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" Il demone degli inganni"

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Iktomi

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Il villaggio di Coda di Toro sta per celebrare l'annuale cerimonia Hunka, una delle festività più importanti per il popolo Lakota. Tutto andrebbe per il meglio, se il solito immancabile demone non decidesse di mettere i bastoni fra le ruote...

Il demone guastafeste
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Gianfranco Manfredi    

Ancora una volta viene ripetuta la struttura narrativa riassumibile nello schema "apparizione di un mostro o di un demone che turba una condizione di tranquillità, seguita dall'intervento di Magico Vento, il quale affronta il mostro (o il demone) e lo sconfigge, talvolta ricorrendo alle proprie arti sciamaniche, altre volte risolvendo la questione con un più spiccio corpo a corpo". Il fatto che, nell'arco di appena undici storie, venga riproposta per la quarta o quinta volta questa struttura narrativa mi pare già un motivo sufficiente per lasciare almeno parzialmente insoddisfatto il lettore. Se a questo aggiungiamo il fatto che Manfredi non elabora o arricchisce minimamente la struttura di base del racconto, si capirà il perché del mio giudizio negativo.

La lotta col demone di turno ha ben poco di avvincente
   
In "Whopi" (MV 5), l'irruzione del demone nel fortino militare era reso interessante, a prescindere dalle dinamiche che tale irruzione scatenava fra i soldati, dal meccanismo di identificazione della "strega di Salem" Clarissa Eccles con la Donna Bisonte. In "Windigo" (MV 8), la relativa semplicità della storia era riscattata dalla presenza di Lingua Diritta e di Piccola Roccia, due personaggi ben caratterizzati. Ne "Il demone degli inganni", invece, non ci viene offerto niente di più che una ben poco avvincente lotta contro il demone di turno. Tutto quello che avremmo potuto voler sapere su Iktomi (il demone degli inganni, per l'appunto) ci viene del resto già detto nella come sempre puntuale Blizzard Gazette: vedere un Iktomi che si presenta dapprima come un coyote, per poi trasformarsi in una donna seducente, quindi in uno scorpione e infine in un enorme ragno lanciafiamme non può che annoiare, dato che non si va oltre quanto già preannunciato nella rubrica.

Gli unici spunti interessanti del testo (a parte il fatto che Poe diventi, al termine della cerimonia Hunka, "fratello" di Uccide-se-Stesso e di Rifiuta-di-Smettere) sono rappresentati dal breve dialogo fra Poe e l'heyoke, nel corso del quale il giornalista rivela di non riuscire a vivere serenamente il rapporto con l'altro sesso (pag.83-84), e dalle parole che Iktomi rivolge a Magico Vento alle pag.74-75. Ma è davvero ben poca cosa.

Quel che predomina, in definitiva, è l'impressione di trovarsi dinanzi ad un numero scritto in fretta, senza "passione", al solo scopo di rispettare la periodicità mensile della serie; e nel quale, oltre a non essere individuabile alcuna traccia di creatività, l'autore ha anche indegnamente dilatato un soggetto esile esile per poter riempire le canoniche 94 pagine.



DISEGNI
Giuseppe Barbati e Bruno Ramella    

Non riesco assolutamente a capire per quale motivo un ottimo disegnatore come Bruno Ramella, ex-copertinista di Nick Raider (serie per la quale ha illustrato storie come "Il dito nella piaga", NR 75/76), debba collaborare, come inchiostratore, con altri disegnatori (Raffaelli nel n.9, Barbati in questo e in svariati altri numeri della serie). L'intento è probabilmente quello di realizzare un maggior numero di tavole nel minor tempo possibile, oppure di far sì che Ramella possa "migliorare", col suo ritocco, il tratto di disegnatori un po' meno dotati.

Se fosse vero il primo caso non mi resterebbe che prendermela, per l'ennesima volta, con la periodicità mensile delle pubblicazioni Bonelli, dato che essa costringe gli autori a pubblicare, come in questo caso, anche alcuni numeri decisamente scarsi (per usare un eufemismo ;-). Posto che sia invece vera la seconda ipotesi, mi pare di poter dire che, di fatto, il risultato finale di queste collaborazioni non porta comunque a niente di buono. I disegni di questo numero, in particolar modo, sono ancor meno riusciti rispetto alle tavole tutto sommato di buon livello realizzate per "Lungo coltello" (MV 6/7) e per "Faccia di Pietra" (MV 9/10).

(15k)
Il perfido Iktomi. Disegno di Barbati/Ramella
(c) 1998 SBE
   
 
I disegni de "Il demone degli inganni" sono approssimativi, molto "rozzi", con svarioni incredibili nella raffigurazione dei corpi e dei volti (nella 5a vignetta di pag.76, ad esempio, Magico Vento è francamente irriconoscibile). Talvolta, inoltre, mi pare evidente che Barbati e Ramella non sono stati affatto in grado di concretizzare quell'espressività alla quale miravano, presumibilmente, alcune indicazioni di sceneggiatura. E' il caso, suppongo, del primo piano del coyote nell'ultima vignetta di pag.42. Di scarso effetto, fra l'altro, in questa come in altre vignette (la 2a di pag.39, la 5a di pag.57...), il "malefico" lampeggiare degli occhi di Iktomi (vedi a lato). Assolutamente mal riuscita, per non dire vomitevole, la scena in cui il coyote si "decompone" (pag.47-49).



GLOBALE
 

Molto suggestiva la copertina, a tal punto che la propongo sin d'ora per una delle nominations del premio Inca :-). Peccato, però, che sia anche l'unico elemento valido di questo albo...
 

 


 
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