ubcfumetti.com
Indice del SitoNovità !Cerca nel SitoScrivi a uBC
MagazineRecensioni




" La danza degli spettri"


Pagine correlate:

Un grande, nuovo profeta per il popolo rosso oppure un folle, abilmente manovrato da qualche diabolica mente? Simbolo di una rinnovata unità o portatore di una catastrofica divisione? Santo o pazzo, toccato dagli dei o toccato e basta? Chi è Corno d'Argento, il giovane profeta della "Danza degli spettri"?

La religione è l'oppio dei popoli
recensione di Paolo Ottolina



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Dopo più di un anno di pubblicazioni, mi sembra piuttosto lampante una considerazione: chi non è minimamente affascinato da un approccio antropologico ai pellirosse e chi non apprezza un West dai riferimenti storico-geografici molto verosimili, beh, allora sicuramente non sarà arrivato al n.14 di questa testata.

Tutta la grancassa pubblicitaria sulla commistione western-horror, che ha attirato alcuni lettori e disgustato altri ("Ecco che Bonelli ha trovato la formuletta per vendere: mischiare Tex con Dylan Dog!"), era marketing, puro marketing. Per casualità o per scelta, l'albo più aderente a questa etichetta era proprio il primo, con quei soldati-fantasma appiccicati a una storia puramente western.

Poi abbiamo visto mostri, zombi e membra squartate, ma tutti gli episodi si inquadrano nel progetto di Manfredi di illustrarci doviziosamente il mondo fantastico dei nativi americani e della frontiera, più in generale. Non c'è nulla di forzato nel sottolineare le venature grandguignolesche e gotiche di questo particolare West: trattandosi di una mitologia ha bisogno, come tutte le mitologie, di mostri e di orrori accanto agli eroi e alle imprese epiche.

Ed ecco allora che accettato il tacito patto con l'autore su questo particolare punto d'osservazione del West, il lettore si trova in mano un ennessimo albo interessante: Magico Vento ci porta stavolta a conoscere uno dei riti indiani più tardivi, ma più affascinanti, la Ghost Dance. La parte dell'intreccio incentrata su Magico Vento e su Corno d'Argento non è, però, gran che avvincente: dopo un inizio che introduce il mistero di turno e lancia alcuni interrogativi (Corno d'Argento è buono o cattivo? Questo nuovo rito porterà una rinnovata unità al Popolo rosso o sarà fonte di divisioni?), si prosegue linearmente, con deboli ostacoli che il protagonista svia utilizzando nulla più che il suo scilinguagnolo (ed ecco le risposte "giuste" a Due Cervi -pag.21 e pag.67-, scettico di fronte a uno sciamano bianco). Fino a giungere alla scena del combattimento onirico con i mostri (stavolta i Mistai, spiriti maligni), in cui la narrazione si appoggia quasi essenzialmente ai disegni molto evocativi di un ispirato Frisenda (pagg.68-82).

Ancora una volta il programmato climax è deludente, perché privo di reali colpi di scena e piuttosto banale sia negli sviluppi del duello eroe-mostro (Ned che affronta la parte malvagia di Corno d'Argento), sia nella conclusione (ecco l'ennesimo duello molto "fisico", con tanto di decapitazione finale, a rappresentare un duello magico).

Ancora una volta, è vincente l'idea di creare due storyline, una per Magico Vento, l'altra per Poe
   

Però, ancora una volta, l'episodio conferma che quando Manfredi ha l'accortezza di spaccare l'intreccio in due, con due storyline separate, una per Magico Vento, l'altra per Poe, il piacere nella lettura sale. Alla vicenda sciamanica della Danza degli Spettri, si affianca l'avventura a solo di Willy Richards che, per l'ennesima volta, va a incocciare nei loschi piani dell'onnipresente Hogan (troppo onnipresente, a dire il vero).

