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" Il regolatore"


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Prima di tutto ho dovuto capire che Magico Vento si muove nel West storico e non in quello del mito; ho dovuto pure fare lo sforzo di seguire una saga durata quattro numeri, leggendo fumetti come fosse studiare storia, con un sacco di personaggi, tra cui Dick Carr, che ne valle mille solo lui; alla fine di tutto ciò ho pure dovuto affrontare la realtà extraterrestre di Aiwass. Non c’è che dire, la mia limitata capacità di comprensione e la mia scarsa attenzione di lettore è stata fortemente probata... Adesso, perdiana, potrò sdraiarmi e leggere un’avventura senza tante pretese, o no?

Tutto regolare
recensione di Giuseppe Pelosi



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

In un capanno nei boschi del Montana vengono trovati due cadaveri; la colpa ricade sul pazzo che abita il capanno e che è stato cacciato dal paese perché si è innamorato della bella figlia di un ricco allevatore della zona; l’assassino è invece un “regolatore”, cioé un uomo assunto proprio dall’allevatore allo scopo di “regolare” i conti con i ladri di cavalli che gli rubano da tempo il bestiame; Ned e Poe scoprono l’errore, il buon pazzo viene scagionato e il villaggio lo riaccoglie con tante scuse. Il regolatore, naturalmente, muore.

Diciamo la verità: nella personale partita che Gianfranco Manfredi sta giocando contro gli stereotipi del genere western, rifondandolo, qui come minimo subisce un canestro. Poco male, era avanti di quarantacinque, quarantasette punti, se capite cosa voglio dire... Lungo tutta la serie di MV, che al prossimo numero fa cinquanta, giusto un paio di episodi sono parsi magari un po’ soliti; il resto è stato fuochi d’artificio.

"Manfredi qui come minimo subisce un canestro. Poco male"    

Ecco, qua c’è il terzo numero che non ci racconta nulla di nuovo. Il soggetto è ben noto, si rifà a chissà quanti altri episodi del genere, senza nulla aggiungere. Ciò non toglie che dopo le “flamboyanti” sorprese degli ultimi numeri, uno stacchetto ci sta anche bene... Insomma, fate conto di aver ballato rock ‘n’ roll tutta la notte: un lento, a questo punto, si può anche fare... Ecco perché capiamo che nell’economia della serie questo episodio, che potremmo considerare alla stregua di un fill-in, non ci stucca in tutto e per tutto. Anzi, giungiamo ad apprezzare persino una storia senza pretese come questa: ci ridà il piacere di una lettura di puro svago, già da ombrellone.

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Magico Vento come Diabolik!
(c) 2001 SBE
   
 
Del resto, anche la sceneggiatura è più lineare del solito: l’intreccio segue la trama, senza troppi sbalzi temporali, il sincopato ritmo di narrazione a cui ci ha abituato Manfredi qua lascia il posto ad una narrazione più convenzionale, che comunque non vuol dire banale. Anche perché non mancano alcuni inside jokes che comunque rallegrano la lettura e ammiccano al lettore, tenendolo vigile: McGovern chiede a Poe qual buon vento lo porti nel Montana, e Poe non può che rispondere: “Un vento... Magico!”. Simpatica. E ancora più simpatica, a sfiorare l’ironia tragica, la tirata di Mary Tucker: “Il signor Shooter uccide i ladri di cavalli al primo colpo, senza farli soffrire... È molto più disumano linciarli e appenderli a un albero!”, che è appunto quello che farà la stessa signorina nei confronti del Regolatore Shooter... Insomma, stavolta Manfredi fa le cose semplici, non approfondisce molto neppure le figura di questo Regolatore, non ci stupisce nemmeno nella scelta del nome del “cattivo”, dato che Shooter significa proprio “colui che spara”, ma nemmeno ci delude, in definitiva. Anche perché, a rendere comunque interessante la lettura, c’è un altro elemento.

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Il particolareggiato Barbati
(c) 2001 SBE



DISEGNI
Giuseppe Barbati    

C’è una cosa che credo molti di noi si siano domandati, almeno una volta, a proposito delle coppie di scrittori: ma come si fa a scrivere una cosa in due? A parte l’andar d’accordo, che già par difficile. Cioè, proprio tecnicamente: cos’è, uno mette le idee e l’altro scrive? O fanno un capitolo a testa? O magari uno ha il solo compito di rivedere la punteggiatura... No, non può essere questo. Mica sono i due carabinieri della barzelletta. E allora? Cribbio, Fruttero e Lucentini. Chi dei due scrive cosa? O Gino e Michele. Mah. Uno tiene la matita e l’altro fa la punta. Mai capito. E, dico la verità, non ho mai capito questa cosa neanche per i disegnatori; okay, con gli americani si sa: uno disegna a matita e l’altro ripassa a china. Sarà così anche per gli italiani? Sarà così anche per Montanari e Grassani? Non ci credo. Perché allora non fanno tutti così? No, il vero motivo deve essere un altro, e ho sempre avuto la paura di non venire a scoprirlo mai. Né questo numero mi aiuta: Giuseppe Barbati, da sempre in coppia con Bruno Ramella, qui fa da solo. E ti aumenta le domande. Già, perché questa prova in singolo di Barbati è splendida; ti fa pensare che non gli mancava niente, che non aveva bisogno di nessuno. E non capisci perché abbia lavorato in coppia per tutti questi anni. Oh, intendiamoci, non voglio togliere niente a Ramella, anche perché in coppia i due mi hanno appena deliziato con una prova straordinaria nella saga, e perché hanno comunque disegnato cose bellissime per Magico Vento. Però il dubbio ti viene.

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Saluti dal Montana - (c) 2001 SBE

Barbati da solo è molto più “chiaro” che con Ramella: volge quasi alla ligne claire, in alcune tavole. Sorprende positivamente questa originalità di segno; e poi ci sono dettagli, prospettive, espressioni del volto, insomma, tutti i meriti della grande narrazione per immagini. Quindi un bel plauso a questo esordio solistico, nonostante la vignetta cinque di p. 41, che ci pare un po’ sbilenca. Peccatuccio venialissimo.



GLOBALE
 

Per niente denotativa, la copertina di Pasquale Frisenda, ma fortemente connotativa: ma quale Regolatore! A tenere una pistola puntata addosso al lettore che guarda (ammira) questa copertina, è lui, Frisenda! Curato, elegante, particolareggiato fino al fermacravatta, Frisenda da le carte, offre da bere la schiumante birra in primo piano e ci invita ad accomodarci; attenzione, però, dato che è un invito pericoloso... Suasivo, ammiccante, irresistibile, ma armato. Eppure ci mette anche in guardia: sembra una soggettiva di Ned, l’inquadratura, ma in realtà è proprio il nostro punto di vista, dunque attenzione a quello che vedete, cari lettori aspiranti Magico Vento... Non è la realtà, è uno specchio, ed è pure deformato. Che incantatore. Per non subire il fascino di questa copertina ci vorrebbero i tappi di cera sugli occhi, come i marinai di Ulisse nelle orecchie...
 

 


 
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