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" Fort Ghost"

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Danze Macabre
recensione di Simone Martelli

Un'esplosione misteriosa... Un solo superstite... Un giornalista ficcanaso sosia di Edgar Allan Poe... Una sporca speculazione... Magico Vento è stato scelto dal Grande Spirito, ma qual'è il suo passato? Il segreto che si nasconde a Fort Ghost potrà diradare le ombre?



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Partono le danze in questo west da incubo ed è un ballo macabro come quello dei soldati di Fort Ghost. Come avrete senz'altro capito dai voti il numero mi è piaciuto molto anche se sicuramente non è esente da pecche.

Partono le danze in questo west da incubo (..)
   

Cominciando dal soggetto che deve per forza di cose ridursi a 98 pagine (le prime!). Positiva la scelta di far assistere alla "nascita" del protagonista. Per essere un "numero 1" è una buona storia: c'è l'intrigo col corrotto uomo d'affari (eh, quanti ne ha ammazzati Tex!) c'è il disperato col figlio-mostro, ci sono gli spettri (o zombies) assetati di vendetta. Gli spunti sono numerosi e sicuramente interessanti, poichè è sicuramente stimolante questa contaminazione "western-horror" se non scadrà nello splatter fine a sé stesso.

L'appunto principale che si può fare a questa sceneggiatura ci riconduce al problema appena esposto: tanto da raccontare e spazio ristretto. Un buon sceneggiatore deve saper mediare, in questo caso Manfredi se la cava con qualche "sbucciatura"... Il voto alto è giustificato dalla scelta, azzeccatissima, delle sequenze e della scelta dei tempi, entrambi elementi fondamentali per creare la tensione e la suspence d'obbligo in questo tipo di fumetti.

"Poe" è da subito un buon personaggio, equilibrato, che si regge benissimo tra acume investigativo e scarsa prontezza di riflessi, anche se riesce, nel finale, in un colpo degno del miglior Tex!... Magico Vento appare invece monolitico, statuario ed anche un po' troppo senz'anima (vabbe' che gli manca la memoria però...). Me lo aspettavo, credo sia sempre un problema fisiologico legato agli "inizi"; da segnalare un lampo che mi ha piacevolmente impressionato. Ad un certo punto, un certo personaggio (negativo) sta morendo colpito da MV, ebbene il nostro non fa una piega. Lo tratta come si trattano le carogne nel selvaggio west...

La storia galoppa verso un finale da resa dei conti, forgiando una nuova coppia di protagonisti interessante e finalmente diversa dal cliché eroe-spalla perchè credo che il nostro Poe abbia molte potenzialità...



DISEGNI
Jose Ortiz    

Jose Ortiz è un grande disegnatore! Se non avete mai visto nessun altro lavoro, magari in coppia con Segura, questa storia lo dimostra chiaramente. Tanto per cominciare i volti, veicolo primo per comunicare emozioni, sentimenti dei personaggi: Poe è volpe e tacchino, Magico Vento è esausto, semi-morto, trasognato, spietato. Lomax è distrutto, crudele, sadico... E così via, in una carrellata di volti e sguardi che colpiscono per espressività.

La notte incombe minacciosa nel finale, ed il giorno è un giorno grigio, pesante. Avete presente il film di Clint Eastwood, "Il cavaliere pallido"? (se la risposta è no, vedetelo!) Si respira nei disegni di questo Maestro la polvere della ghost town. Si può quasi toccare l'aria greve che si respira nel vagone assieme ai soldati.

n.1 (cliccare 52k)
tavola di J.Ortiz
(c) 1997 SBE

Come inizio non ci poteva essere di meglio. Per quello che mi riguarda, pochi in casa Bonelli possono essere considerati alla pari di Ortiz (Villa, Roi, Ticci, Alessandrini, l'ex Castellini) Aspettiamo il prossimo disegnatore al varco...



