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OoB: parte 1 di 4, edito in Italia dalla DC/Play Press
" Venga il tuo regno "
7/7
Titolo originale: "Kingdome come". Totale percentuale, se applicato: 91%


Un mondo appena futuro, un vecchio vigilante che muore tra visioni di Apocalisse, un pastore protestante che ne raccoglie l'eredità profetica, nuovi "eroi" tragicamente irresponsabili e ludici, vecchi eroi ritirati nelle proprie torri d'avorio, un essere semidivino nel ruolo che fu di Virgilio...In tre parole:

Apocalisse prossima ventura
recensione di Paolo Ottolina




Qualche considerazione iniziale. .
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11 anni fa Alan Moore aveva chiarificato con i suoi magistrali Watchmen i nuovi parametri con cui tutto il comicdom americano avrebbe dovuto fare i conti parlando di supereroi. Nel 1996, la Dc si affida agli acclamati Mark Waid (testi) e Alex Ross (disegni) per spostare un po' più in là i picchetti piantati dal maestro inglese. Kingdome Come è l'ennesimo elseworld della casa americana. Un elseworld (altrimondi nel "glossario" tradotto della Play) è una storia immaginaria, un mondo che potrebbe, sarebbe potuto, non sarebbe dovuto esistere. Non, come il "What if... " marveliano, un semplice stravolgimento della sacra continuity cui tutti gli sceneggiatori debbono attenersi. Ma un universo "ai confini della realtà", in cui qualcosa o tutto è diverso dal nostro (o meglio dal DC-Universe). Una serie fortunata di one-shot o miniserie inaugurata nel 1989 (??????????) da "Gotham by gaslight", in cui la fantasia degli sceneggiatori ha posto i consueti eroi DC nelle più inusuali ambientazioni. Detto così sembra la solita salsa degli "Alternative wolds" anni '50, in cui Batman si sposava, Superman moriva, Lex Luthor diventava buono e via così, con storie magari sorprendenti ma dal taglio infantile e poco plausibile. Invece gli elseworld, pur senza produrre sempre albi eccelenti, hanno permesso agli autori di uscire dallo schematismo delle serie regolari, di imbastire opere affascinanti in cui non necessariamente il bene vince, di stupire con ardimenti grafici e/o narrativi e non solo con la stranezza delle situazioni. Detto questo, torniamo su "Venga il tuo regno". E' uscita solo la prima parte in italiano (saranno 4), sul nr. 10 di Play Magazine. Ma già tutte le premesse trionfalistiche di un nuovo capolavoro del genere sembrano fondate. Alan Moore aveva fatto letteratura demolendo il mito classico dei vigilantes votati al bene dell'umanità, creando indimenticabili figure di eroi schizoidi ed egocentrici, supereroi superdepressi dalla propria superdiversità. Quegli eroi, insieme col Cavaliere oscuro di Miller, lungi dall'essere confinati nel dimenticatoio dei capolavori andati, hanno creato un nuovo clichè di superman: non più solare e disinteressato, non più vigilante per filantropia, ma spesso per vendetta, non più flagellatore di un generico male, ma sovente concentrato in un'eterna lotta con pochi nemici giurati. I vecchi supereroi golden age o silver age non vanno più, il pubblico vuole facce cupe, nomi inquietanti, grinte feroci, muscoli ipertrofici. E qui saltano fuori i nostri Waid & Ross: non è vero, dicono. Il mondo non può funzionare senza i vecchi, classici, andati campioni dell'umanità. E dichiarano guerra ai nuovi "Image heroes", sulle note del più cupo dei testi: l'Apocalisse di San Giovanni.

Testi
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6/7
Mark Waid C'è stato Watchmen. C'è Kingdome come. Era Alan Moore. Ora è Mark Waid. Chi scrive una miniserie in odore di capolavoro non può esimersi dal paragone col sommo Alan. Però KC è una cosa e Watchmen un'altra, e cerchiamo di resistere alla tentazione e non paragoniamo nulla. Flash ha cavato fuori tutto il talento di Waid: dialoghi secchi, frasi ad efffeto, ma quasi mai affettate, un gusto cinematografico per la narrazione con sorpresa, grande abilità nel tratteggiare i personaggi con poche battute, sagacia estrema nel costruire trame in cui gli indizi sono spizzicati qua e là come prezzemolo.

