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" Pugno d'acciaio"

TESTI
Gianfranco Manfredi
DISEGNI
Mario Milano


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Come ci ha insegnato Muhammad Ali, nella boxe talvolta si può mettere la rabbia e l’orgoglio di appartenere ad una razza discriminata, sia questa quella degli afroamericani piuttosto che quella dei nativi...

Continuavano a chiamarlo Pugno d’acciaio
recensione flash di Giuseppe Pelosi

  • Come conferma l’autore, dominano i tratti della commedia, in questa storia leggera ma non banale: le allegre scazzottate, il bookmaker simpatica canaglia, persino il marito cornuto. Ma non c’era molto da ridere, nel selvaggio ovest. E dunque proprio il selvaggio è il tratto che predomina in verità in questa storia: è selvaggio scazzottarsi per divertirsi, è selvaggia la boxe, checché ne dica Poe, selvaggio è lo sceriffo e le sue punizioni, ma soprattutto selvaggio è il paese con i suoi abitanti. Quiet Town, si chiama, ma i suoi abitanti non sono per niente gente tranquilla. Commedia sì, dunque, ma umana.
  • Non è la prima volta che la serie di Magico Vento indaga su quelli che erano i divertimenti di carattere “sportivo” nel Far West: il n. 50 era dedicato alle gare di corsa. Scontato che i divertimenti sportivi dell’epoca dovessero essere quelli che originano le discipline più “semplici” e naturali, bisogna però dire che il n. 50 evidenziava il fascino della corsa, mentre il fascino della boxe, che pure esiste (come anche rileva Poe), viene un po’ schiacciato, in questo episodio, da tutto quello che di meno fascinoso vi sta intorno: le scommesse truccate, il razzismo contro i pugili indiani, la ferocia degli spettatori.
  • West, cazzotti e commedia erano gli ingredienti di tanti film western girati in Italia, su tutti la serie di Trinità, con Bud Spencer e Terence Hill. Questi film, però, non sono citati neanche nella Blizzard Gazette, a conferma del fatto che Manfredi pone attenzione sempre a come il west era veramente, piuttosto che alle varie “divulgazioni libere” che di esso ha dato certo cinema. Al massimo si guarda come gli americani stessi hanno raccontato il loro west, da qui l’attenzione per John Ford o per certi classici come Pugni Pupe e Pepite e Il Grande Paese.
  • La prova di Mario Milano ci è particolarmente piaciuta: il tratto pulito, da ligne claire, quasi, riesce a valorizzare particolarmente le caratterizzazioni, e notevole ci è sembrata la gamma di espressioni con cui recitano i suoi personaggi, come giustamente deve essere in una commedia come questa. Inoltre ci sembra che il disegnatore sia migliorato nella resa del dinamismo, e anche se non siamo ai livelli (stratosferici, peraltro, in questo settore) di un Parlov, i miglioramenti ci paiono pregevoli.
  • Bella la copertina di Mastantuono, pur con quell’insolito sfondo giallo. Ci spiace solo che la figura di Magico Vento sia piuttosto estranea al contesto: piccola, lontana dall’azione, sta correndo in direzione di qualcosa che, quando lui arriverà, sarà bello che risolto. Il dinamismo e l’anatomia dei personaggi in primo piano, però, si fanno ammirare oltre che guardare.

    Vedi anche la scheda della storia.
     

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