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" La grande visione"


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Nei mocassini di un altro
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

A distanza di pochi mesi da "Cielo di piombo" (MV 12), ecco un altro albo davvero notevole! Notevole per la perfezione della struttura narrativa con la quale è presentata la storia, per la credibilità dei personaggi, per la bellezza di qualche specifica tavola... Ma soprattutto notevole per il modo "originale", intelligente e accattivante col quale Gianfranco Manfredi ci parla della questione indiana.

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La copertina del n.1 della Storia del West
(c) 1967 SBE
   
 
Alla fine degli anni '60, prima ancora che ad Hollywood si cominciassero a produrre film western nei quali veniva denunciato in maniera esplicita il genocidio delle tribù indiane da parte dei bianchi, Gino D'Antonio aveva già scelto di presentare il popolo rosso come il vero protagonista della sua Storia del West (significativa la scelta dell'immagine di copertina del primo numero della serie). Di fatto, però, era seguendo le peregrinazioni dei vari membri della famiglia McDonald che i lettori potevano assistere ad eventi storici come i massacri di Sand Creek e di Wounded Knee.

Qualche anno dopo, Giancarlo Berardi ci presentava, con Ken Parker, un altro personaggio che dimostrava di comprendere e di condividere le ragioni dei native americans (vedi "Lungo fucile", KP 1 e "Pellerossa", KP 26, ma anche i più recenti "I selvaggi", Kp c1b, "L'epilogo di Orso Nero", KP c7, e "Faccia di Rame", Kp sp4). Il punto di vista rimaneva però ancora una volta "esterno". Anche nello spendido "Chemako" (KP 5), ad esempio, la cultura indiana era osservata attraverso gli occhi di un bianco (lo stesso Ken) il quale cercava di integrarsi quanto più possibile nella tribù che lo aveva accolto.

Ideando il personaggio di Magico Vento, un uomo bianco privo di memoria adottato da una tribù Dakota, Manfredi ha fatto, per certi versi, un passo ulteriore rispetto a D'Antonio e a Berardi. La peculiarità di questo personaggio, ovviamente, non basta certo, di per se stessa, a garantire un maggiore approfondimento della cultura indiana rispetto alle altre due serie bonelliane che ho citato.... Come abbiamo infatti (e purtroppo) potuto constatare, molti albi di questa serie si sono rivelati decisamente mediocri, se non addirittura insulsi. Penso ad albi in cui l'approccio alla mitologia indiana, ad esempio, si è risolto in un banale scontro fisico con il mostro o il demone di turno (vedi "Windigo", MV 8, e "Il demone degli inganni", MV 13); o ad albi nei quali le arti sciamaniche di Magico Vento sono state usate semplicemente come pretesto per dare l'avvio alla storia (vedi "Faccia di Pietra", MV 9) o per debellare una qualche entità soprannaturale che oltretutto niente aveva a che vedere con la cultura indiana (come ad esempio lo spettro di Top ne "L'incubo in cornice", MV 11).

In molti dei sedici albi pubblicati sinora, però, Manfredi ci ha anche indubbiamente offerto sia una raffigurazione realistica degli usi e dei costumi degli indiani, osservati nel corso della loro vita quotidiana, sia un quadro documentato e attendibile della loro storia (e mi riferisco, in particolar modo, al recente "La danza degli spettri", MV 14).

...sono Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo i veri protagonisti di questo albo...
   
Con "La grande visione", Manfredi si spinge ancora oltre. Tramite l'identificazione onirica di Magico Vento con Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo (non due personaggi fittizi, fra l'altro, ma due figure storiche di grande rilievo), gli indiani sono finalmente osservati da un punto di vista "interno". Sono gli stessi Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo, infatti, e non Magico Vento, i protagonisti delle due visioni presentate nelle pag.15-34 e 58-86 dell'albo.

Questa idea di base sulla quale è costruito il racconto rende "La grande visione" un numero importantissimo nella continuity della serie. "Camminando nei mocassini" dei due capi Dakota, Magico Vento arriva infatti a comprendere come il proprio personale destino sia legato a quello della tribù che lo ha accolto (e, più in generale, a quello di tutto il popolo rosso) e quanto questo destino collettivo sia estrememamente incerto. E' possibile concretizzare un disegno di pace con l'uomo bianco, come spera Nuvola Rossa? O è più sensato non illudersi e preparsi alla guerra, come sostiene Cavallo Pazzo? E se guerra dovrà essere, sarà possibile, per le varie fazioni Dakota, mettere da parte le rivalità interne e coalizzarsi contro il nemico comune?

