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" Il segreto di
Aiwass"



Pagine correlate:

E' tornato. Sapevamo che sarebbe accaduto. L'abbiamo sempre saputo. Tutti. Eccolo, seduto accanto ad una finestra aperta, portare lentamente alle labbra il calice ed assaporare un gusto che il tempo non è riuscito a cancellare, conservato, com'era, in una lussuosa stanza della sua memoria. Il tempo. Le lancette, fedeli ancelle, hanno scandito inesorabili il ritmo di giorni e giorni trascorsi, chiuso nella sua prigione di ferro, a studiare la parte, ad immaginare la fredda ed inebriante sensazione della vendetta. L'oscurità, nera madre premurosa, lo avvolge. Il chiarore livido della luna crea sul suo volto strani giochi di luci ed ombre che ne rendono ancor più angosciosamente tetro il sorriso appena abbozzato. I fulmini disegnano nel cielo sinistre mani deformi ed illuminano ad intermittenza l'enigmatica figura de...

Il giocatore
recensione di Fernando Congedo



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Nel silenzio della mente riusciamo a vederne la mano, intenta a voltar pagina. La punta della penna ha assorbito la giusta quantità del nero liquido, quanto basta per lasciar dietro di sè la guidata traccia. La carta, avida, beve la prima dose di inchiostro ed ha così inizio l'ennesimo capitolo di un'opera magnifica che, oramai, sarebbe assolutamente riduttivo accostare al più riuscito dei feuilleton.

"Manfredi ha dato il via ai lavori per un nuovo binario della sua personale linea ferroviaria..."
     
Gianfranco Manfredi ha dato il via ai lavori per un nuovo binario della sua personale linea ferroviaria, caratterizzata da lunghi rettilinei e continui scambi, inattese biforcazioni. All'improvviso, eccoci in un treno che non è più quello di prima, che percorre un diverso tratto. Osservando la scena dall'alto, però, non si può non notare come questo magico treno segua, in linea d'aria, il percorso di una assoluta coerenza, punto di partenza e d'arrivo di un viaggio iniziato quattro anni or sono.

Si accendono le luci, interne ed esterne, del convoglio. Come il giorno con la notte, così il sole delle vicende storiche degli Stati Uniti d'America di fine ottocento cede il passo lentamente all'avanzare, strisciante ed ineluttabile, delle tenebre fredde e profonde in cui è immersa la Volta Nera.

Preceduto dal lieve ondeggiare delle due metà, il sipario si apre. Lo spettacolo ha inizio! I primi personaggi entrano in scena, uno dopo l'altro, secondo i tempi stabiliti dal copione. Si muovono sicuri e decisi; scandiscono, da consumati professionisti, le proprie battute. Dietro le quinte, altri attori attendono trepidanti il loro momento, la propria razione di applausi, ripassando con cura la parte. Tutto deve essere perfetto. In sala, un silenzio assoluto: il pubblico è rapito dalla maestosa bellezza della trama e dalla maestria di chi calca il palcoscenico. Qualcosa spezza l'incanto. Un rumore. Non si sa da dove provenga e non promette nulla di buono. Qualcuno ha capito. Con gesti frenetici, convulsi, indica qualcosa. Il sinistro suono cresce d'intensità. Gli interpreti, immersi nella recitazione, non si sono accorti di niente. Sono tutti in scena. Le assi vibrano sotto il loro peso e...

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Il giocatore...
(c) 2000 SBE
   
La genialità di Manfredi non dovrebbe più stupire, eppure riesce a spiazzarci ancora una volta ( che genio sarebbe, altrimenti? :-) ), trasformandoci in piccoli topolini pronti a seguire l'ipnotizzante melodia del suo piffero magico. E solo alla fine del tragitto, solo all'ultima tavola capiamo ciò che è avvenuto dinanzi ai nostri occhi. Con un silenzioso fragore, il palcoscenico si è dissolto nel nulla, lasciando precipitare gli attori in un baratro che sembrava non aver fine. Sembrava. Via via illuminata dalle luci di scena, ecco emergere dal basso una nuova piattaforma, dominata da una figura china su un tavolino di legno pregiato con al centro una scacchiera finemente intagliata. Non abbiamo potuto esimerci dal tributare all'autore una lunga standing ovation quando, terminata la sua ascesa, la rossa pedana circolare, ruotando di un angolo retto su se stessa, ha tolto anche l'ultimo velo dagli occhi della nostra mente.

