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" Cinque proiettili d'oro"

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Gianfranco Manfredi
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Ivo Milazzo

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BANG...

Splendida copertina di Corrado Mastantuono. Dinamica ed efficace. Mostra un atletico tuffo in acqua di Magico Vento. Un nuovo tuffo nel suo passato. Un tuffo nel passato dell'America. Dopo aver visto Ned cavalcare al fianco di un pezzo di storia come Custer ora lo vediamo al servizio del Generale Sherman per un'indagine che affonda le sue radici nella Guerra di Secessione. Non è per la velocità della sua pistola che è stato ingaggiato, ma per il suo dono della premonizione. Ci si sarebbe aspettati che le visioni si negassero visto l'uso blasfemo per cui venivano invocate, ma contro ogni aspettativa le visioni affollano veramente la mente di Ned. Una potente magia messa al servizio dei bianchi e quindi soffocata nei ristretti limiti della mentalità bianca. La visione non più vista come strumento di indagine del proprio spirito e delle grandi verità del mondo, ma la visione usata come strumento di ricerca per una caccia all'uomo. Il sacerdote della visione usato come periferica di comunicazione di un complesso sistema di ricerca satellitare, come schermo per inquadrare e localizzare un fuggitivo.

"Il passato è per Ned un ieri che si fa nuovamente dono nel presente. Ma a volte è un dono che può celare la sofferenza di un'ennesima perdita."    
Come un cercapersone che fa BIP-BIP. Un po' come chiedere ad un prete cattolico di pregare così da poter trovare al più presto il più vicino fast-food. Eppure funziona. Ruotiamo intorno al corpo di Ned in preda alle visioni. Ruotiamo lentamente. Ned barcolla. Cade. Il tempo si è fermato, una pallottola d'oro apre lo squarcio nel tempo. Ned precipita nel passato e noi siamo con lui. Una nuova fitta di dolore alla ferita sulla tempia. Un amore perduto anzitempo. Annie Vedder è il suo nome. Un solo bacio rubato. Poi la morte. Persa. Per sempre. Troppo presto. Povera dolce Annie. Povero Ned. Il passato di questa America. Una guerra giusta. Una guerra per la libertà. Cinque anni è durata. Eppure dopo la guerra per l'uguaglianza razziale, il vecchio Terence, sgobba più di prima. Una guerra a cui seguono atti di pietà come il lasciar solo un ragazzino cieco e disperato fra le rovine fumanti della sua casa, con intorno i cadaveri dei suoi parenti. Una guerra che pur essendo finita lascia i suoi strascichi di dolore ancora ben visibili.

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Sogni d'oro Ned - disegni di Ivo Milazzo (c) 2004 SBE

La Guerra di Secessione è un cancro già rimosso eppure Ned è sulle tracce di una delle metastasi. Si tratta di un uomo incapace di vivere il dono del suo presente. La sua mente è prigioniera del passato e delle atrocità commesse. Ossessionato dall'aver ricevuto un tributo che non merita: una sei colpi d'oro con cinque proiettili. "Pistole come queste sono state donate a tutti i generali, dopo la Guerra di Secessione. I cinque proiettili simboleggiano i cinque anni di conflitto. L'oro il nostro valore." Queste sono le parole esplicative del Generale Sherman. Parole che lui non ha mai interiorizzato visto che nel perseguitare i civili come da lui fatto c'è ben poco di onorevole. Ma Rascal ha guardato dentro se stesso ed è inorridito. Rascal, un nome un programma. Ned è veloce come il vento, Poe è nebbia (vedi scheda di Poe), Dick Carr nei panni del sedicente Henry Task diventa un lavoratore indefesso che svolge le mansioni di cui è incaricato nel rispetto del suo dovere, se deve entrare in gioco una canaglia, tanto vale chiamarla Rascal. Rascal è un uomo martoriato dal rimorso. Con la complicità di cinque compagni ha sempre celato l'orrenda verità ai suoi superiori e al suo paese: lo sterminio di tutti i feriti e gli ufficiali medici di una barca della salvezza. L'avventura comincia a cose fatte. Ned non è lì per fermare il proposito di Rascal di uccidere i commilitoni complici del suo stesso peccato. L'avventura comincia con la riesumazione del quinto cadavere. Un corpo che dopo una perizia autoptica rivela di avere piantato nel cuore un proiettile d'oro.

