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" L'incendio
di Chicago"


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Che botta!

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Light my fire!
recensione di Giuseppe Pelosi

Chi semina fuoco raccoglie Vento, Magico Vento: Chicago delenda est, Hogan vuole mettere gli alberghi in Bastioni Gran Sasso, ma prima deve togliere le case, e questo non è Monopoli, anche se il cattivo gioca da capitalista... E allora che Dio abbia pietà di noi, perché giochiamo col fuoco.



TESTI
Sog. e Sce.Gianfranco Manfredi    

S’ i’ fossi foco, ardere’ il mondo,
S’ i’ fossi vento, il tempesterei.

Hogan come Nerone, incendia la città e gode; non canti, non folle poesia, non musica di cetra o lira che sia, ma bieca speculazione edilizia. La finzione incontra la realtà, il fumetto si fa Storia, si insinua nelle pieghe del mistero, del non detto e del mai saputo, abbatte il muro di gomma e fornisce la sua spiegazione fantastica: l’incendio di Chicago non fu un caso, e questo lo dicono anche i libri, ma ci vogliono i fumetti per spiegarci che sotto la cenere covava il signor Hogan. Altro che la mucca: è stato Hogan a incendiare Chicago, e forse se Prometeo lo avesse saputo non avrebbe rubato il fuoco agli dei...

"Altro che la mucca: è stato Hogan a incendiare Chicago, e forse se Prometeo lo avesse saputo..."
   
Ma chi gioca col fuoco brucia se stesso, e Hogan arde di follia: chi è Ned per lui, e lui per Ned? Affronta i tuoi fantasmi, signor Hogan, perché la notte è lunga, e fa ancora caldo: è il Vento che alimenta la Fiamma, ma se il Vento è forte la Fiamma si spegne. Ma sarà spenta veramente? Ned augura a Hogan un buon viaggio all’Inferno, ma forse dimentica che l’Ade è pieno di zolfo, e il fuoco è ignifugo per natura: non era fumo quello che usciva dalla diligenza su cui è caduto Hogan? E dove c’è fumo... Brucia, Hogan, brucia, e passa per il camino. Ned-Edipo ne ha ucciso un altro, forse.

(24k)
Questa non è la morte di Hogan
(c) 2000 SBE

Del resto non è lui che si sente figlio, è Hogan che si vuole padre, sino all’allucinazione, sino a perdere il controllo, sino alla pazzia che terribile lo coglie: Hogan si è combusto il cervello. Zot. Tanto fumo e niente arrosto: quella di Hogan era una gravidanza isterica, Ned non ha riconosciuto la figliolanza. Ma come? Tutto può essere finito così? Fuochi d’artificio senza il gran finale? E il botto? Il mondo finisce con uno schianto, non con un pianto... Il lettore non si capacita, si lamenta per come Manfredi brucia i suoi personaggi. Un bel falò sulla spiaggia, come in colonia. Ma ci si lamenta solo perché questa volta non si vorrebbe tornare a casa. E aspettare un anno prima di una nuova estate calda. Prima di un nuovo falò. D’accordo, vivremo un anno di più, ma pioverà... Il vostro umile recensore, che non vuole essere il Bertoncelli dei fumetti, intuisce solo che la pazienza pagherà; se avessimo saputo tutto ora, sarebbe stato comunque peggio. Insomma, ci dobbiamo tenere la rabbia di non aver saputo niente, in realtà, tutto è ancora avvolto nella fuliggine, e dobbiamo pure essere contenti così, perché sappiamo che presto farà ancora caldo.

Può bastare una storia fiammante per fare un buon lavoro? No. Bisogna scriverla bene. E qui Gianfranco Manfredi arroventa la punta della sua penna e ci offre un incisione, una stampa a caldo, un lavoro di cesello: una sceneggiatura magistrale, brucianti colpi di scena, che però lasciano una sete inesausta, un’arsura da siccità. Vogliamo ancora la storia, e naturalmente la vogliamo leggere di fianco al focolare, in compagnia della nostra pipa preferita, e, alla faccia del Codacons, la domanda che sorge spontanea è una sola: qualcuno ha da accendere?



DISEGNI
Barbati e Ramella    

Barbati e Ramella sono i disegnatori di Magico Vento che hanno realizzato più numeri; ma qui, anche loro, fanno fuoco e fiamme . Mai bravi come in questo numero, per il quale si sono documentati tantissimo, sui luoghi originari, col repertorio di foto d’epoca, benché sfuocate dal tempo. Ma ci pensano loro a mettere a fuoco le immagini, e il rosso fiamma si fa magico bianco e nero, ovviamente disegnato col carboncino (tanto per dire). Impressioni al levar del sole. Ti accendono. E a nessuno dei lettori può venire in mente che da grande vuole fare il pompiere...



GLOBALE
 

Prima copertina di Pasquale Frisenda. La prima impressione, a caldo , è che realizzare copertine è molto difficile, non è come disegnare una storia, è un altro tipo di immagini quello che si deve cercare. E bisogna stare attenti a non mettere troppa carne al fuoco : forse la copertina in questione è eccessivamente ricca: la città che brucia, Magico Vento in primo piano, Hogan sulle scale; su cosa focalizzare la nostra attenzione? Proponiamo sull’insieme, che resta splendidamente equilibrato, e con un contrasto luce-ombra affascinante. E si può solo migliorare. Scura, la copertina, eppure illuminante. E dalla valutazione positiva del globale non possono rimanere esclusi i mille rimandi interni alla saga, che ancora una volta si incastrano perfettamente nel mosaico, con riferimenti a episodi passati, con il ritorno di personaggi già amati, come Dick Carr, qua in panni inediti. Un caloroso grazie a chi ci regala tutto ciò.
 

 


 
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