Le parole di Cavallo Zoppo a Magico Vento ("Se ti rivolgi indietro, non potrai guardare avanti [...]. Se ti lascerai risucchiare dal tuo passato, perderai il dono della visione", pag.96) e le confidenze che lo stesso Magico Vento fa a Poe nelle due ultime pagine dell'albo ("Anche se non so più pensare alla mia vita lontano dai Lakota... cresce forte in me la tentazione di... andarmene via... alla ricerca del mio passato", pag.97) prefigurano inoltre, al tempo stesso, sia degli interessanti sviluppi riguardo il passato del protagonista della serie (passato del quale abbiamo avuto un primo accenno nel già citato "Cielo di piombo"), sia un problematico conflitto fra le due identità del personaggio (fra Magico Vento e Ned Ellis, per intendersi...).

Sono dunque davvero curioso di vedere quali percorsi Manfredi abbia prospettato per la serie; di vedere, cioè, come ci racconterà la storia del popolo Dakota (il quale, come sappiamo, conoscerà, ad appena un anno di distanza dall'effimera vittoria del Little Big Horn, un'amara e definitiva sconfitta) e di scoprire quale storia personale attenderà sia Magico Vento che Poe (visto che anche questo personaggio è protagonista, di albo in albo, di un'evoluzione degna di nota).

Per quel che riguarda, infine, l'"aspetto formale", continuo ad apprezzare molto le scelte espressive di Manfredi. L'assenza totale di didascalie, l'attenzione con la quale viene decisa ogni singola inquadratura, il far coincidere gli stacchi fra le sequenze con i punti di passaggio fra una tavola e l'altra... Tutto questo rende il racconto molto ben ritmato, scorrevole e (almeno dal mio punto di vista) godibile.



DISEGNI
Goran Parlov    

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Magico Vento quindicenne! Disegno di Goran Parlov
(c) 1998 SBE
   
 
Secondo albo della serie disegnato da Goran Parlov (il precedente era "L'incubo in cornice", di ambientazione cittadina). Anche in questo caso i disegni mi lasciano soddisfatto a metà. Parlov è un ottimo disegnatore, uno di quei disegnatori capaci di restituirci l'atmosfera di un ambiente e l'espressività di un personaggio anche tracciando appena poche linee. Come spesso accade, però, il dono della sintesi può diventare un'arma a doppio taglio, facendo risultare troppo sintetici i disegni di molte vignette. Nelle canoniche 94 pagine di questo albo si possono riscontrare, a mio avviso, dei notevoli alti e bassi. E' molto intenso, ad esempio, il primo piano di Frank a pag.12, così come è perfetta, nella sua semplicità, l'ultima vignetta della stessa pagina; ed è davvero ben riuscito il giovane Magico Vento della prima visione... Sono invece troppo approssimativi, nella prima vignetta di pag.36, sia il tratto col quale Parlov accenna una nuvola, sia il modo in cui vuol suggerire lo splendere del sole. E i volti di Bruco e di Senz'Acqua hanno la rigida fissità di mascheroni

Se per certi aspetti sono quindi "deluso", devo però riconoscere che a Parlov basta davvero poco, se e quando vuole, per concretizzare al meglio le indicazioni di sceneggiatura. Guardate, nella seconda vignetta di pag.97, come la postura del corpo di Magico Vento riesca ad esprimere, già di per sé (indipendentemente, intendo dire, dal contenuto del balloon), l'abbattimento spirituale del personaggio. E guardate inoltre come nella quarta vignetta della stessa pagina la posizione dinoccolata di Poe, le sue gambe incrociate sul bordo del letto e il suo sguardo scettico esprimano efficacemente la determinazione e la fiducia in se stesso raggiunte, attraverso le esperienze vissute da "Fort Ghost" (MV 1) in poi, da questo personaggio.

Bellissima, poi (complice, ovviamente, il layout di pagina suggerito da Manfredi), la tavola con la quale si chiude la prima visione (pag.34). E' una di quelle tavole che potrebbero farmi venir voglia di diventare collezionista non solo di fumetti, ma anche di disegni originali :-).



GLOBALE
 

Nel complesso, un numero molto bello, o in ogni caso molto interessante, che lascia ben sperare per il futuro della serie. Sì, so benissimo che Manfredi, in ragione del superlavoro al quale si autocostringe (scrivendo non solo per Magico Vento, ma anche per Dylan Dog e Nick Raider), continuerà ad offrirci anche albi di scarse pretese come "Il demone degli inganni"... Mi basterà però trovare in edicola, sia pure ogni tre o quattro mesi, un albo come questo, per farmi elogiare l'intera serie.

Sempre più belle anche le copertine di Andrea Venturi (vedi anche quelle del n.15 e del n.17). Ripercorrendo le copertine viste sinora, mi pare evidente come, da qualche mese a questa parte, il tratto di Venturi si stia facendo sempre più sintetico, ovvero sempre più simile a quello di Frisenda e di Parlov (o di Milazzo :-), se preferite). Se Venturi decidesse di adottare questo stile anche per i disegni delle storie che gli vengono affidate, sarebbe bello vederlo passare dallo staff di Tex (serie dove il suo tratto sarebbe probabilmente fuori posto) allo staff di Magico Vento.
 

 


 
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