Ed ecco Magico Vento e Poe, Norma Snow ed i mostruosi esseri creati da Aiwass, trasformati, ignari, in fanti, alfieri, torri, re e regine. Ignari, dicevamo: sì, perchè credono di potersi muovere liberamente, in piena autonomia; ciascuno pensa di poter seguire la propria rotta, di poter raggiungere la propria destinazione. Bianchi contro neri, tentano reciprocamente di fare breccia nel fronte nemico, di prevalere gli uni sugli altri...
In realtà, pedine di un gioco diabolico e perverso, manovrate dall'abile mano dell'uomo che le sovrasta al centro della scena, seguono, ognuna, un percorso prestabilito, una sottile linea nera che le condurrà nel momento opportuno a realizzare i progetti ideati da lui, Howard Hogan, il giocatore!

"... Hogan è più forte e pericoloso che mai. La sua mente, il suo spirito, sono liberi di preparare il grande ritorno"
     
Lo specchio dell'anima è intatto. Gli occhi, accesi, fieri, intensi, sono gli unici sopravvissuti al terribile naufragio in cui sono annegati il resto del suo corpo, la sua forza, la sua imponenza. Il volto è solcato da rughe nuove e profonde, attendibili segni lasciati a testimonianza del suo passaggio dal dio Dolore. Ora, tuttavia, pur prigioniero, forse per sempre, di un'impalcatura, pur costretto su una sedia a rotelle, Hogan è più forte e pericoloso che mai. La sua mente, il suo spirito, sono liberi di preparare il grande ritorno. Nelle lunghe ed angosciose ore trascorse immobile in un letto, ha studiato il piano in ogni dettaglio, senza lasciare niente al caso. E finalmente il copione è pronto. Che il sipario si apra...

In un soggetto come al solito ricco, avvincente e vincente, estrinsecato in una sceneggiatura quasi perfetta, Manfredi serve all'affamato lettore un prelibato antipasto.
Aiwass ha giocato col fuoco e si è scottato le dita: le forze oscure da lui più volte evocate e dominate, si sono ribellate al suo volere e da padrone lo hanno reso schiavo, trasformandolo in una misteriosa creatura simbiotica, per usare la definizione del dottor Kernan.
Lo chef dimostra di sapere il fatto suo e riesce ad amalgamare l'ingrediente horror con mano ferma, senza mai cadere nella trappola di un eccessivo dosaggio. E, si sa, l'appetito vien mangiando...

Torvald Van Buren, occhialini, panciotto e pancione, è scettico. Egli, fondatore della Volta Nera, stenta a credere che la setta sia un nido di vipere, che Aiwass abbia reso uguali a sè altri "fratelli". "Ci crederò solo quando avrò visto una di queste creature con i miei occhi!", dice. Il giocatore lo aveva previsto. "Avrà le sue prove", mormora a denti stretti e nella sua testa risuona l'eco di un pensiero a lungo accarezzato: "di nuovo, da solo, sul ponte di comando! Marinai, vele spiegate verso l'isola Vendetta!". Ed ecco l'ombra minacciosa della sua mano proiettarsi sulla scacchiera ed investire di buio le pedine prescelte: Norma e Ned, Giulietta e Romeo di un amore impossibile, entrambi consapevoli del parallelismo delle rispettive, sottili linee nere, destinate ad avvicinarsi, a sfiorarsi forse, ma mai ad incrociarsi. Magico Vento, malgrado ciò, non si rassegna; ha deciso di combattere fino in fondo contro il mulino a vento: "ci ha messi nella stessa squadra", pensa, "e proteggerò fino alla fine la mia compagna".
Qui, la sceneggiatura manfrediana si guadagna il "quasi" che ho unito all'attributo "perfetta": l'autore indugia troppo nel mostrarci un Ned follemente innamorato, incapace di pensare ad altro, di cogliere il preciso avvertimento dell'attrice: "Forse sono la donna sbagliata per te... Io recito, Ned. Ricordatelo sempre." Niente da fare. Sotto gli occhi di un preoccupato Poe, lo sciamano non vuol convincersi che la donna è solo il trait d'union tra sè ed Hogan, lo strumento attraverso cui il suo nemico giurato lo chiama per servisene, per creare un'alleanza contro i nuovi, comuni avversari. Pedina e giocatore legati a filo doppio.

