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articolo di Luca Cerutti |
Nell'affrontare quella che è la saga più recente della coppia Palmieri-De' Grimani (recente come concezione, sebbene preceda "Rigel - Interlunium" pubblicata dalla Panini Comics e la sua stessa "reincarnazione" in uscita praticamente mentre ci leggete per la Star Comics), si percepisce quello che è un punto significativo di un percorso di maturazione intrapreso con insospettabile decisione ormai molti anni fa.
La storia si apre con la narrazione di una gatta del cimitero del Verano, che introduce i due protagonisti: da una parte una gattina tartarugata bianco-nera, dall'altra Gabriele, giovane studente e fotografo. Il primo incontro di queste due creature, ognuna a suo modo randagia, si conclude in dissidio: con felino orgoglio, per quanto malandata, la micia respinge l'invadente umano. Nessun lettore, chiaramente, si attende che il graffio separatore sia "l'ultima parola". Tornato a casa e introdotti al pubblico i ragazzi con cui divide la vita, Gabriele avrà occasione di salvare la randagia da uno dei tanti patentati senza valido motivo, rischiando di essere investito sotto gli occhi di Giulia ex-fidanzata e ora nel ruolo, poco sentito, di semplice amica. La storia, come si dice, qui inizia.
Come si vede, i riferimenti, più che nei manieri mitteleuropei, affondano in tradizioni più solari, fino alla più semplice delle fiabe: il bravo giovane che compiendo la buona azione si ritrova grazie all'aiutante fatata alle porte di un mondo magico. Come tutte le fiabe, però, vi è sempre una zona buia, oltre la piazza del villaggio, dove si nasconde qualcosa di irrazionale e catastrofico. Il primo volume di "Luna" scorre che è un piacere. Le situazioni si dipanano senza accalcarsi e senza lasciare tempi morti. I dialoghi hanno quella "quotidianità" che rende credibile l'ambientazione romana ma rifuggono "giovanilismi" che, a volte inconsciamente, altri autori italiani si lasciano sfuggire nel dipingere un gruppo di giovani connazionali. Le azioni e le reazioni dei personaggi sono trasparenti al lettore che neanche di fronte alla rivelazione del soprannaturale si trova a rimettere in discussione la "volontaria sospensione dell'incredulità" concessa. La sceneggiatura, insomma, si muove con maggiore libertà, forse non dovendosi confrontare con le angosce sedimentate in secoli di esseri millenari e creature oltredimensionali.
Dal punto di vista grafico, poi, come detto ci troviamo alla "prova di maturità". Senza abbandonare le piacevoli semplicità dello stile nipponico, Elena De Grimani mette a frutto la pratica fatta in pagine e pagine. Il design dei protagonisti esprime le linee morbide e le anatomie dinamiche tipicamente giapponesi, ma al volto vengono aggiunti dettagli anatomici più accurati che, però, non limitano ma esaltano l'espressività. E' un equilibrio, che poi ritroveremo in "Rigel-Interlunium", che lascia al lettore tanto lo "spazio proiettivo" per facilitare l'immedesimazione quanto indici somatici (fossette, arricciamenti, grinze, rughe) utili a perfezionare "l'istantanea" del sentimento.
Ci sono, chiaramente, ancora degli errori e delle imprecisioni, come la scena dell'incubo di Luna in cui sembra mancare sufficiente studio e, soprattutto, man mano che si scende nella "graduatoria di importanza" i comprimari perdono di definizione non solo caratteriale ma anche grafica. Tuttavia l'impatto generale è molto positivo.
In conclusione, grazie al buon livello grafico e testuale di "Luna", contrapposto alla sua relativa unicità produttiva e distributiva, abbiamo un altro esempio di quanto sia penalizzante fruire di un mercato in cui "leggere" sia un lusso e non un'abitudine. Questo ambiente stagnante, privo di linee editoriali "pulp" a basso costo e materiali scadenti, incapace di abituare il lettore, è ormai da decenni un mattatoio di esordienti di valore.
Luna di Fabrizio Palmieri (testi) ed Elena De Grimani (disegni)
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