ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" Sangue Blu "

In questa pagina:
Testi
Disegni
Globale

Viullenza!...

Pagine correlate:

Una storia d’amore tra uno schiavo “liberato” dalla guerra di secessione e la figlia (bianca) del suo ex-padrone. Un villaggio manicheo in cui a sinistra ci sono i cattivi messicani, a destra i bravi coloni americani. Magico Vento colpito alle spalle come un tordo da un barista e poi picchiato dai cattivi messicani. I cattivi messicani.

La Strana Coppia
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi e
Antonio Segura
   

Magico Vento che stringe la mano a un nero e conosce immediatamente la storia della sua vita (e il nero:”Ma come hai fatto?” e lui: “Uff! Semplice! Sono uno sciamano...”). I cattivi, messicani e non, più stereotipati che esistano. Il giudice accomodante. Magico Vento che fa cambiare idea al giudice. Il rischio del linciaggio e la fuga. La resa dei conti con il cattivo circondato dai fantasmi della sua cattiva coscienza, evocati da Magico Vento (“ma come ha fatto?” Semplice: è uno sciamano).

Insomma, c’erano tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti per realizzare la peggiore storia mai apparsa su Magico Vento o giù di lì. E invece, vai!, con un piccolo artificio di cornice, la storiellina non diventa un capolavoro ma se non altro si salva dal naufragio nel mare del banale, che è il mare che bagna l’Italia sui suoi quattro lati, alla faccia della penisola... Ed eccoti il salvagente: la cornice narrativa, appunto. Praticamente questo trionfo di luoghi comuni e figure non proprio esaltanti per il nostro eroe sono “soltanto” una narrazione di Poe. Per il suo giornale. Insomma: motivi di cassetta... E se non tutto ci pare immediatamente convincente, è anche perché quel rompiscatole di Clovis, l’editore, ha sempre da dire la sua... Per non parlare di quelli che ti vogliono dare consigli a tutti i costi, come Jim, o dei lettori, come Punch... Volendo svolgere la metafora metafumettistica, abbiamo la versione magicoventiana di Bonelli, Queirolo e del lettore medio. Ma è troppo facile, come giochino, dunque non vorremmo insistere più di tanto. Del resto quello metafumettistico è un gioco facile a sfuggire di mano: si potrebbe per assurdo persino ipotizzare che in realtà Jim sia Segura e Poe sia Manfredi, con il secondo a spiegare il buon modo di scrivere storie mentre il primo le infarcisce di luoghi comuni; o che Jim sia Manfredi e Poe sia Sclavi e tutti e due siano Castelli... Insomma, avete capito, il gioco sfugge di mano...

L’espediente della storia nella storia, a volte usato dagli autori quando “non si sa più cosa scrivere” in Magico Vento è stato usato precedentemente una sola volta e anche l’espediente del narratore interno non è mai abusato ma sempre funzionale a problematiche narrative. È solo per problemi di programmazione che pochi numeri dopo di questo Poe tornerà a fare il narratore interno in un episodio (mv 85), ma con obiettivi e ruoli completamente differenti (cfr. scheda). Qui, a monte c’era probabilmente proprio la volontà di scrivere qualcosa di originale come soggetto: si prendono le mosse addirittura da un illustre precedente letterario, La capanna dello Zio Tom. E anche “scoprire” dopo venti pagine che l’incipit è in realtà un racconto di Poe è il segno di un tentativo di rompere con schemi comuni; però il tentativo zoppica: a cose assolutamente azzeccate e “potenti” se ne alternano altre debolissime. L’inizio con i bianchi cattivi che sparano ai neri che fuggono benché liberi è crudele, e colpisce, ma poi si ricade velocemente in stereotipi ben noti. Mah. L’impressione, in definitiva, è di qualcosa con una duplice natura, quasi Manfredi e Segura, la strana coppia, abbiano faticato a trovare un’intesa... Del resto è inevitabile che ci siano episodi che nascono in maniera meno felice, e per quanti sforzi si facciano per mettere le pezze, la cosa non risulta invisibile a chi legge. Ma ci pare già positivo il fatto che si tenti di mettere delle pezze piuttosto che uscire con qualcosa di raffazzonato.



DISEGNI
Josè Ortiz    

(22k)
Dorian Gray
(c) 2004 SBE

Dei due volti della storia, ci pare che Ortiz abbia scelto di rappresentare quello più retorico e melodrammatico. Si noti l’esempio qui sopra. Alla furibonda ed eccessiva rabbia di Rastignac risponde l’allibita domestica di colore, con un gesto che pare la posa di un film muto, e che l’ombra posteriore amplifica in una eco ridondante. Ci pare che si rischi di dimenticare che il tono tipico della serie di MV è improntato al più assoluto e schietto realismo, senza cedimenti all’eccessiva formalizzazione e men che meno alla sottolineatura eccessiva di gesti e pose. I personaggi di Ortiz recitano un po’ in “birignao“, come si suol dire.

GLOBALE
 

Continuano a destarci qualche perplessità le pur belle copertine di Corrado Mastantuono: spettacolare la colorazione, sempre, ma ci pare che si tenda a stupirci con effetti speciali, mentre spesso meno centrale risulta la figura dell’eroe, il dinamismo, la scelta delle situazioni e delle prospettive. Qui addirittura Magico Vento morde la polvere per colpa dei cattivi messicani che paiono usciti da un film di Leone. Senonché solitamente tipi così il buon Ned se li fa fuori a cinque alla volta... Quindi bello il dettaglio dello stivale in primo piano, ma in Ned-faccia-in-giù-e-mandibola-dolorante non riconosciamo il nostro eroe. Come Punch che rimprovera a Poe di far prendere troppe botte a Ned... A onor del vero bisogna dire che la scelta dei soggetti di copertina non ricade totalmente sul disegnatore e magari neanche sull’autore: spesso sono indicazioni che provengono dalla redazione o anche da più in alto, pertanto magari qui i responsabili sono Queirolo o Canzio. Si legga pertanto la nostra critica al soggetto di questa copertina non come un appunto personale ma come una perplessità sollevata sulla logica di fondo.


 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §