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uBC presenta:

DESTINAZIONE: LUNA


Le tappe del percorso:

Presentazione
1998: Rigel - La Settima Congrega (prima serie)
2000: Tinebra
2001: Luna (prima serie)
2003 Rigel - Interlunium
Prossima tappa: Arrivo!



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cover vol.1
Una vampira di fronte alla maturità

articolo di Luca Cerutti


Contrariamente a quanto suggerisce il senso comune, anche i vampiri crescono e passano dall'adolescenza alla maturità, soffrendo come un qualunque umano e solo l'impegno messo in questo percorso determinerà il risultato finale.
O, almeno, questo è l'insegnamento, indiretto, che otteniamo da "Rigel - Interlunium".
Quarta opera della coppia italiana Elena De Grimani e Fabrizio Palmieri, disegnatrice la prima e sceneggiatore il secondo, viene pubblicata nientemeno che dalla Panini Comics, divisione Cult Comics e segna il loro esordio su scala nazionale proprio come la prima serie di Rigel segnò il loro mostrarsi al pubblico ridotto delle autoproduzioni.
Se questo non è un attestato di raggiunta maturità, diventa difficile stabilire cosa lo sia.

In giro per la rete..
Panini/Marvel/Planet
Rigel: Interlunium
Luna
sul sito Star Comics
"Rigel - Interlunium" presenta una Rigel ben diversa, infatti, da quella conosciuta cinque anni prima. Non solo graficamente, come vedremo, ma anche caratterialmente: molto più amara, quasi logorata, immortale vampira nella odierna Roma, si aggrappa ai mortali quasi come ad un ancora di salvezza. Li segue, li osserva, li protegge trasformandosi misteriosamente in un'altra sè stessa e uccidendo dei vampiri ormai degenerati al parassitismo e al delirio di onnipotenza.


Meditazioni Immortali
(c) 2003 De Grimani - Palmieri

A condividere la sua sostanziale solitudine di "non-umana" e "non-completamente-immorta", oltre che il misterioso felino eterno Sortilegio, la ferale Tinebra: creatura magica di un mondo parallelo, nel passato sua involontaria avversaria e ora legata a lei da uno strano rapporto di scambio. Anche con quest'ultima, infatti, la realtà sembra essere stata matrigna: le restano solo i suoi poteri sciamanici, ma la memoria del suo passato è perduta, probabilmente per sempre, e la sua quotidianità è quella di una randagia senza passato, cosicchè la vampira e la sua memoria secolare sono per lei come uno scudo nei confronti del nulla.
A complicare questo precario equilibrio, Rigel si trova perseguitata da una serie di sogni insistenti in cui si susseguono volti di persone ammazzate e dissanguate e la voce carica di fanatismo che annuncia la prossima fine di tutti i vampiri.

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Tinebra, la senza passato
(c) 2003 De Grimani -
Palmieri

Ben presto Rigel viene convocata dal suo antico tutore/padre adottivo/amato Artemius proprio in merito a queste morti violente. Anche in questo caso il lettore degli esordi si trova di fronte allo scorrere di un tempo che sembra eterno: non solo il millenario vampiro sembra invecchiato al di là di quanto si riterrebbe possibile, ma della infiammata relazione tra lui e la protagonista non si trova niente, solo la luce tremolante di un rapporto "padre protettivo - figlia adulta", uno scambio di rispetto e fiducia che non ha niente a che vedere con i furenti odi ed i repentini innamoramenti del passato. Anche quando si arriverà alla rottura, sarà più lo smarrimento disperato di una figlia che si vede infranta l'immagine del padre che non la furia di un'innamorata tradita.
Ma è meglio non anticipare troppo. Sia però ancora concesso di rivelare cosa si cela dietro queste morti violente: un piano di sterminio degli immortali.
La Chiesa, secolare nemica, ha infatti concesso alla segreta Sorellanza di San Giorgio di ritentare un rituale concepito secoli prima per chiudere una volta per tutte una partita millenaria. Esecutrice materiale di questo piano Sorella Lucia una giovane fanatica addestrata alla caccia dei vampiri, a cui appartiene la voce che ha perseguitato i sonni diurni di Rigel. Dietro le quinte, però, si muove con la consueta disinvoltura il negromante Slawn; colui che chiama "fratello" Artemius. Questo scontro titanico tra Inquisitori e Vampiri appare, improvvisamente, molto meno legato a lotte millenarie e molto più a Rigel stessa, inconsapevole pedina di troppi giocatori.

Fuori dal branco
(c) 2003 De Grimani - Palmieri

Le premesse sono di sicuro interesse, a maggior ragione se ci si era appassionati alla prima serie non solo per i grandi occhioni o le zanne da vampiro. Il soggetto, raffinato grazie alla decantazione di tutta una serie degli elementi che rischiavano di trasformarsi in un peso per la prima incarnazione di "Rigel", si appoggia ad una sceneggiatura ben curata e matura.
Quelle incoerenze di comportamento che facevano appena sobbalzare il lettore, minacciando di rompere il legame con i personaggi, sono praticamente scomparse e i personaggi "vivono" sè stessi con continuità: la paura esistenziale che accomuna le due protagoniste e la loro antagonista è più "sentita" che "parlata", il controllo di Artemius e Slawn sui loro giochi pericolosi lo leggiamo nelle sequenze e non nelle parole.
Chiaramente anche i dialoghi hanno la loro parte nel dare pienezza alle situazioni: la Rigel che ruggisce il suo disprezzo verso gli "alleati" immortali e gli "avversari" mortali fa da contrasto senza rottura alla Rigel ripiegata su sè stessa e sulle sue mancanze; Tinebra osservatrice apparentemente distaccata, alla fine è quella che descrive meglio le tempeste di emozioni e sentimenti che sconvolgono le altre due lottatrici, forse perchè è quella che meno ha da dire di sè stessa; Lucia, per completare il trittico, si fa odiare dal lettore con la sua voce (che immaginiamo) stridula di fanatica, per poi muoverlo a pietà quando esprime quanta disperazione può dare una fede (anche in sè stessa) che chiede troppo perchè gli si chiede troppo.

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Dibattito tra millenari
(c) 2003 Palmieri -
De Grimani
  
Ovviamente non vi sono solo dialoghi o monologhi tesi e drammatici, altrimenti sarebbe impossibile per il lettore proseguire oltre la terza pagina di un tale "mattone", i momenti seri si alternano a sipari comici o rilassati con la disinvoltura ereditata dall'invasore nipponico.

Anche per quanto riguarda il tratto grafico, la maturità non è solo "attestata", ma proprio percepibile. Come detto, chi sperava di ritrovare i grandi occhioni e le linee morbidose dello stile "manga", sarà rimasto deluso. Saremmo disonesti, però, se dicessimo che "ne siamo dispiaciuti". Lo stile evoluto da Elena De Grimani è ormai svincolato da debiti di sorta e i personaggi ne sono la prima dimostrazione: gli occhi e i volti sono dei mezzi di espressione anche aggressiva (spesso aggressiva, ma questo dipende dal caratteraccio della protagonista); i corpi hanno meno rotondità e morbidezze; ma si riempiono di quel componente, dicono, indispensabile, di un corpo umano: le ossa. E con le ossa, la carne, e la loro presenza si fa più tridimensionale, un "tutto tondo" che permette al lettore di cogliere con più immediatezza il momento del riposo e il momento del dolore (di gioia, come detto, il soggetto ne prevede poca). Ci troviamo di fronte ad una Rigel certo "invecchiata", ma altrettanto certamente più affascinante.

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Crisi
(c) 2003 De Grimani -
Palmieri

Certo, non è solo l'anatomia a fare la magia, sono anche le chine e i retini, il tratteggio e le mezze tinte ad avere e dare una consistenza nuova. La costruzione di tavola, già punto di forza dell'autrice, ha ben poco da farsi rimproverare. Le azioni non si perdono negli spazi ma scorrono ben comprensibili.
Soprattutto, molte sono le tavole che coinvolgono emotivamente il lettore imprimendosi nella memoria: Rigel che minaccia ringhiando uno dei vampiri "anziani"; la conclusione dello scontro con Lucia battuta e terrorizzata; lo stato di "possessione" che annuncia l'arrivo dell' "altra" Rigel; Tinebra che affronta viso a viso Lucia snudando delle zanne feline; Lucia di fronte a sè stessa. Davvero molte, elencarle tutte, alla fine, sarebbe un po' rovinarne la magia.

Ad essere severi, l'unico rimprovero che si possa muovere va ad un eccessivo indulgere nelle tecnologie digitali. Un certo numero di tavole mostra "effetti speciali" elaborati a computer. Purtroppo, il segreto di ogni tecnica e di ogni "trucco" sta proprio nel celarsi e non nel palesarsi in maniera, a volte, sfacciata. Altrimenti il gioco di prestigio perde di senso.

"Interlunium presenta una Rigel ben diversa da quella conosciuta quattro anni prima: molto più amara, quasi logorata, certamente più affascinante. "    

Concludendo, spesso ci è capitato di dare credito alla Panini Comics di una certa "lungimiranza" ed in questo caso la nostra opinione viene confermata. Certo, per correttezza, dobbiamo ammettere di aver poco gradito la scelta di pubblicare questa "prima" di due esordienti ad un prezzo piuttosto elevato, relegandola di necessità ad un pubblico molto meno vasto di quello che avrebbe potuto avere.
Ma "Rigel - Interlunium" è un fumetto che vale la pena leggere in un mercato, quello italiano, abbastanza immobile, diciamo proprio "stagnante". Il soggetto non cade mai nel banale e sceneggiatura e disegni cooperano al meglio. Potranno storcere il naso i nostalgici degli occhioni e i puristi dello stile italico, ad ogni altro lettore consiglio in prima persona di recuperarlo nelle librerie nel caso lo avesse "sorvolato".


Rigel - Interlunium
di Fabrizio Palmieri (testi) ed Elena De Grimani (disegni)
(Panini - Cult Comics) 2003 - 96 pp. circa b/n, Euro 7.00, serie in quattro volumi, di cui tre disponibili.
 

 


 
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