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L'acne di Sherman - disegni di Ivo Milazzo
(c) 2004 SBE
   
La narrazione e la caratterizzazione dei personaggi fatta da Gianfranco Manfredi è sempre così perfetta che possiamo immaginarci uno dei momenti di follia che hanno spinto Rascal a chiudere i conti col passato nella maniera più drastica. Vediamo Rascal nella sua casa. Una casa tenuta pulita in modo maniacale, paranoico. Senza traccia di polvere sui mobili, senza traccia di cenere nel camino. Questo anche dopo aver abbandonato la sua dimora senza alcuna intenzione di farvi ritorno. Una maniacalità che sta quasi a voler significare l'esigenza di mondare la propria anima dai peccati. Lo possiamo immaginare seduto nel suo studio a fissare il dipinto sulla parete da lui stesso eseguito. Il dipinto a muro e quindi non removibile (indice di quanto Rascal lo senta radicato nella propria anima) di una nave a vapore usata come ospedale ambulante che identifica metaforicamente le ferite della guerra. E sono proprio i feriti indifesi tratti in salvo da quella nave, che il Generale Rascal ha soppresso per un tragico errore. Rascal fissa il suo capolavoro, poi tende una mano verso una scatola in legno con una targa commemorativa a lui dedicata. Stringe in mano la pistola luccicante e introduce uno ad uno i cinque proiettili nel caricatore. Poi sta lì a fissarli attonito. Oddio, ne manca uno. Per un momento dimentica che i proiettili sono cinque perché cinque sono gli anni che è durata la guerra. Lo dimentica e vede solo quell'unico vano vuoto del tamburo. Vuoto. Come quel senso di vuoto che sente nel proprio cuore. Ancora un po' rintronato da questa rivelazione, si volta ad afferrare la pipa d'oppio e ne aspira i fumi. Ed ecco l'illuminazione indotta dal fiore di papavero: quale meraviglioso caso scoprire che i suoi uomini sono cinque proprio come il numero di proiettili. Coincidenza numerologica: è sicuramente un segno del destino, pensa Rascal.

"L'oppio è la religione dei popoli."    
Lui è il loro Generale. Solo sua è la colpa per quello che hanno fatto ed è quindi suo preciso compito salvare almeno le loro anime perché lui sa che i loro cuori sono vuoti come il suo, privi di quella giusta pace interiore provata da chi è consapevole di essere un uomo retto, giusto, un uomo d'onore. L'oppio gli ha rivelato la via. Deve dare almeno a loro la possibilità di riempire quel vuoto immenso nel loro cuore e per farlo deve conficcare nel petto di ciascuno di loro il seme dell'onore. Così con in pugno lo scettro dorato del bene esce e si incammina a compiere la sua missione di salvezza.

... BANG BANG BANG BANG.

Ma non gli basta. Il suo desiderio di fede in qualcosa di elevato lo spinge a voler condividere la gioia della sua missione con il solo uomo che possa capirlo: il Generale Sherman. Rascal non sa che l'uomo che gli si presenta come Sherman è in realtà un agente governativo sotto mentite spoglie. Lui vuole comunque convertirlo alla sua fede, così gli fa fumare l'oppio per aprirgli la mente al grande mistero di cui è stato strumento. Marx ha detto che la religione è l'oppio dei popoli, ma qui ci troviamo nell'insolita variante in cui l'oppio è diventato religione di un popolo di cui Rascal è ormai cittadino onorario.

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Ned padrone della memoria del proprio passato, ma che naviga verso
un futuro che lo priverà di tutti i ricordi - disegni di Ivo Milazzo
(c) 2004 SBE
   
Quella di Manfredi è quindi stata una lunga critica alla guerra e a tutte le brutture che ne conseguono. Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole: Ned che sviene come una donnicciola, Ned che ha le visioni dal nulla come un drogato, Dick Carr che si traveste e si strappa la faccia per distrarre il cattivo, gli spettri che tornano per portare la loro giustizia. Nulla di veramente straordinario, nel senso di fuori dall'ordinario rispetto a qualcosa che è già straordinario come Magico Vento. Quindi è decisamente un bel leggere.

Per i disegni di Milazzo si può dire altrettanto. Nulla di straordinario! Forse addirittura buttati un po' lì in qualche modo. Ma quando Ivo Milazzo disegna a testa in giù con il pennino infilato nell'orecchio sinistro i suoi disegni sono sempre dieci spanne più su della miglior prova di tanti altri sedicenti disegnatori. Però preferiamo Milazzo quando ci mette anche l'anima e non solo la sua magistrale tecnica al servizio della rapidità.


 

 


 
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