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" Il collezionista"

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Poe furioso

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I collezionisti sono un gran bel problema per la società moderna: si aggirano famelici per le mostre mercato, aguzzano la vista e si perdono in estenuanti trattative. Venderebbero la mamma pur di mettere le loro mani sudaticce su un esauritissimo manga della Granata, su un Tex d'annata, sul numero zero di Nathan Never. Sono la manna dei venditori di fumetti e la dannazioni dei (loro) portafogli. E se Magico Vento ne incontrasse uno?

Chi di cera ferisce, di cera finisce
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Volevate il western-horror? Lo volevate davvero? Eccovi accontetati: un episodio di pura e sana avventura, senza implicazioni alcune con miti indiani né elementi socio-culturali della frontiera. Non che ci sia penuria d'azione quando ai testi c'è Gianfranco Manfredi, ma stavolta la storia è, da capo a fondo, un spettacolo pirotecnico di polvere pirica e rosso sangue.

Western-horror, dicevamo: questa storia è un mix dei due generi, a tutti gli effetti. Uno degli archetipi della frontiera, il pistolero impegnato a duello, è accostato a uno spunto che più volte fa capolino nella cinematografia dei b-movies orrorifici: il museo delle cere. La statua di cera, inquietante simulacro umano, così simile ai viventi eppure inanimato, è qui sfruttato come ossessione del pazzo e potente Sir Richard Scott. La condizione in cui i nostri eroi finoscono per trovarsi non è poi distante dalla classica "caccia alla preda umana" tanto amata da Guido Nolitta: i buoni hanno le spalle al muro, in balia di un cattivo apparentemente inattaccabile, ma che non ha fatto i conti con la tenacia e la fantasia degli eroi.

Una situazione così pressante per i buoni garantisce di per sè una buona suspense (a differenza di altri episodi, in cui il plot scivola verso uno scontato duello tra l'imbattibile Magico Vento e gli sventurati mostri che gli si parano davanti). Peccato che Manfredi ricorra a un trucco già visto e piuttosto prevedibile (la morte apparente dell'eroe con il pard e i lettori lasciati ignari), ad esempio per tutti quelli che si sono gustati "L'inferno dei vivi" su Zagor (n.20/21, 1967!!). In più appesantisce il tutto nel post-finale con macabra pena del contrappasso: uno finalino che ha già fatto il suo tempo su Dylan Dog, e che ci piacerebbe non ritrovare anche su altre testate.

La parte migliore della vicenda è senz'altro la prima
   

Per cui, la parte migliore della vicenda resta senz'altro la prima, in cui Manfredi sfrutta la sua abilità nel costruire il cast, introducendo le figure di Freeman, di Cain, di Sir Scott e di tutti gli altri, eccentrici, pistoleri. Non mancano, come in tutte le storie dell'ex-cantautore, facilonerie e aspetti censurabili: la scenetta in cui i sanguinari pistoleri chiacchiarano amabilmente a quattr'occhi sa veramente di "ecco, cari lettori, ora vi presento tutti i bruti della storia", condita pure di "e notate come li ho fatti strani e bizzarri, gli ho dato pure dei bei nomi: il pelato l'ho chiamato Skull, l'elegantone Glove, il fanatico religioso Eye, etc. etc.".



DISEGNI
Eugenio Sicomoro    

(19k)
Poe si arrabbia! Disegno di E.Sicomoro
(c) 1998 SBE
   
 

Le tavole di un pur affermato disegnatore come Sicomoro si prestano perfettamente a suscitare un giudizio controverso nel pubblico. I suoi detrattori ne sottolineeranno i volti stereotipati (notate come tutti visi siano ellissi oblunghe con orecchione a sventola), la rinuncia un po' troppo sistematica allo sfondo nelle vignette (notate quanti sono i fondi completamente bianchi), gli occhi perennemente chiusi (Magico Vento sembra il Mystère di Alessandrini!) e certe espressioni ingrugnite all'eccesso.

I suoi sostenitori, al contrario, si lasceranno irretire dal suo personalisimmo tratteggio, caldo ed elegante; si faranno conquistare dalla precisione delle sue figure e soprattutto si stupiranno di fronte alla maestria nel far recitare i personaggi. Sguardo, gocce di sudore, digrignare di denti, ciocche di capelli scompigliati: tutti gli elementi "recitativi" dei volti sono giocati con grande perizia. A guadagnarne più di tutti è una figura più buffa e meno monolitica come Poe: assonnato a pag.21, pensoso a pag.35, furibondo a pag.79. Tutte le sfumature emotive di un personaggio bello e complesso come il pard di Ned stavolta risaltano al massimo grazie al disegno.

Essendo iscritto al "Club sostenitori Sicomoro" trovo il suo esordio magicoventoso decisamente positivo, pur reputandolo un pelo inferiore al suo Martin Mystère Gigante, albo su cui, non a caso, ha lavorato per anni.



GLOBALE
 

Manfredi comincia a prendere le misure alle sceneggiature a fumetti, a capire che non è la stessa cosa scrivere per un telefilm, per un romanzo e per una pagina con le nuvolette. Per cui anche una normale storia d'azione come questa diventa, tirando le somme, godibile e scorrevole, seppur con qualche pecca.

Il passato di Ned si srotola, pezzo dopo pezzo, davanti ai lettori e, vista l'elevatissima qualità dei disegni, la testata resta una di quelle da seguire, illuminata anche dalle belle cover di Andrea Venturi.
 

 


 
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