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" I quattro sciamani"

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Un noto chimico cercava nel 1866 la struttura molecolare degli idrocarburi. Un giorno, siccome al suo tavolo il lavoro non progrediva, si coricò sulla poltrona innanzi a un fuoco e si addormentò. In uno stato onirico vide un simbolo ben conosciuto, l'ouroboros, il serpente insieme bianco e nero che morde la sua coda. Dopo Zosimo di Panopoli (300 d.C. circa), l'immagine interviene nell'alchimia per rappresentare la coincidenza dell'inizio e della fine, tanto quanto l'identità del tutto e della parte. Svegliatosi il chimico non scacciò il sogno come si fa con una mosca fastidiosa depositatasi sul naso. Tantomeno si adagiò su interpretazioni prefabbricate. Così si rese conto che i sei atomi di carbonio e di idrogeno non erano disposti secondo una struttura lineare come erroneamente si riteneva. Il benzene può essere rappresentato da un esagono che alterna legami semplici a legami multipli. L'ordine circolare degli atomi, scoperto da Friedrich August Kekulé von Stradonitz, è oggi noto a tutti come...

L'anello del benzolo
recensione di Daniele J. Farah




TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

"I quattro sciamani" è un episodio che si può definire "storico" per eccellenza. Gli avvenimenti narrati sono infatti realmente accaduti e, per come ormai l'autore ci ha abituati, sappiamo che poche e strettamente necessarie sono le libertà narrative che si è preso. Nella posta di Poe un lettore chiede se Hogan in futuro diventerà Presidente degli Stati Uniti. La risposta che viene elargita è che essendo Hogan un personaggio di fantasia non può prendere il posto del Presidente Ulisse Grant, che è un personaggio reale. La risposta è valida, ma forse non esaustiva. A noi viene da aggiungere che il motivo per cui non ci potrà mai essere un Presidente degli Stati Uniti d'America "che porta il nome" di Howard Hogan è perché le avventure di Magico Vento si muovono nella nostra linea temporale e non in una realtà temporale alternativa in cui magari gli indiani non saranno sterminati, George Washington viene ghigliottinato e Napoleone è dotato di poteri sovrannaturali di persuasione occulta, come accade nella trilogia de "Il Settimo Figlio", di Orson Scott Card.

"Magico Vento si muove come un abile sciatore su una complessa "pista nera" in cui la storia umana è rappresentata dalla vasta ed immacolata distesa di neve."    
Ma allora come fa Magico Vento ad interagire con personaggi storici evitando che anche il suo nome venga scritto nei libri di storia? E' semplice! Magico Vento si muove come un abile sciatore su una complessa "pista nera" in cui la storia umana è rappresentata dalla vasta ed immacolata distesa di neve. Dei paletti ne definiscono il percorso obbligato che si dipana in mezzo alla storia scritta. L'abbattimento di qualche paletto non comporta alcuna penalità. L'importante è che nessuna porta deve essere assolutamente saltata, pena: la squalifica del concorrente. Con un abile lavoro, Manfredi fa quindi muovere il suo personaggio sempre più vicino alle bandierine per dare a noi il senso del brivido e l'emozione che tutto può essere fattibile.

Questa pista nera, possiamo anche chiamarla "fessura del possibile". Magico Vento si muove infatti in quella intercapedine del non-noto in cui si muovono quegli uomini che Nietzsche definiva "scarti di fabbrica". Col suo lavoro, Manfredi sembra dimostrare di non credere a questa definizione così poco felice, che identifica coloro le cui esistenze si smarriscono nell'oblio che avvolge la memoria storica. Infatti Manfredi ci mostra un uomo che pur non essendo passato alla storia, è stato capace di percorrere un sentiero di crescita personale che lo ha reso unico e speciale.

Anche semplicemente dalla cover è possibile fare a priori considerazioni seppur vaghe, di questa storia. La storia doppia "La via oscura" e "Sipario nero" (MV 37/38) ci mostravano un Magico Vento la cui figura di uomo di spirito è esplicitamente ritagliata su quella del Cristo. Se dilatiamo la metafora ed abbracciamo anche l'episodio in analisi, ci rendiamo conto che gli altri tre sciamani che oltre a Ned sono presenti in questa avventura, possono essere equiparati alle figure dei tre Re Magi. Sulla base di questa similitudine, è così possibile giocarsi la carta dei "doni" che questo albo sembra averci regalato. Eccoli quì di seguito:

L'INCENSO: Incidendo la corteccia della nostra mente, consente al nostro burseraceo cervello di far scaturire un fumo che ottunde. Il fumo infatti inganna ed offusca il nostro raziocinio guidandoci verso false mete. Questo è il dono di Lungo Sacerdote. Non è un dono da poco: solo venendo ingannati, possiamo comprendere il valore della sincerità. Percorrendo la via della sincerità siamo pronti per ricevere gli altri doni.

