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" Vendette incrociate"

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L’espediente narrativo di mandare Magico Vento da una parte e Poe dall’altra risale in realtà già ai primi numeri della serie. Solo che da allora Manfredi ha portato questa tecnica alle estreme conseguenze, moltiplicando trame e sottotrame della narrazione in un gioco di specchi che non conosce requie e che sfida il lettore ad una attenzione continua. Son fumetti difficili...

Ancora trame incrociate
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Ancora due numeri dall’incastro appassionante, ricchi di trama, di personaggi e di dialoghi non banali. Qualche spunto di riflessione:

  • Su tutti il personaggio di Custer, uno e trino; ad un certo punto Ned dice a Daino Rosso di non commettere mai l’errore di sottovalutare Custer o di pensare a lui come ad uno stupido; però, tra le altre cose, Custer si comporta proprio come uno stupido, e fa la figura dello stupido, quando spara alle anatre senza beccarle, quando si vanta di aver scoperto l’oro sulle Black Hills senza bisogno dei geologi (ed è volgare pirite), e se proprio non stupido è quanto meno stravagante quando fa suonare i musicisti dell’esercito all’alba o quando dà prova di coraggio galoppando in avanscoperta da solo... Eppure questo “stupido” fa addirittura paura nel suo gesto finale, un gesto che inchioda, degno sipario ad un’avventura che è un viaggio molto lungo e affascinante. Chi è Custer? Da una parte sembra scemo, ma poi non lo è; Custer è l’uomo che qualche episodio fa ha chiesto a suo fratello di dargli del lei e di chiamarlo generale, e poi chiede a Magico Vento di dargli del tu; è l’uomo che non teme il potere e sfotte il pusillanime figlio del presidente Grant ed è anche l’uomo che non concede sosta ai soldati spossati; è l’uomo che cerca la guerra con gli indiani ma sa trattare diplomaticamente con Magico Vento; è l’uomo che cerca di sembrare ragionevole e razionale, e giustizia sommariamente, a freddo, quasi feroce, l’assassino Billy Trump. Potenza della figura storica, ma anche potenza della narrazione, che questa figura storica non cerca di appiattire nello stereotipo imposto da mille e un film western, per rendercelo invece in tutta la sua sconcertante tridimensionalità e umana incoerenza.

  • Nei mari informatici che siamo soliti navigare, qualche sconcerto ha causato il fatto dell’arco, fino a considerarlo un inciampo dell’autore: si giudicava strano, incongruente e finanche inverosimile che l’istituto correttivo diretto dall’infame Pitkin usasse il tiro con l’arco come strumento rieducativo per incanalare l’aggressività dei ragazzi; secondo noi, il problema non è se sia efficace o no il tiro con l’arco rispetto allo scopo che si prefiggeva Pitkin, cioè se possa davvero impedire risse tra ragazzi sbandati per portarli su tracce di meditazione zen, o se invece si tratta di un irresponsabile gesto che arma mani di fanciulli, ma capaci di essere feroci, come dimostra la storia. Il fatto è che, se errore c’è, è di Pitkin, non di Manfredi... L’idea di usare l’arco è stigmatizzata dallo stesso Little Boy, al termine del n. 61: “Pitkin, vorrei proprio sapere per quale motivo hai messo in mano un arco a quel ragazzo!”. Ora, semmai il problema è: è verosimile che un personaggio come Pitkin commetta una tale azione? Certo che sì, anzi: ne è pienamente conscio e lo fa apposta! Intanto un uomo che usa far tagliare la lingua agli indiani che si rifiutano di imparare l’inglese che egli amorevolmente insegna loro, non è proprio un genio educativo; perdipiù capiamo bene che tende a strumentalizzare i suoi alunni, a plagiarli per poterli usare ai suoi fini: lo fa con l’enorme e stupido Ward, e lo fa appunto con Billy Trump, tramite il cui arco si vendica di chi lo fece licenziare, Virgil Lockwood.

  • Questa è una storia in cui Magico Vento fa l’eroe, e la cosa gli riesce davvero bene. Non il classico e “semplice” eroe che spara quando deve sparare. Legge e interpreta i gesti di Custer, come la sua folle cavalcata solitaria; suggerisce diplomaticamente allo stesso i comportamenti giusti; allontana con l’astuzia gli incauti cercatori d’oro; cattura con azione repentina il folle Billy Trump; riconquista alla causa indiana un disorientato Cavallo Pazzo; e quasi non bastasse, si mette a dare del tu alla Storia...

  • Tra i meriti di questa storia doppia ci sono dialoghi e personaggi. Sceglietene uno qualsiasi; vogliamo parlare dello stratagemma di Little Boy, che mette contro il boss Velvet e il pessimo Pitkin? Grande. Vogliamo sottolineare il personaggio del figlio del presidente Grant, ben più che una macchietta, grazie anche allo splendido lavoro resogli da Frisenda? Di Custer, poi, abbiamo già detto, ma non si può dimenticare l’angosciosa figura di Billy Trump, assassino, folle, psicopatico, eppure carico di umanità perché la sua sofferenza è vera. E quello che ci è piaciuto più di tutti è Pitkin: che personaggio! Un cattivo vero per niente tipico, un educatore: un insegnante, uno che gioca con le anime e le coscienze dei giovani, e bara. E i dialoghi? Non si può citarli tutti, ma andate a rivedere Magico Vento che parla con il padre di Cavallo Pazzo, o con Custer; e guardate il dialogo di Little Boy con il giovane Birdy, o gli sproloqui del tenente Grant... Ricchissimo, mai banale.



    DISEGNI
    Ivo Milazzo - Pasquale Frisenda    

    Ivo Milazzo è il mestiere incarnato. Sintetico, preciso, espressivo, efficace senza fronzoli. Mestiere assoluto. Però, qui, proprio di fronte al suo migliore allievo, risulta evidente anche il limite, di questo professionismo antico. Il disegno resta freddo. Ben più passione traspare dall’opera di Frisenda. Frisenda di solito è maestro di ambientazione, qui risulta abilissimo anche nei volti: su tutti il già citato lavoro sul volto del tenente Grant, una gamma di espressioni vivissime, piene, una recitazione a 360 gradi. Forse tra vent’anni anche l’allievo mostrerà la freddezza del maestro, ma oggi è il suo entusiasmo a vincere: ha ancora voglia di raccontare con le immagini, e di farlo in maniera sempre nuova, ancora cerca lo stupore, prima per se stesso e poi per il lettore, ché non sia gratuito spettacolarismo. Il voto dato ai disegni è la media tra il suo 7 e il voto di Milazzo.



    GLOBALE
     

    Il globale deve rilevare due copertine solo parzialmente riuscite, rispetto agli splendidi canoni cui ci ha abituato Frisenda: della prima ci piace soprattutto il gest in cui è immobilizzato il personaggio scuro, nell’atto di cogliere la freccia dalla faretra, ma proprio non ci piace il Ned ferito, soprattutto visto lo straordinario ruolo da protagonista che il nostro in realtà svolgerà nel corso della storia. La seconda posa statuaria affascina, bella la luna di sfondo, ma nel complesso l’immagine risulta statica e forse anche un po’ prosopopeica.
     

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