|
|
||
Pagine correlate: | ||
|
|
||
|
Il villaggio di Coda di Toro sta per celebrare l'annuale cerimonia Hunka, una delle festività più importanti per il popolo Lakota. Tutto andrebbe per il meglio, se il solito immancabile demone non decidesse di mettere i bastoni fra le ruote...
Il demone guastafeste
|
Ancora una volta viene ripetuta la struttura narrativa riassumibile nello schema "apparizione di un mostro o di un demone che turba una condizione di tranquillità, seguita dall'intervento di Magico Vento, il quale affronta il mostro (o il demone) e lo sconfigge, talvolta ricorrendo alle proprie arti sciamaniche, altre volte risolvendo la questione con un più spiccio corpo a corpo". Il fatto che, nell'arco di appena undici storie, venga riproposta per la quarta o quinta volta questa struttura narrativa mi pare già un motivo sufficiente per lasciare almeno parzialmente insoddisfatto il lettore. Se a questo aggiungiamo il fatto che Manfredi non elabora o arricchisce minimamente la struttura di base del racconto, si capirà il perché del mio giudizio negativo.
Gli unici spunti interessanti del testo (a parte il fatto che Poe diventi, al termine della cerimonia Hunka, "fratello" di Uccide-se-Stesso e di Rifiuta-di-Smettere) sono rappresentati dal breve dialogo fra Poe e l'heyoke, nel corso del quale il giornalista rivela di non riuscire a vivere serenamente il rapporto con l'altro sesso (pag.83-84), e dalle parole che Iktomi rivolge a Magico Vento alle pag.74-75. Ma è davvero ben poca cosa. Quel che predomina, in definitiva, è l'impressione di trovarsi dinanzi ad un numero scritto in fretta, senza "passione", al solo scopo di rispettare la periodicità mensile della serie; e nel quale, oltre a non essere individuabile alcuna traccia di creatività, l'autore ha anche indegnamente dilatato un soggetto esile esile per poter riempire le canoniche 94 pagine.
Non riesco assolutamente a capire per quale motivo un ottimo disegnatore come Bruno Ramella, ex-copertinista di Nick Raider (serie per la quale ha illustrato storie come "Il dito nella piaga", NR 75/76), debba collaborare, come inchiostratore, con altri disegnatori (Raffaelli nel n.9, Barbati in questo e in svariati altri numeri della serie). L'intento è probabilmente quello di realizzare un maggior numero di tavole nel minor tempo possibile, oppure di far sì che Ramella possa "migliorare", col suo ritocco, il tratto di disegnatori un po' meno dotati. Se fosse vero il primo caso non mi resterebbe che prendermela, per l'ennesima volta, con la periodicità mensile delle pubblicazioni Bonelli, dato che essa costringe gli autori a pubblicare, come in questo caso, anche alcuni numeri decisamente scarsi (per usare un eufemismo ;-). Posto che sia invece vera la seconda ipotesi, mi pare di poter dire che, di fatto, il risultato finale di queste collaborazioni non porta comunque a niente di buono. I disegni di questo numero, in particolar modo, sono ancor meno riusciti rispetto alle tavole tutto sommato di buon livello realizzate per "Lungo coltello" (MV 6/7) e per "Faccia di Pietra" (MV 9/10).
Molto suggestiva la copertina, a tal punto che la propongo sin d'ora per una delle nominations del premio Inca :-). Peccato, però, che sia anche l'unico elemento valido di questo albo...
|
|||||||||||||||||||
|