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articolo di Luca Cerutti |
Contrariamente a quanto suggerisce il senso comune, anche i vampiri crescono e passano dall'adolescenza alla maturità, soffrendo come un qualunque umano e solo l'impegno messo in questo percorso determinerà il risultato finale.
A condividere la sua sostanziale solitudine di "non-umana" e "non-completamente-immorta", oltre che il misterioso felino eterno Sortilegio, la ferale Tinebra: creatura magica di un mondo parallelo, nel passato sua involontaria avversaria e ora legata a lei da uno strano rapporto di scambio. Anche con quest'ultima, infatti, la realtà sembra essere stata matrigna: le restano solo i suoi poteri sciamanici, ma la memoria del suo passato è perduta, probabilmente per sempre, e la sua quotidianità è quella di una randagia senza passato, cosicchè la vampira e la sua memoria secolare sono per lei come uno scudo nei confronti del nulla. A complicare questo precario equilibrio, Rigel si trova perseguitata da una serie di sogni insistenti in cui si susseguono volti di persone ammazzate e dissanguate e la voce carica di fanatismo che annuncia la prossima fine di tutti i vampiri.
Ma è meglio non anticipare troppo. Sia però ancora concesso di rivelare cosa si cela dietro queste morti violente: un piano di sterminio degli immortali. La Chiesa, secolare nemica, ha infatti concesso alla segreta Sorellanza di San Giorgio di ritentare un rituale concepito secoli prima per chiudere una volta per tutte una partita millenaria. Esecutrice materiale di questo piano Sorella Lucia una giovane fanatica addestrata alla caccia dei vampiri, a cui appartiene la voce che ha perseguitato i sonni diurni di Rigel. Dietro le quinte, però, si muove con la consueta disinvoltura il negromante Slawn; colui che chiama "fratello" Artemius. Questo scontro titanico tra Inquisitori e Vampiri appare, improvvisamente, molto meno legato a lotte millenarie e molto più a Rigel stessa, inconsapevole pedina di troppi giocatori.
Le premesse sono di sicuro interesse, a maggior ragione se ci si era appassionati alla prima serie non solo per i grandi occhioni o le zanne da vampiro. Il soggetto, raffinato grazie alla decantazione di tutta una serie degli elementi che rischiavano di trasformarsi in un peso per la prima incarnazione di "Rigel", si appoggia ad una sceneggiatura ben curata e matura. Anche per quanto riguarda il tratto grafico, la maturità non è solo "attestata", ma proprio percepibile. Come detto, chi sperava di ritrovare i grandi occhioni e le linee morbidose dello stile "manga", sarà rimasto deluso. Saremmo disonesti, però, se dicessimo che "ne siamo dispiaciuti". Lo stile evoluto da Elena De Grimani è ormai svincolato da debiti di sorta e i personaggi ne sono la prima dimostrazione: gli occhi e i volti sono dei mezzi di espressione anche aggressiva (spesso aggressiva, ma questo dipende dal caratteraccio della protagonista); i corpi hanno meno rotondità e morbidezze; ma si riempiono di quel componente, dicono, indispensabile, di un corpo umano: le ossa. E con le ossa, la carne, e la loro presenza si fa più tridimensionale, un "tutto tondo" che permette al lettore di cogliere con più immediatezza il momento del riposo e il momento del dolore (di gioia, come detto, il soggetto ne prevede poca). Ci troviamo di fronte ad una Rigel certo "invecchiata", ma altrettanto certamente più affascinante.
Soprattutto, molte sono le tavole che coinvolgono emotivamente il lettore imprimendosi nella memoria: Rigel che minaccia ringhiando uno dei vampiri "anziani"; la conclusione dello scontro con Lucia battuta e terrorizzata; lo stato di "possessione" che annuncia l'arrivo dell' "altra" Rigel; Tinebra che affronta viso a viso Lucia snudando delle zanne feline; Lucia di fronte a sè stessa. Davvero molte, elencarle tutte, alla fine, sarebbe un po' rovinarne la magia. Ad essere severi, l'unico rimprovero che si possa muovere va ad un eccessivo indulgere nelle tecnologie digitali. Un certo numero di tavole mostra "effetti speciali" elaborati a computer. Purtroppo, il segreto di ogni tecnica e di ogni "trucco" sta proprio nel celarsi e non nel palesarsi in maniera, a volte, sfacciata. Altrimenti il gioco di prestigio perde di senso.
Concludendo, spesso ci è capitato di dare credito alla Panini Comics di una certa "lungimiranza" ed in questo caso la nostra opinione viene confermata. Certo, per correttezza, dobbiamo ammettere di aver poco gradito la scelta di pubblicare questa "prima" di due esordienti ad un prezzo piuttosto elevato, relegandola di necessità ad un pubblico molto meno vasto di quello che avrebbe potuto avere.
Rigel - Interlunium |
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