La MIRRA: Incidendo il nostro orgoglio, fa scaturire una gommaresina profumata. E' il profumo del coraggio che ci spinge a correre in aiuto dei bisognosi, a scapito anche della propria vita. Chi è animato da questo fuoco, viene seguito dai puri di cuore. Questo è il dono di Cavallo Pazzo: un uomo che ha dimostrato di essere capace di un atto di misericordia come versare acqua ad un nemico che chiede acqua, ma è anche capace di versare aceto nelle ferite di chi, con mordace cattiveria, gli chiede guerra. Ecco che con il coraggio, l'audacia e la misericordia, le nostre narici possono infine respirare il profumo della vittoria.

L'ORO: Per estrarre l'oro si incide la roccia che funge da cassa toracica per il cuore della Terra. Toro Seduto incide il nostro cuore e ne fa scaturire il minerale più prezioso: la pace! Non può esserci pace se non vi è equilibrio nel nostro cuore: la tranquillità dei battiti che si può avere solo con l'abbandono dell'ansia. Una pace che non è assenza di conflitto, ma è quell'armonia invisibile generata dall'assenza di prevaricazione fra i contendenti di questo "polemos" implicito e necessario. Questo e nient'altro è il dono di Toro Seduto.

Il VENTO: Infine il dono più ambito e immateriale: il vento si infila nelle fessure della nostra mente e fa volare l'aliante della nostra fantasia. Non lo possiamo afferrare con una mano, non lo possiamo sottomettere ed è sordo alle nostre preghiere. Ci consente di assistere alla Storia, diventandone parte: cavalchiamo con Cavallo Pazzo e ci adiriamo con Lungo Sacerdote. Al fianco di Toro Seduto noi ci adagiamo e contemplando la Storia Che E', con lui fantastichiamo sulla Storia Che Poteva Essere. Solo in questo modo avremo i giusti strumenti per intervenire nella Storia Che Sarà. Questo è il dono di Magico Vento.

Questi sono i doni di Gianfranco Manfredi.

Molti altri sono i personaggi storici presenti in questa avventura. Fra i più rappresentativi vi è la figura di William Henry Jackson il fotografo, ma anche un personaggio apparentemente di contorno come l'indiano Molti Pidocchi, è realmente esistito. Quello di Manfredi è stato un meraviglioso lavoro di ricerca con una brillante commistione di elementi di pura fantasia.



DISEGNI
Luigi Piccatto    

Piccatto è un ottimo disegnatore. Dopo "Gli spietati" (MV 23), questa è la sua nuova prova con Magico Vento. A lui è stato affidato un episodio storico. Lo stilema di Luigi è facilmente riconoscibile, soprattutto per il modo in cui delinea i volti. Questa sua caratteristica, può piacere, come può anche non piacere. La fronte di tutti i personaggi è sempre molto alta e le arcate sopraccigliari sono mostrate sempre con un tratto indurito e spigoloso. Questo rende i volti costantemente imbronciati e seriosi, anche quando le labbra sono stirate in un sorriso. Ne consegue che la gamma delle espressioni risulta estremamente limitata. Se ci si abitua alla scelta grafica di quest'artista del fumetto, la lettura scorre piacevolmente.



GLOBALE
 

Bello il lavoro di Frisenda. La presenza di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Lungo Sacerdote, sulla copertina di una testata a fumetti, non può che stuzzicare l'interesse dei lettori. Anche l'ambientazione in mezzo ai geyser è azzeccata. La visione veramente determinante non è però quella degli scheletrici militari, ma quella del serpente. Riguardo al modo in cui il "serpente che si morde la coda" apparve al chimico tedesco, ci sono altre versioni. Una di queste afferma che il rettile, messaggero di conoscenza, apparve nella mente di von Stradonitz in stato di veglia. Comunque andò, si trattò di una sorta di visione. Aver capito la verità che si celava dietro alla forma, consentì a von Stradonitz di passare alla storia.

Più o meno, con le date ci siamo. Dopo aver fatto visita al buon Kekulé il serpente deve aver fatto una capatina nella zona vulcanica dello Yellowstone. E' improbabile che si possa aspirare al Premio Nobel per aver rilevato un simile elemento, ma se anche in questo contesto osserviamo bene "la forma" del serpente (vignetta 3 di pag 32), senza lasciarci distrarre dalla sua natura venefica, ci renderemo conto che la postura che assume è proprio quella del bastone di comando usato dagli akicita. Tale bastone rappresenta simbolicamente il vero potere di Toro Seduto. Sarà attraverso l'uso oculato di questo potere che questo saggio capo indiano riuscirà a vincere il conflitto. Un conflitto che non è basato sulla pura logica della superiorità numerica, ma sulla logica della profondità spirituale.

Lungo Sacerdote ha creduto di saper guidare un'automobile. Per dimostrarlo, l'ha posta sulla cima di un pendio e poi l'ha spinta in discesa. Troppo tardi si è reso conto di non essere capace di fermarla. Toro Seduto, non ha solo dimostrato di conoscere l'arte del "sapersi fermare". La visione del serpente dimostra che conosceva anche quale fosse il giusto combustibile per spingere la macchina della pace anche in salita.
 

 


 
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