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" Torce umane "


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recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi / Tito Faraci    

L’opera d’arte, nell’epoca della sua riproducibilità industriale, perde le caratteristiche di unicità che la contraddistinguevano in età preindustriale e moltiplica le sue epifanie. L’esempio più usitato è la Marilyn di Andy Warhol. Ovviamente i rischi sottesi a questo cambiamento sono quelli di riduzionismo: l’opera d’arte diventa opera di artigianato; e quelli di autoreferenzialità tautologica: l’opera d’arte diventando seriale continua a ripetere se stessa senza comunicare più nulla di nuovo. Del resto, questo percorso che in definitiva prosaicizza la sacralità dell’opera d’arte, un percorso discensionale, è tanto più facile (il rischio è tanto più incombente), del percorso contrario, quello ascensionale che fa assurgere il seriale prodotto d’artigianato all’unicità dell’opera d’arte.
Ecco. E così i soldi che hanno speso i miei per farmi studiare non sono stati del tutto buttati via. E così ho fatto anche la figura del critico serio che sa dire le cose difficili. E tutto perché volevo dire che qui, al 75esimo numero, MV sa ancora vincere le trappole della serialità e presentarci un prodotto artigianale che non la perde con l’opera d’arte.

"qui, al 75esimo numero, MV sa ancora vincere le trappole della serialità e presentarci un prodotto artigianale che non la perde con l’opera d’arte".
   

E pensare che i morfemi narrativi di questo episodio sono presenti già nei primi numeri della serie: un evento misterioso, fuori dell’ordinario e orribile, colpisce alcune persone di un paesino del Wyoming. Magico Vento, l’esoterista etnico, indaga, grazie all’aiuto delle sue visioni. Come detto, morfemi narrativi usitatissimi. Eppure nessun segno di stanchezza traspare: il mestiere c’è, ma non ha sconfitto la passione. Del resto il bisogno di narrare è insopprimibile nell’uomo sin da quando egli ha scoperto il fuoco e ha reso le sue notti meno buie, perché non basta sconfiggere l’oscurità, bisogna anche domare le ombre...


Light my Fire
(c) 2003 SBE

E le ombre di questa storia, incentrata appunto sul fuoco paiono completamente domate anche in sede di sceneggiatura... Son talmente abituato a leggere MV di Manfredi che ho iniziato la lettura di questo numero senza guardare il tamburino. Bene, ho avuto un sospettino che il tutto non fosse stato scritto dal solito autore solo all’ultima vignetta dell’ultima pagina, che mi sembrava un po’ mielosa rispetto allo stile da me conosciuto. Fino a lì tutto è filato come se lo avesse scritto Manfredi. Direi che Faraci ha fatto un ottimo lavoro: in una serie così fortemente caratterizzata dalla mano dell’autore, l’obiettivo è raggiunto non quando si innova o si stravolge, ma quando si resta in sintonia con lo spirito e lo stile. Cosa che evidentemente non seppero fare altri autori che vi si provarono...


Raiders On The Storm
(c) 2003 SBE



DISEGNI
Pasquale Frisenda    

Sbalorditivi. Realistici, evocativi, spettacolari, magici nel loro bianco e nero che ridà comunque il colore del fuoco. Frisenda esagera nella ricerca dei particolari, degli effetti, delle inquadrature, ma lo fa per noi. E noi non possiamo che sbilanciarci, come in realtà un vero critico non dovrebbe fare: Frisenda è il miglior disegnatore Bonelli attualmente. Il fatto è che noi non siamo critici. Siamo appassionati. E Frisenda è uno dei motivi della nostra passione. E ovviamente ciò dipende dal fatto che anche Frisenda disegna con passione. Quella che sarebbe semplice vignetta di raccordo per qualsiasi altro artista, per lui diventa comunque occasione di invenzione, di ricerca. Basti guardare questa semplice luna...

(22k)
Moonlight drive
(c) 2003 SBE



GLOBALE
 

Non si può non essere generosi con il globale quando un numero sceneggiato da un autore ospite inchioda come se fosse scritto dal titolare. Vuol dire che la cura per la testata è massima, e che la squadra funziona in tutti i suoi reparti, anche quello dei sostituti. Che son comunque sostituti di classe... Al punto che avranno presto una testata tutta loro. E questo, purtroppo, significa probabilmente che non rivedremo Tito Faraci su questa serie. Almeno a breve. Peccato, perché noi lettori golosi vorremmo lo speciale. E se deve scrivere sempre tutto Manfredi, lo speciale slitta inevitabilmente...
Non sappiamo se questa sarà l’ultima storia di Faraci per MV, ma sicuramente questa è l’ultima copertina di Frisenda. Ed è una delle più belle di sempre. Quella mano carbonizzata che avanza verso Ned è la vera protagonista della tavola, la fiamma che la sta bruciando danza, si muove, sembra di udire il crepitio. “Lo maggior corno della fiamma antica”... Ma anche Ned ha un’espressione intensissima, di orrore, ribrezzo, sgomento. Mamma che congedo. Già ci manca.

(22k)
The River knows
(c) 2003 SBE


 
 


 
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