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" Caccia sadica "


Pagine correlate:

Gli Antichi; l’eroe che vive un’avventura nel passato e nei panni di un alter ego; il legame alla continuity, anche se non strettissimo. Questo numero di Magico Vento è costruito per essere esaltante, ma in definitiva non ci ha esaltato.

Living in the past...
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Colpa nostra, sicuramente, o forse colpa del Natale, che a noi invece che renderci più buoni ci inacidisce; sta di fatto che nemmeno il più obiettivo dei critici può difendersi dalla soggettività della percezione, su cui, ovviamente, finisce per influire anche quello che uno ha mangiato la sera... Francamente, però, troviamo che anche oggettivamente qualcosa non funzioni con questa storia di MV. Chi è Grande Silenzio? E da quando Magico Vento ha bisogno di altri per avere una visione? Quale legame lo unisce al passato che sta visitando? Che rapporto ha con Ehecatl? Da dove vengono veramente ‘sti Antichi? Troppe domande. Alcune di esse riceveranno sicuramente risposta in prossimi episodi, altre ci lasciano l’impressione di una certa fretta di raccontare.

(117k)
Grande Silenzio e Sette Frecce
di Parlov (c) 2002 SBE

Del resto, ci perdoni Manfredi, ma anche altro suscita la nostra perplessità: l’autore ci esalta per più di sessanta numeri fornendo al medium fumetto una nuova dimensione, un approccio ai temi classici della narrazione western ma più adulto, consapevole, filologico addirittura, per cura e documentazione storica. Egli ci educa, persino, a nuovi temi e a nuovi modi di raccontarli, dato che MV è fortemente innovatore per le tematiche storico-politiche che affronta e per la narrazione complessa e sincopata, con più fili narrativi. Bene, dopo tutto ciò, a quale suspension of disbelief deve sottoporsi il lettore per tornare ad accettare i mostri con i tentacoli in fondo al pozzo? Facciamo fatica a non sbuffare quando Janira fa una cosa sciocca come uscire dal cerchio mandala protettivo, o quando inevitabilmente la visione di Ned diventa fisicamente pericolosa, neanche fosse un incubo di Freddy Krueger... E ci riesce pure difficile non accogliere con scetticismo il fatto che gli Antichi hanno paura dei bisonti (e perché mai?), che a quel punto salvano gli eroi come deus-ex-animalibus... Senza contare il fatto che non basta dare a Ehecatl il volto di Ned perché il suo personaggio ci coinvolga in qualche modo. Se uccidi il bambino che c’è in ogni lettore, facendolo diventare adulto, dopo egli farà fatica ad accettare i superpoteri derivanti dalla Furia dell’Orso... Magico Vento non è Braccio di Ferro, che mangia gli spinaci e fa fuori i cattivi. E in definitiva, per quanto gli Antichi impegnino Magico Vento, per quanto l’eroe faccia fatica a liberarsi di loro, questi ultimi non riescono a essere minacciosi come l’Hogan dei primi numeri.

DISEGNI
Goran Parlov    

Straordinari, eccelsi, superbi i disegni di Parlov. Formidabile è la capacità di cogliere, in ogni singola vignetta, il gesto, il movimento: Parlov ritrae sempre non l’inizio, di un movimento, non la fine, ma proprio il movimento stesso. Fotografie che si muovono. Cinema. Ogni singola vignetta di questo numero è da guardare e rimirare: il gesto, il volto, le espressioni, l’equilibrio chiaroscurale, soprattutto nelle difficili tavole a gabbia nera, a rischio di leggibilità: tutto l’insieme fa gridare al prodigio. Che siano forse anche questi disegni così fuori dall’ordinario a schiacciare una storia per una volta meno che straordinaria?

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(cliccare 71k)

Goran Parlov
(c) 2002 SBE

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(cliccare 63k)

Goran Parlov
(c) 2002 SBE



GLOBALE
 

Copertina ben costruita: al vertice della pagina, in posizione di incombente centralità, la luna, il cui bianco pieno è simmetricamente ripreso dal bianco degli occhi dei minacciosi Antichi. A questa luna rimandano due serie di linee diagonali che si intersecano: quella della piramide di sfondo e, con altra simmetria, la piramide costituita dalle figure umani, che culmina nelle braccia alzate che impugnano la lama. Poco evocativa la figura dell’eroe, addirittura scarsamente riconoscibile oltre che poco “attivo”. La parte più interessante pare essere proprio l’altare su cui l’eroe è sdraiato: il fregio in pietra anche se semplicemente accennato risulta fortemente evocativo, molto suggestivo.


 

 


 
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