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OoB: parte 1 di 4, edito in Italia dalla DC/Play Press | ||||
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Venga il tuo regno
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| 7/7 | ||
| Titolo originale: "Kingdome come". Totale percentuale, se applicato: 91% | ||||
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Un mondo appena futuro, un vecchio vigilante che muore
tra visioni di Apocalisse, un pastore protestante che ne raccoglie l'eredità
profetica, nuovi "eroi" tragicamente irresponsabili e ludici,
vecchi eroi ritirati nelle proprie torri d'avorio, un essere semidivino
nel ruolo che fu di Virgilio...In tre parole:
Apocalisse prossima ventura recensione di Paolo Ottolina |
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Testi | 6/7 |
| Mark Waid |
C'è stato Watchmen. C'è Kingdome come. Era Alan Moore. Ora è Mark Waid.
Chi scrive una miniserie in odore di capolavoro non può esimersi dal paragone col sommo Alan.
Però KC è una cosa e Watchmen un'altra, e cerchiamo di resistere
alla tentazione e non paragoniamo nulla. Flash ha cavato fuori tutto il
talento di Waid: dialoghi secchi, frasi ad efffeto, ma quasi mai affettate,
un gusto cinematografico per la narrazione con sorpresa, grande abilità
nel tratteggiare i personaggi con poche battute, sagacia estrema nel costruire
trame in cui gli indizi sono spizzicati qua e là come prezzemolo.
Qui sceglie un tema mica facile, già trattato e pericoloso (si rischia il manierismo con facilità): l'Apocalisse. Come contrappunto alle vicende sceglie, ed è quasi d'obbligo, il testo apocalittico per eccellenza, cioè proprio il biblico tomo di S.Giovanni. Ci si potrebbe aspettare la solita narrazione di sventure, punteggiata da citazioni bibliche, e invece non è così. Le citazioni ci sono, ma non sono fini a sè stesse, né fanno "ambientazione". Sono il pentagramma su cui Waid iscrive i suoi testi, musica scritta in lettere. E' una prima parte e l'albo è un florilegio di reticenze, di frasi su passati ancora da svelare taciute con pudore, smozzicate per paura, recise perchè figlie dell'arte di dimenticare. Si capisce già tutto della distopia (contrario di utopia) di "Venga il tuo regno"; eppure si capisce molto poco. E chi rispetta il testo, questo testo, non può azzardare nulla sul prosieguo, per paura di indovinare (e perdere il piacere della scoperta, pagina dopo pagina) o per paura di non indovinare (e sentirsi un po' gonzi nelle mani del burattinaio Waid). Nella discesa agli inferi del pastore Norman McKay, i personaggi dicono quel devono dire, quel che dovrebbero dire. Non una parola in più non una in meno. McKay parla molto, come un novello Scrooge in balia del fantasma, ora stranito, ora spaventato, sempre confuso. Lo Spettro parla poco, e non può essere altrimenti. I "nuovi eroi" non parlano mai, e d'altronde non hanno bisogno, sono già abbastanza esaustivi coi loro folli "giochi". Certe caratterizzazioni sono aggiaccianti: guardare il Flash di KC per realizzare l'orrore di una diversità autoimposta. 1 punto in meno perchè il massimo in questi casi si può dare solo a saga conclusa. Comunque siamo decisamente sulla buona strada... |
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Disegni | 7/7 |
| Alex Ross |
Se Waid è grande, Ross è GRAAAAANDISSSSSIMOOO! Scusate l'enfasi da hooligan,
ma Alex Ross si candida veramente a profeta del disegno d'autore nei travagliati nineties.
I disegni "dipinti", ormai, li fanno tutti (si fa per dire...:-).
Ma Ross non disegna e non dipinge. Almeno non in questa miniserie. Fa un
tantino di più: crea mondi. Pensa, immagina, scruta nella mente
di uomini che non esistono: poi piglia matite e pennelli e li fissa su
una pagina.. Così chi non esisteva ora esiste. Si inganna chi pensa
che le tavole dipinte finiscano per somigliare a tante foto disegnate,
stile Domenica del Corriere di inizio secolo. Ross inventa un disegno
dal realismo fotografico ma dal dinamismo impressionante. Non ci sono linee
cinetiche, nè membra distorte da improbabili prospettive. E' semplicemente
come vedere i fotogrammi di un film: ci pensa l'occhio a connettere le
figure consecutive, e la fatica per il lettore è veramente minima.
C'è una grande ricerca sul layout; le tavole sfruttano la scansione
sempre in chiave narrativa ed emotiva, sempre al serivizio della storia,
mai per un effetto fine a se stesso. Ora vignette verticali sottili, quando
si vuol dilatare l'effetto del momento con la contemporaneità; ora
tavole confuse, zeppe di personaggi, solcate da linee "strappate",
quando l'esigenza è di infastidire il lettore e di farlo empatizzare
con gli umani di KC; ora le doverose "splash pages", le tavole
a tutta pagina, veri solchi separatori del meccanismo narrativo.
Momenti memorabili, così a caso: il dettaglio sugli occhi di Wesley Dodds sconvolti dalle visioni; la risata agghiacciante del "nuovo" 666, manifesto emblema della corruzione delle nuove generazioni di paladini; l'arrivo ectoplasmatico dello Spettro; tutta la sequenza -molto Burtoniana- di Gotham City; la splash page sul ritorno di Superman e la successiva visione "in rosso"di McKay. E molte altre...Se solo si potessero dare 8/7... |
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