GLOBALE
 

La copertina n.1 è efficace e molto ben disegnata. Bravo Venturi! Bel volto e soprattutto non assomiglia del tutto all'ultimo mohicano filmico... Bei colori e nuovo font grafico per il nome della testata che non mi dispiace affatto pur essendo io un tradizionalista (che volete, ho imparato a leggere con Tex...) E vedendo la preview del n.2 (sì lo so, mi dovrei attenere a questo numero e basta) secondo me abbiamo trovato un'altra bella serie di copertine (come Tex, appunto)

Visto che questa è anch'essa la prima recensione aspetto le vostre critiche ed i vostri commenti... alle mie osservazioni
 

 




L'emozione del numero uno.
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commento di Paolo Ottolina   (23.06)

Un numero 1 da sviscerare, che bello! Partiamo dalla confezione: la cover è "cartonata" (stile Zagor, Mr.No, Tex, Dylan Dog...) e non "lucida-cerata" (stile Nathan Never, Legs, Nick Raider...): un ritorno al passato rispetto alle ultime uscite? La grafica è minimale, impostata alla leggibilità del titolo; per il logo non mi sembra che i grafici abbiamo prodotto incredibili sforzi (Corteggi sapeva inventare lavori ben più personali e fantasiosi, v. il bellissimo logo di Mister No). Scialbetta l'illustrazione di Venturi, che sa tirar fuori ben altre cose (già quella del n.2 sembra assai più dinamica e potente): per un nuovo fumetto la copertina del primo numero gioca un ruolo fondamentale pressso i lettori occasionali, e occorreva studiare qualcosa con più impatto.

Come tutti (immagino), ho aperto questo "Fort Ghost" forte di alcuni pregiudizi: che Manfredi non è il mio massimo come sceneggiatore; che né il western né l'horror sono due generi per cui mi strapperei le vesti di dosso; che questo incontro tra i due generi non mi sembra un idea del tutto geniale; che il nome del protagonista, più che ispirarmi epico eroismo, mi fa pensare a un maleficio che scatena problemi di aerofagia; che il fumetto italiano di oggi non aveva bisogno di una serie con queste caratteristiche (ma spero di essere smentito).

Probabilmente per questo scetticismo di fondo, Magico Vento mi ha piacevolmente sorpreso. Gianfranco Manfredi, con un personaggio tutto suo, sembra marciare verso una piena espressione delle sue potenzialità di fumettista, che aveva solo sfiorato su Dylan Dog e Nick Raider (pur tirando fuori alcune storie molto buone): i dialoghi sono secchi, taglienti, ben costruiti, un riuscito mix tra la verve di Sclavi e l'impronta cinematografica di Berardi (per citare due maestri dei 2 generi cui attinge MV). Ortiz è un maestro e lo dimostra. La storia, pur non facendo urlare al miracolo, funziona bene e Manfredi opta per una particolarità: a differenza della tradizione Bonelliana, decide di rivelarci tutto (o quasi) il passato del protagonista.Il bello smemorato bianco adottato dagli indiani poteva fornire flashback e storie retrospettive per una bella manciata di numeri, Manfredi poteva tirarla molta lunga: e invece decide di tagliar corto. Coraggiosamene, perché si preclude un bel po' di storie da "anniversario" e, al primo numero, decide di far fuori una delle possibili nemesi di Magico Vento, quel ten.Lomax colpevole del suo destino. Se c'è un appunto da muovere al soggetto è che, a ben guardare, la componente orrorifica della storia sembra posticcia, appiccicata "con lo sputo" a una storia che funzionava benissimo senza: ma questo è un western-horror, per cui...

Insomma, Manfredi sembra in palla, il pool grafico da leccarsi i baffi (per chi ama il Milazzo-style sarà una festa: arrivano Ramella, Barbati, Frisenda, Parlov, Raffaelli): Magico Vento c'è, ma ci saranno i lettori?


Poe, il protagonista.
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commento di Marco Migliori   (21.06)

Sembra che la Bonelli abbia imparato la lezione del Nick Raider n.1 che, impoverito dai non soddisfacenti disegni di Gustavo Trigo, ha probabilmente contribuito molto a allontanare potenziali lettori dalla serie. Stavolta il difficile compito viene affidato a Jose Ortiz, autore non certo sconosciuto del fumetto mondiale: basti pensare che ha disegnato un Texone ;-).

Se i disegni sono a mio avviso ottimi e perfettamente adatti al tema della serie, non si puo' dire altrettanto purtroppo della sceneggiatura. Un racconto che non e' certo spiacevole, e che introduce un personaggio a mio avviso molto interessante, Poe, seppur mettendo in compenso non in primissimo piano il protagonista.

Il punto e' che da questa lettura non ho ricavato nessun vero motivo di interesse per seguire una serie che secondo gli standard bonelliani dovrebbe essere, vendite permettendo, infinita.