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... e la pedina
(c) 2000 SBE
   
Dopo il sublime Kadosh, è Poe il vero protagonista della vicenda. Anch'egli ingranaggio del complicato meccanismo concepito da Hogan, Willy Richards cerca di supplire all' "assenza" dell'amico, combatte anche per lui, raddoppia le difese, tenta disperatamente di anticipare le mosse nemiche: il gioco ( vedi MV 37/38 ) non deve ripetersi! Ma, come chi è sotto pressione, sbaglia, va in confusione, perde il bandolo della matassa. Manfredi è magistrale nel mostrarci con quanta passione Poe difenda il compagno, con quanta umanità si sforzi di proteggerlo. Applausi. Scroscianti.

Hogan vince la partita su tutti i fronti, mettendo fuori gioco anche i servizi segreti federali. Dick Carr, il trasformista del senatore Fulton, marca stretto prima Norma Snow, insospettito dal suo ritorno in teatro, poi l' "attore" Peter Naylor. Suicidio tattico. Lester, il tranquillo impresario, sfiora il goal della vittoria, consentendo alla propria compagine, ai mostri creati da Aiwass, di mettere in guai seri lo sciamano bianco dei Sioux...

Scacco matto! Il giocatore, con movimenti faticosi ma solenni, si allontana dall'elegante scacchiera di legno pregiato. Ha in mano qualcosa. La mostra al pubblico. Sembra una delle pedine. No. E' la pedina. E' Boris! Sipario. Nero.

Le luci artificiali sono ancora accese. La fine del tunnel è lontana. Seduti comodamente sui lussuosi sedili di questo treno di prima classe, dondolati dolcemente dal vagone, osserveremo cadere l'inarrestabile sabbia del tempo, cercando una risposta per ognuna delle domande che, simili a tante piccole lampadine, Manfredi ha acceso nella nostra mente. Chi sono, cosa sono gli antichi nemici dei Sioux risvegliati da Aiwass, di cui parla Cavallo Zoppo? In che modo quest'ultimo ha salvato Ned nello scontro con Boris, che lo aveva imprigionato con il suo sguardo? "Questo è solo il principio, Poe...". Magico Vento ha ragione. Il viaggio è ancora lungo. Noi, comunque, non abbiamo alcuna fretta...



DISEGNI
Luigi Piccatto e Cristiano Spadavecchia    

Se è vero il detto secondo cui "anche l'occhio vuole la sua parte", allora possiamo ben dire che i nostri, terminata la lettura della storia, erano tutt'altro che pienamente soddisfatti. La coppia in questione, esordiente sulle pagine di Magico Vento, non convince, offrendo una prova appena discreta, valutabile attraverso diversi piani di lettura.

A differenza di quanto accade in altri famosi binomi bonelliani come Barbati & Ramella o Montanari & Grassani, i due autori dimostrano di non essere ancora sulla stessa lunghezza d'onda e peccano nella organizzazione del lavoro: sarebbe stato decisamente più opportuno che fosse il solo Piccatto, già alla sua terza storia per MV, a disegnare i personaggi cardine della vicenda. Così non è stato.
Risultato: Spadavecchia, pur sforzandosi di imitare lo stile del collega, paga inevitabilmente lo scotto di una notevole inesperienza, realizzando fisionomie ( in particolare il volto di Magico Vento: pag.16, vign.5 e pag.78, vign.3 ) spesso troppo lontane dagli standard grafici cui siamo abituati.
Piccatto, dal canto suo, cede sovente ad una inspiega-
bile fretta che lo porta a curare poco i dettagli e gli sfondi di numerose vignette. L'artista torinese, però, si riscatta con una magistrale interpretazione di Hogan: qui, il suo tratto spigoloso, nervoso, consente alla psicologia ed alla forza interiore del personaggio di manifestarsi in tutta la loro variegata complessità.



GLOBALE
 

Dinamica: questo l'aggettivo atto a qualificare la bella cover di Pasquale Frisenda. Fedele ai canoni del perfetto copertinista, egli cattura l'attenzione e la curiosità del lettore e senza anticipare niente lo spinge a capire il perchè della situazione raffigurata. L'ennesima conferma di un artista da tempo consacratosi in questo ruolo come uno dei migliori. In assoluto.

Le illustrazioni di Frisenda sono indubbiamente parte essenziale della potente struttura muscolare che consente alla creatura di Gianfranco Manfredi di scalare vette sempre più elevate, meritando giustamente la maglia rosa del fumetto italiano.
E se si aggiunge che non soffre di vertigini...

vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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