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" Freedom "


Pagine correlate:

La Repubblica di Platone, la Città del Sole di Campanella, Utopia di Tommaso Moro e finanche i viaggi del signor Gulliver raccontati da Swift: attraverso le epoche, i filosofi, i pensieri, ad inseguire il sogno di una società giusta. Ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: “Il mio tempio sarebbe dovuto essere una casa di gente che prega, e invece voi ne avete fatto un covo di ladri...”

Troppo paradiso nelle loro menti
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Grande spunto per questo numero di Magico Vento: il soggetto si lancia a raccontare una comunità sperduta nel Montana, uno dei tentativi concreti di realizzare una società senza ingiustizie e in cui tutti sono uguali. Ancora tra le pieghe della storia, e ancora una storia che non suona simile a niente che abbiamo letto di recente. Sceneggiatura precisa, senza fronzoli, in cui anche l’intermezzo, l’episodio di passaggio (come ad esempio la scena di caccia) acquista funzionalità per i tempi della narrazione; mestiere splendido, e grande piacere di raccontare. E quando uno si diverte così a raccontare, noi ascoltiamo con la bocca spalancata. Alcuni spunti emersi dalla lettura:

  • Il fascino dell’utopia
    Quando i primi coloni inglesi affrontarono il viaggio verso l’America, la traversata transoceanica che li aspettava non era propriamente una passeggiata: era un viaggio da disperati. E infatti erano soprattutto disperati coloro che partivano alla volta del nuovo mondo: esiliati politici, gente con pendenze giudiziarie, perseguitati per motivi religiosi (i puritani calvinisti inglesi erano invisi all’anglicanesimo dominante). Gente che poteva rischiare la vita in un viaggio così pericoloso perché non aveva niente da perdere. Se per caso ce la facevano, li aspettava un territorio climaticamente favorevole, ma completamente incolto, e in alcune zone già abitato da popolazioni locali pronte a difendersi. In queste difficoltà unico aiuto poteva risultare lo spirito di solidarietà reciproca; i primi coloni tendevano a vivere insieme, ad aggregarsi anche per via degli ideali che condividevano. Quindi, giusto per fare un esempio, nello Utah tutti Mormoni.

    "Quando i primi coloni inglesi affrontarono il viaggio verso l’America, la traversata transoceanica che li aspettava non era propriamente una passeggiata: era un viaggio da disperati."
       

    Nella seconda metà dell’Ottocento, il diffondersi della industrializzazione cambiò molto la società del tempo, facendo insorgere problematiche prima inesistenti: inquinamento, degrado urbano, pauperismo. Filosofi ed economisti del tempo si mossero a studiare forme di aggregazione sociale che ovviassero ai problemi derivati dalla industrializzazione, e applicarono le loro teorizzazioni in concrete strutture sociali alternative; per il carattere spesso idealistico di questi loro nuovi modelli vennero definiti Utopisti (da Marx), e ciò la dice lunga anche sui limiti concreti del loro teorizzare.
    Queste tensioni al rinnovamento sociale vennero riprese in qualche modo nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, quando i giovani divennero parte del dibattito storico in atto, dando voce a malcontenti e esprimendo la condanna per le ipocrisie della società borghese: rinnovamento dei valori, pacifismo, ma anche rabbia e contestazione. Spesso i loro portavoce erano le stelle della musica rock, che appunto con la musica comunicavano l’ansia di cambiamento di queste giovani generazioni. Un evento storico, che portò addirittura a pensare che se questi giovani fossero riusciti davvero ad unirsi in un progetto di rinnovamento comune, niente sarebbe riuscito a fermarli, è il concerto di Woodstock (1969), in cui circa 500.000 giovani (ma son stime inverificabili) diedero vita ad una “tre giorni di musica, pace e amore” che sembrò davvero poter cambiare il mondo.

    "il concerto di Woodstock (1969), in cui circa 500.000 giovani (ma son stime inverificabili) diedero vita ad una “tre giorni di musica, pace e amore” sembrò davvero poter cambiare il mondo."
       
    Noi ai tempi di Woodstock avevamo quattro anni. I Jethro Tull si erano appena formati. La musica rock non era ancora diventata una delle nostre grandi passioni. Ma ai tempi della nostra adolescenza, il fascino di quelle utopie, e segnatamente della più recente, appunto quella di Woodstock e di tutto il movimento di San Francisco, come si chiamava, non poteva non colpirci. Parafrasando i Pink Floyd, Wish We Were There...

