco Manfredi, Magico Vento: una finestra sulla prateria

La difficoltà di essere semplici
recensione di Vincenzo Oliva

La matita naturalistica di Talami e Biglia si rivela preciso e puntuale veicolo di una storia che è tra le più belle della serie. Lo sguardo che i due disegnatori ci permettono di cogliere è quello della vita nel suo fluire più organico, ora drammatica, ora quotidiana, ora anche onirica. La lettura che se ne ottiene è sommessa ed armonica anche nelle sequenze più d'effetto, più concitate e frenetiche, eppure ricondotte con naturalezza ad una raffigurazione documentaria degli eventi. A questo si affianca la grande cura nel rendere i sentimenti profondi dei personaggi, la cui espressività è non solo notevole per la finezza dell'analisi psicologica, ma anche per l'evocatività: si viene letteralmente immersi nella vita delle praterie, sembra di essere lì, di poter guardare negli occhi Hanno-paura-di-lei o Aquila Bianca. E' una pellicola che scorre, che impressiona la retina e vi lascia le immagini di persone reali – devono essere vissuti, non è possibile, accettabile, che si tratti solo della fantasia dell'autore - a farcele conoscere nei loro segreti, nei loro pensieri, nel loro amare, soffrire, lottare.

cliccare per ingrandire
(cliccare 22k)

Per Aquila Bianca: l'incudine della dolcezza
disegni di Talami e Biglia (c) SBE

Nel giro di pochi mesi la decadenza bonelliana regala tre frutti succosi e maturi, come spesso accade alle epoche di declino: il gigante di Martin Mystère , con la sua (auto)riflessione; la ripartenza (recente tripla 162/164) del mondo neveriano , con la nostalgia e il recupero delle coordinate del futuro, e con la sua complessità; ora questo affresco dell'Ovest, con la sua assoluta, perfetta semplicità. Una semplicità tanto conchiusa in se stessa, tanto perfetta in se stessa da lasciare senza parole. Non per modo di dire. Non c'è nulla da dire: Gianfranco Manfredi esalta e si esalta per la semplicità del racconto.

"La strada più difficile: la semplicità"
   
La storia di un pugno di uomini e donne, dell'intrecciarsi dei loro sentimenti nel corso della loro intera vita, e nel corso degli eventi narrati dove tutto quanto è innescato deflagra, si scompone e infine si ricompone. E' tutto qui, ed è un tutto che lascia il segno, per come Manfredi ritrae i protagonisti di questo albo, cucendo loro addosso vicende da cui emergono senza artifici, persone umane nel senso più pieno della parola. Manfredi lascia che i personaggi si raccontino da sé, che a scolpirli nella memoria, nell'immaginazione, nell'emozione del lettore (perché questa è una storia che emoziona profondamente) sia non ciò che l'autore narra di loro, ma ciò che accade loro nelle tavole della storia. Non è una distinzione formale come può apparire, è la radice della difficoltà di essere semplici. Perché semplicità non vuol dire banalità, e ci vogliono rigore, tecnica, istinto, rispetto per la propria scrittura e per il lettore per raccontare la profondità del cuore degli uomini con esatta semplicità: la strada più difficile.

cliccare per ingrandire
(cliccare 22k)

Per Aquila Bianca: il martello della forza
disegni di Talami e Biglia (c) SBE

Ecco Chucka, un uomo al bivio, posto di fronte a scelte che nascono dalla sua storia passata e condizioneranno la sua storia futura; ecco Aquila Bianca, forse la figura più complessa, in crisi come uomo – padre e marito - e come leader, segnato dalla sua spiritualità, dalle aspre, contraddittorie relazioni con i suoi familiari; ecco Magico Vento , che qui è un guerriero con una missione, ma non può dimenticare mai di essere uno sciamano per la sua gente, un uomo al servizio del proprio popolo; anche se la tribù di Aquila Bianca non è strettamente la sua gente.

"Sulla scia della capostipite Rifiuta-di-smettere, un'altra grande figura femminile: Hanno-paura-di-lei"
   
Ecco, soprattutto, Hanno-paura-di-lei, figura di donna complessa e al contempo lineare, di una linearità segnata dalla difficoltà di essere donna - donna forte e indipendente - in un tempo e una società dove questo non era agevole, donna che ha imparato - che impara - giorno per giorno, anche dagli errori, a percorrere una strada di equilibrio, a mediare tra orgoglio altrui e proprio e le necessità "pubbliche" della tribù; donna che Manfredi non sovraccarica e non modernizza, limitandosi a scolpire la figura realistica di una donna disposta a pagare il prezzo della propria libertà morale ed intellettuale. Accanto a lei la figura di Antilope Ferita appare fioca, ma a Manfredi basta un breve inciso, a pag.26, per mostrarcela nella sua placida assertività femminile, lasciando a noi di risalire alla donna dai suoi discorsi. Così semplice. Così difficile saper scegliere i tempi, le parole, le scene perché il senso sia calibrato e risalti la naturalezza, una lettura fluida dove non si rintracciano artificiosità.

Una nota personale, chiudendo: Magico Vento ha abituato a storie elaborate ed articolate, come ad altre di grande semplicità, tutte egualmente ammirevoli per l'attenzione certosina di Manfredi alla loro costruzione, storica, sociologica, psicologica, e tuttavia era da La grande visione e La Luna delle Foglie Cadenti che non ricordavo una storia così potente, così efficace sotto il profilo della capacità di emozionare.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §