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" Lungo Coltello"

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Cattivi si nasce, e io lo nacqui modestamente!
recensione di Simone Martelli

La guerra porta morte e disperazione, la prigionia, il dolore. Ma c'è qualcosa di peggio, molto peggio: Louis Beaumont...



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

L'inizio sorprende. E proprio dal principio possiamo cominciare: senza voler rivelare niente della trama, bisogna riconoscere che l'autore ha scelto di "sbarazzarsi" di un comprimario della serie, in modo magistrale. Così ha ottenuto l'effetto sorpresa, appunto, ed in seconda battuta, la possibilità di sfruttarlo ancora, vista la natura sciamanico-mistica della serie.

"Non è morto ciò che può essere in eterno, ed in strane ère anche la morte può morire" H.P.Lovecraft
   

Il Voodoo entra in scena con l'abito buono: gli schiavi, i Loa, le maledizioni a distanza, innestando questo Beaumont come elemento nuovo, o perlomeno, singolare: uno stregone bianco-ufficiale sudista. Sembra un cattivo con le carte in regola.

L'unità della serie è garantita, purtroppo viene da dire, dalla presenza di Howard Hogan con i suoi soliti sporchi giochetti a scapito degli indiani. Io vi chiedo: che cosa diavolo c'entra con tutta la storia di Beaumont? Seriamente, nulla. La sensazione è quella che la figura dell'affarista non sia appropriata per il ruolo di antagonista: non per cattiveria e potere ma per caratterizzazione. Richiama sempre l'idea di città, di politica, di commercio, di corruzione e tutti questi elementi sono solo una parte dell'universo di Magico Vento, una parte che lo stesso protagonista rifugge. La parte più texiana, più adatta al mondo di Poe sicuramente. Sull'argomento torneremo sicuramente nei prossimi numeri.

La storia prosegue tra peripezia e catarsi di aristotelica memoria che lascia però l'amaro in bocca per un'occasione sprecata. Ma andiamo per gradi: l'inizio si fregia di un argomento western non canonico, i campi di prigionia durante la guerra di secessione. La descrizione della situazione del campo e lo svolgersi degli eventi procedono senza intoppi, tesi ed efficaci. I personaggi del capitano Sutton e di Casey sono manieristici ma decisamente funzionali.

Ancora una volta si avverte la difficoltà di conciliare l'anima urbana di Poe con quella mistico-bucolica di Magico Vento
   

Il commento migliore all'episodio, che io ho chiamato "Stampa Vs Pistoleri", è quello della battuta di Poe a pag.69 <<...ha un tantino esagerato>>. Ancora una volta si avverte la difficoltà, seria a mio avviso, di conciliare due anime evidentemente molto diverse come quella urbana di Poe e quella mistico-bucolica di Magico Vento. Questo episodio non giova alla storia, è un orpello un po' barocco, che potrebbe vivere di vita propria, slegato narrativamente dalla storia voodoo.

E' il finale, comunque che mostra, purtroppo, il limite di quella che poteva essere una grande storia: in queste sequenze Beaumont raggiunge il suo culmine, ed il punto è che questo culmine non è altissimo. Nonostante gli effetti speciali e da Gran Guignol resta l'impressione che questo terribile stregone si sgonfi come un palloncino al sole. Peccato.



DISEGNI
Giuseppe Barbati & Bruno Ramella    

I disegni sono abbastanza buoni, ma ci sono alcuni particolari che stonano parecchio, come la gobba del povero Jim Brennan quando appare in scena. L'interpretazione di MV, mi è sembrata piuttosto marcata, ma ciò non è detto che sia un male, mentre Poe subisce parecchio un tratto poco convinto.

Anche nella seconda e conclusiva i disegni non mi hanno entusiasmato; ci sono delle ottime sequenze, quelle a prevalenza di corvi o quelle con la pioggia ma le espressioni appaiono troppo marcate. Casey si riduce a due occhi che si portano appresso un corpo.

La copertina del n.6 mi è piaciuta molto. Sintetizza ed anticipa gli eventi, i colori sono ottimi; è in casi come questo che la striscia colorata col titolo ed il prezzo tolgono respiro alla tavola.

Quella del n.7 sarebbe quasi perfetta se non fosse per quei due corvacci in primo piano che servono solo a far stare Magico Vento di profilo. Poteva essere la volta buona per avere, in copertina, il protagonista completamente di spalle.



GLOBALE
 

La prima doppia storia non si scorda mai... L'attesa, allenata da oltre 400 numeri di Tex, è stata vibrante per la conclusione di questa storia. E, alla fine, il globale premia lo sforzo, nonostante l'occasione sprecata.

Manfredi sembra trattare il tema horror con un po' di superficialità. La tensione e la suspense tendono ad essere sempre lievi ed un po' troppo impalpabili, a causa, probabilmente, degli episodi di Poe.

Certo, che "spacciare" un super-cattivo così...
 

 


 
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