    Ecco: per noi, parlare di questi argomenti è impossibile senza finire nella pedanteria di chi fa la lezione di storia o nella nostalgia di chi romanticamente ricorda; invece Manfredi ci rivisita il tema della comunità utopistica in maniera vivissima e precisa, attraversando tutte le suggestioni che il tema rievoca, esaltandone il fascino ma senza dimenticare di rilevarne, anche impietosamente, le contraddizioni; che sono esattamente quelle di

    Daniel Dixon, il protagonista di questo episodio: le reminescenze evangeliche e gli aspetti mistici, la confusione tra ecumenismo e prostituzione, l’uccisione dell’idolo del vitello d’oro che però viene sostituito da altri idoli, il mito del paradiso terrestre troppo terreno per essere paradiso e troppo mistico per essere terrestre... Insomma, come diceva Judas nella rock opera che meglio di tutte riassume quelle contraddizioni, Jesus Christ Superstar, troppo paradiso nelle loro menti... Eppure l’ingenuità di quei tentativi non riesce a cancellarne la forza idealista, e leggerne coinvolge.

  • L’umorismo
    La rivisitazione di Manfredi non è nostalgica, ma assolutamente storica. Il distacco dalla materia trattata, che invece così tanto ha coinvolto noi, è ribadito dalla presenza in questo numero di numerosi elementi umoristici, battute e personaggi; Poe che prova un nuovo cappotto; il personaggio di Linda Sawyer, ninfomane tradita dall’amante, neanche dal marito, incazzata come una iena; le litigate tra Ned e Poe, con Poe che si arrabbia perché Ned gli prende la derringer; la battuta su Poe che nella notte ha “approfondito” la conoscenza della comunità (è stato a letto con Lucrezia...); e così via, fino alla più bella di tutte: Ned accarezza il cervo, e Elk che dice: “Un altro matto! Se Daniel si crede Gesù, questo si crede San Francesco!”

  • I personaggi
    Altra grande galleria: intanto segnaliamo che non vi è un solo personaggio che potremmo definire cattivo; chi è cattivo, Daniel? Ma no: semmai è matto, un po’ esaltato, pericoloso di conseguenza, ma non cattivo... Dovremmo considerare cattivo Gary? Ma anche lui non ha fatto se non “alleggerire la cassa”; certo, ha ucciso un uomo con la palla da ergastolano, invero un modo piuttosto brutale, ma era stato ampiamente provocato, e il resto della sua accusa è fittizio. Patetica, non cattiva, Linda Sawyer, e in definitiva non si può definire cattivo nemmeno Horn, che è un bounty killer (sporco mestiere, ma qualcuno lo deve pur fare...). Il fatto è che ognuno ha il suo obiettivo, Gary Burdon si trova in mezzo, il contrasto è inevitabile, ma buoni e cattivi non c’entrano... E così emerge ulteriormente la grandezza di questi personaggi, ricchi di contraddizioni, e dunque verissimi, ritratti a mezze tinte e appunto non stereotipati in un disegno di solo “bianchi e neri”.

    DISEGNI
    Stefano Biglia    

    I disegni, appunto. Solidissima, accurata, matura, la prova di Stefano Biglia. Il disegnatore si destreggia con le espressioni del volto dei personaggi, curando molto la loro recitazione, ma anche con la scelta del gesto più espressivo, l’attenzione per il punto di vista e anche la scelta degli sfondi. Se proprio un limite si deve trovare, sta forse nella personalità: il disegno, come detto assai preciso, è forse però ancora privo di un tratto originale. Può bastare ampiamente, comunque...

    (22k)
    Dinamico Biglia
    (c) 2002 SBE



    GLOBALE
     

    La copertina di Frisenda si sviluppa seguendo l’incrocio delle diagonali, con la pianta ad “x”: al corpo di Ned appoggiato sulla palizzata da sinistra a destra si contrappone il gesto del braccio, da destra a sinistra, che prosegue con lo scarto del cavallo e il distendersi in aria dell’uomo colpito.. Bella geometria. Un po’ più solito e forse un po’ piatto il cromatismo, per nulla contrastato ma anzi appiattito su una già piatta tinta ocra pallida.


     

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