Qui sceglie un tema mica facile, già trattato e pericoloso (si rischia il manierismo con facilità): l'Apocalisse. Come contrappunto alle vicende sceglie, ed è quasi d'obbligo, il testo apocalittico per eccellenza, cioè proprio il biblico tomo di S.Giovanni. Ci si potrebbe aspettare la solita narrazione di sventure, punteggiata da citazioni bibliche, e invece non è così. Le citazioni ci sono, ma non sono fini a sè stesse, né fanno "ambientazione". Sono il pentagramma su cui Waid iscrive i suoi testi, musica scritta in lettere. E' una prima parte e l'albo è un florilegio di reticenze, di frasi su passati ancora da svelare taciute con pudore, smozzicate per paura, recise perchè figlie dell'arte di dimenticare. Si capisce già tutto della distopia (contrario di utopia) di "Venga il tuo regno"; eppure si capisce molto poco. E chi rispetta il testo, questo testo, non può azzardare nulla sul prosieguo, per paura di indovinare (e perdere il piacere della scoperta, pagina dopo pagina) o per paura di non indovinare (e sentirsi un po' gonzi nelle mani del burattinaio Waid).

Nella discesa agli inferi del pastore Norman McKay, i personaggi dicono quel devono dire, quel che dovrebbero dire. Non una parola in più non una in meno. McKay parla molto, come un novello Scrooge in balia del fantasma, ora stranito, ora spaventato, sempre confuso. Lo Spettro parla poco, e non può essere altrimenti. I "nuovi eroi" non parlano mai, e d'altronde non hanno bisogno, sono già abbastanza esaustivi coi loro folli "giochi". Certe caratterizzazioni sono aggiaccianti: guardare il Flash di KC per realizzare l'orrore di una diversità autoimposta. 1 punto in meno perchè il massimo in questi casi si può dare solo a saga conclusa. Comunque siamo decisamente sulla buona strada...

Disegni
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7/7
Alex Ross Se Waid è grande, Ross è GRAAAAANDISSSSSIMOOO! Scusate l'enfasi da hooligan, ma Alex Ross si candida veramente a profeta del disegno d'autore nei travagliati nineties. I disegni "dipinti", ormai, li fanno tutti (si fa per dire...:-). Ma Ross non disegna e non dipinge. Almeno non in questa miniserie. Fa un tantino di più: crea mondi. Pensa, immagina, scruta nella mente di uomini che non esistono: poi piglia matite e pennelli e li fissa su una pagina.. Così chi non esisteva ora esiste. Si inganna chi pensa che le tavole dipinte finiscano per somigliare a tante foto disegnate, stile Domenica del Corriere di inizio secolo. Ross inventa un disegno dal realismo fotografico ma dal dinamismo impressionante. Non ci sono linee cinetiche, nè membra distorte da improbabili prospettive. E' semplicemente come vedere i fotogrammi di un film: ci pensa l'occhio a connettere le figure consecutive, e la fatica per il lettore è veramente minima. C'è una grande ricerca sul layout; le tavole sfruttano la scansione sempre in chiave narrativa ed emotiva, sempre al serivizio della storia, mai per un effetto fine a se stesso. Ora vignette verticali sottili, quando si vuol dilatare l'effetto del momento con la contemporaneità; ora tavole confuse, zeppe di personaggi, solcate da linee "strappate", quando l'esigenza è di infastidire il lettore e di farlo empatizzare con gli umani di KC; ora le doverose "splash pages", le tavole a tutta pagina, veri solchi separatori del meccanismo narrativo.

Momenti memorabili, così a caso: il dettaglio sugli occhi di Wesley Dodds sconvolti dalle visioni; la risata agghiacciante del "nuovo" 666, manifesto emblema della corruzione delle nuove generazioni di paladini; l'arrivo ectoplasmatico dello Spettro; tutta la sequenza -molto Burtoniana- di Gotham City; la splash page sul ritorno di Superman e la successiva visione "in rosso"di McKay. E molte altre...Se solo si potessero dare 8/7...

In conclusione. .
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Beh, che vi devo dire...Anche un macaco avrà a questo punto intuito il mio assoluto entusiasmo conseguente alla prima parte di KC. Caldamente consigliata a chiunque. E' ovvio che i DC-readers avranno molti stimoli in più nella lettura, visto che la storia è letteralmente infarcita di inside jokes e che, parole di Waid, vi compariranno tutti i personaggi DC della storia (questo sarà un po' duro, comunque fidiamoci...). Ma chiunque può (e deve! :-) leggersela, visto che bene o male Superman, Wonder Woman, Batman e gli altri characters classici DC non sono ignoti a nessuno e che la vicenda è rigorosamente svincolata da ogni continuity. Per di più l'apparato di supporto alla storia è veramente valido: tra l'introduzione di Bottero, l'intervista a Waid e un esauriente articolone di Rizzi, ce n'è abbastanza per conoscere l'essenziale e anche qualcosa di più. L'unico difetto: quattro numeri, quattro mesi. Un giorno di giubilo (quello dell'uscita), 29 giorni di ansiosa attesa: e sarà così per altre due volte...Ma è un prezzo che si paga mooolto volentieri ;-).

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