Diverso sarebbe se questa invece che essere una serie, venisse presentata e costruita come una miniserie (o comunque non infinita) di N episodi, in cui i personaggi e il contesto maturano velocemente fino ad una conclusione definitiva. La cosa che piu' apprezzo nei manga, e' infatti la loro costruzione (di solito) da parte dell'autore come serie con un inizio ed una fine. Questo permetterebbe ai lettori di non dover seguire serie infinite che solo raramente giustificano questa caratteristica con un dignitoso standard duraturo di qualita', e all'autore di seguire completamente (senza comproprieta' con altri sceneggiatori) la sua "creatura".

So gia' che la Bonelli predilige la sua linea tradizionale, e del resto se un personaggio vende, nessun editore si sognerebbe mai di terminarlo... Tuttavia quello che ho scritto e' il motivo per cui NON comprero' Magico Vento. Aspetterò che la serie venga chiusa (per probabili scarse vendite) per comprarmi gli arretrati visto che i disegnatori dello staff sono quasi tutti notevoli e ne vale la pena.

Spero per Manfredi di essere pessimista.. ma la penso cosi'.


Prima del vento l'uragano.
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commento di Gianluigi Fiorillo   (24.06)

Sempre difficile giudicare il primo numero di una serie: di solito è l'albo in cui si costruisce il background del personaggio principale e del mondo che lo circonda. Devo dire che ho saputo più cose dall'uragano di anticipazioni che ha preceduto Magico vento che dalla lettura di questa storia. Anzi alcuni elementi che non sono stati completamente svelati nel primo numero, ad esempio l'esistenza del frammento di metallo che dà a Ned capacità divinatorie, sono stati già divulgati (sbagliando dico io).

Per il resto finora un classico western con non più elementi esoterici di quanti se ne possano trovare in una storia con Tex e Mefisto. Molto bella la scenografia: particolari quali le mosche nel treno, la fumeria d'oppio, il cacciatore incallito, il motel in rovina danno tutti quel senso di decadente che fa tanto "vecchio west".

Devo dire però che mi aspettavo qualche novità in più sin da subito: Ned Ellis mi sembra già il classico tipo che non sbaglia mai, un Tex indiano per dirla tutta, con mira ed presentimenti infallibili. Spero che i prossimi numeri riescano a giustificare l'uscita di questa nuova serie con argomenti migliori che non un western con un po' di sfondo psicologico.


Come è dura l'avventura.
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commento di Mauro Traversa   (24.06)

Esordio tranquillo che non fa gridare al miracolo (ma come e' difficile farne ormai di miracoli, soprattutto se ci si attiene ad un genere, il western, che, se non ha detto tutto, ha comunque detto molto), e non fa gridare alla totale delusione.

Il nostro eroe esordisce da uomo che ha perso la memoria e non ricorda nulla del suo passato; ma ci vogliono poche tavole per sapere poi tutto: Magico Vento e' solo un marmittone come tanti altri. Mi sembra una clamorosa occasione sprecata da parte degli autori!! Molto piu` interessante sarebbe stato, secondo me, tenere alta la attenzione e la curiosita` dei lettori su questo aspetto amministrandolo con sapienza e aggiungendo in ogni numero qualche elemento, inquietante o meno, destinato a far luce sul suo passato. Ma ormai e` andata cosi`. Ora rimane probabilmente solo la riga di killer che il capo dei cattivi inviera' contro Magico Vento, un po' alla volta.

Il protagonista sembra essere un po' cupo, e questo alla lunga puo' stancare, mentre la spalla e' un cittadino. Ma il contrasto e la differenza di mentalita' tra Poe e l'uomo dell'Ovest non e' particolarmente messo in risalto. I dialoghi veloci ma non troppo brillanti. La componente horror sembra infilata di forza in una storia non troppo lontana, esordio a parte, da quelle classiche texiane. Molto valido e' il disegno che crea particolarmente bene l'atmosfera desiderata.

Infine considero il fatto di mantenere una storia confinata nei rigorosi limiti di 98 pagine molto penalizzante anche se questa scelta, dettata forse anche da motivi pratici, e' ormai consolidata da tempo in casa Bonelli.

La seconda storia sembra invece molto zagoriana. Staremo a vedere. In conclusione sufficiente come esordio, ma adesso c'e' molto lavoro da fare per farsi largo nel mondo bonelliano.

 
 


 
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