Poe si conferma una delle migliori spalle made in Bonelli: non un semplice dispensatore di facezie come Groucho, nè un utile idiota come Cico e neppure un pard (quasi) alla pari come Marvin o Kit Carson. Il suo scetticismo davanti alle manifestazioni irrazionali consente a Manfredi di illustrarcele tramite Magico Vento, senza che questi passi per un pedante alla Mystére; il suo essere un uomo di città, crea un utile ponte con gli elementi strico-sociali della frontiera; la sua piccola Sharps a 4 canne e la sua prontezza, gli consentono di disimpegnarsi anche in scene d'azione.

Buono lo stratagemmma dei fucili caricati a salve; discreti i dialoghi anche se, come molto spesso in Manfredi, resta l'impressione che il tutto sia frutto di un'unica, rapida stesura, priva di ulteriori revisioni: certi scambi sono brillanti e ben riusciti, altri sembrerebbbero abbisognare di una bella limatura su tempi e registro. Frettoloso, come spesso capita su questa testata il finale: Corno d'Argento, ad esempio, lo vediamo di passaggio a pag.87 e poi non lo vediamo più, e questo lascia un fastidioso senso di narrazione lasciata a metà.



DISEGNI
Pasquale Frisenda    

Se Pasquale Frisenda non è arrivato a una piena maturazione del suo segno, allora possiamo legittimamente attenderci meraviglie. Già a questo punto della sua carriera, si fa evidente il distacco dal tratto del maestro Milazzo (la cui influenza è, comunque, lampante), e il raggiungimento di un segno sottile e molto preciso, di grande impatto nei primi piani, passibile di miglioramenti nei piani allargati.

Ottimo davvero l'uso del chiaroscuro e il bilanciamento delle tavole, opportunamente più nere negli interni e più luminose nelle scene en plein air. Piacevole e di effetto l'uso di alcuni controluce, ad esempio nelle tre vignette verticali di pag.31, nella vignetta in cui il grasso Morrison è colpito da Poe (pag.57) o in quella che mostra Alce Ritto al centro di pag.92.

Tutta da gustare, poi, la lunga sequenza del duello tra Magico Vento e l'Angelo della Vendetta: ben 15 tavole (ecco una vignetta qua sotto) in cui il luogo da incubo palesa la giusta inquietudine.

(14k)
L'Angelo della Vendetta. Disegni di P.Frisenda
(c) 1998 SBE



GLOBALE
 

Mentre prosegue la serie di ottime copertine che un sempre più bravo Andrea Venturi ha infilato a partire dal n.10 in poi, prosegue anche la continuity. Una continuity diversa dall'affresco gigantesco e intricatissimo ideato da Antonio Serra per Nathan Never; e lontana anche dalle continuity soap-operistiche dei comics (o di Lazarus Ledd, qui in Italia). Una continuity, concepita invece come fluire del tempo all'interno di un mondo fittizio ma molto reale: ci sono avvenimenti avvenuti non narrati esplicitamente (come l'incontro tra Poe e Skelton, cui si accenna a pag.40) e altri i cui strascichi si vedono a distanza di qualche mese (come la decadenza di Campbell, dopo gli avvenimenti del n.7 "Il figlio del serpente"). Anche qui, però, ci sarebbe qualcosa da ridire sull'approssimazione di molti dettagli: in questo episodio, ad esempio, Padre Sebastian si atteggia da vero frate, o per lo meno, da furfante diabolico e astutissimo, mentre nel successivo n.15 Manfredi lo racconta più come un banale assassino e grassatore, solo molto caratterizzato somaticamente.

Per ora attendiamo l'evolversi degli eventi, memori delle parole rivolte a Magico Vento da Iktomi (cfr. n.13, pag.74): "Sei un bianco e vivi con i Lakota. La pace che prometti loro è un inganno! Tu li condurrai alla distruzione! [...] La guerra che voi bianchi porterete, travestendovi da amici della nazione Lakota e offrendoci falsi trattati di pace...".
 

 


 
(c) 1996 uBC all right reserved worldwide
Top
http://www.ubcfumetti.com §