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copertina
disegni di Lucio Leoni
colori di Andrea Cagol
(c) Buena Vista Comics -
The Walt Disney Company Italia

Un gruppo di ragazzi catapultati in una situazione più grande di loro su un pianeta sconosciuto, lontani da tutto e da tutti. Ingredienti classici, ben dosati, spruzzati sapientemente di attenzioni e strizzate d’occhio ai lettori del nuovo millennio.

articolo di Vincenzo Oliva


La fucina italiana del fumetto Disney è in questi anni molto attiva, e sulla scorta del successo di Witch continua a sfornare testate estranee all’universo dei Topi e Paperi creati dallo zio Walt: Monster Allergy e buon ultimo, per ora, Kylion, sotto l’etichetta Buena Vista Comics.

In giro per la rete..
Walt Disney Co. Italia
Giulio De Vita
Intervista
a Giulio De Vita

La scelta di una serie di fantascienza realistica, quando da anni la fantascienza scritta vede sempre più assottigliarsi lo spazio dedicatole sugli scaffali delle librerie, comporta una certa dose di coraggio. E’ vero che al cinema la fantascienza sembra “tirare” ancora bene, ma sul grande schermo effetti speciali e trovate spettacolari hanno quasi del tutto sostituito le idee, cosa che in un fumetto non è possibile fare allo stesso modo. E invece in Kylion – quanto meno in questo primo episodio – le idee ci sono. Semplici ma efficaci, esposte in modo chiaro e lineare ma senza rinunciare a porre le basi per sviluppi più complessi; e certamente organizzate in modo abile per catturare l’attenzione del pubblico a cui potenzialmente si rivolge la neonata serie. Se poi vi riuscirà, cosa che ci auguriamo, è difficile da prevedere.

La prima idea è stata quella di affidarsi a disegni che hanno anteposto alla semplice “bellezza” estetica (comunque indubbia) perfette funzionalità e narratività, e un’efficacia descrittiva che è risultata di decisivo supporto alla sceneggiatura di Francesco Artibani, autore dei testi di "Colony 6".

Giulio De Vita è più noto in Francia che nella sua patria italiana. Oltralpe sta realizzando su testi di Yves Swolfs (autore di serie come Durango e Il Principe della Notte) la serie di James Healer, nota anche ai lettori italiani grazie all’Eura Editoriale che ne va pubblicando gli episodi sul settimanale Lanciostory; ha anche realizzato il secondo volume della saga de Il Decalogo (in Italia per la Panini) per i testi di Frank Giroud.

Nel realizzare i disegni di questo primo albo di Kylion, De Vita dà mostra di una completa padronanza espressiva del medium e della conseguente flessibilità ad adattarsi a un modulo narrativo che impone la ricerca di uno stile grafico “di confine” tra realismo e reminiscenze del più classico canone disneyano. Su questo realismo sfumatamente “cartoonesco” si innestano vaghi richiami manga, e soprattutto una scoperta ma finissima analisi psicologica dei personaggi, operata in dettaglio proprio e principalmente a cominciare dal disegno, che anticipa spesso e volentieri i testi delle sequenze più intime dell’albo, rendendoli in più di una occasione ridondanti. A partire dalla prima tavola dove i sei protagonisti ci vengono presentati tutti insieme, a pagina 15: chi siano – che persone siano - Tanner, Mita, Raiden, Erin, Cole e Calliope è abilmente e agevolmente offerto da subito alla nostra intuizione in questa sfilata di ritratti in posa, e verrà confermato dalle pagine seguenti.

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I sei protagonisti
disegni di Giulio De Vita
(c) Buena Vista Comics
The Walt Disney Company Italia

De Vita riesce a cogliere e trasmettere la forza ancora troppo acerba di Tanner e la dolcezza e l’energia un po’ fragile di Calliope, così come l’approccio solare verso gli altri e la vita di Cole oppure la tenacia spigolosa di Mita; e via di seguito. Agli autori delle prossime avventure spetterà il compito di sviluppare, far maturare, rendere più complessi questi personaggi senza snaturarne le caratteristiche, qui delineate in modo deciso e inequivocabile.

De Vita sfrutta a fondo le possibilità dategli da una estrema libertà compositiva della tavola; le vignette assottigliano ed ispessiscono i bordi, ne mutano il colore, si scontornano, si frastagliano, invadono l’intera pagina, si incastonano le une nelle altre, si ingabbiano rigidamente; tutto è dettato dalle esigenze della storia: a dilatare o rendere frenetici i tempi, a sottolineare un fatto, a focalizzare l’attenzione del lettore su un personaggio, un evento o un dettaglio, oppure a renderlo periferico. Nonostante un chiaro intento (a mio parere raggiunto) di rendere piacevole e accattivante il disegno, Giulio De Vita non ha minimamente sacrificato a questo scopo l’elemento narrativo, al contrario esaltando, portando sotto l’occhio dei riflettori i momenti centrali dell’albo (dalla tavola di presentazione del cast di cui si è detto alla delicatezza del momento in cui Calliope libera Memoria nelle acque del pianeta sconosciuto (pag.39), o alla lunga, drammatica sequenza della tempesta alle pagg.58-69).

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In viaggio verso la libertà…
disegni di Giulio De Vita
(c) Buena Vista Comics
The Walt Disney Company Italia

In questa ottica gli sfondi sono mutevoli, l’ariosità di fondo che si arricchisce all’occasione di elementi di dettaglio, mai semplicemente decorativi: Colony 6 è sostanzialmente una storia d’azione e il ritmo ne rappresenta l’elemento essenziale, anche nei momenti di rallentamento come la citata tavola di pag.39, le tavole alle pagg.47-48, o ancora le tre tavole di chiusura, il giusto climax/anticlimax orchestrato da un Artibani che ha ben saputo “addomesticare” le difficoltà di un numero uno.

La seconda idea, molto ben collaudata, è stata quella di creare un gruppo di protagonisti non troppo ampio da essere ingestibile ma abbastanza da proporre un variegato ventaglio di personalità ben distinte e riconoscibili (con i loro tormenti, speranze e quant’altro) nei quali ciascun lettore possa trovare l’ancoraggio alla storia che più gli si confà.

Semplice e diretto, che poi funzioni è un altro discorso: al progetto deve seguire un’adeguata realizzazione (e incontrare quella sfinge terrorizzante che è il riscontro di pubblico ;-)).

In questo primo, introduttivo albo Artibani presenta a pennellate rapide e decise la situazione di partenza della serie e i suoi personaggi principali, senza tralasciare di iniziare ad approfondire le psicologie dei ragazzi e delle ragazze, lasciando per il momento più indefinita la figura di Erin.

Vi è una lunga tradizione nella fantascienza, in particolare quella americana - e coltivata con maggiore successo da uno dei suoi migliori autori, Robert A. Heinlein - di romanzi imperniati sulla figura di giovani adolescenti che si trovano ad affrontare situazioni (apparentemente) superiori alle loro forze. Questi juveniles, come sono chiamati, trovano la loro linfa nell’esaltazione della sfida “impossibile”, nel percorso di crescita del protagonista, nell’identificazione del lettore con esso. Kylion, quanto meno il suo primo albo, possiede le caratteristiche di un juvenile corale.

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La tempesta infuria...
disegni di Giulio De Vita
(c) Buena Vista Comics
The Walt Disney Company Italia

Inscritta nella sfida maggiore dell’umanità volta all’esplorazione e colonizzazione spaziale, c’è la sfida dei sei giovani protagonisti al pianeta sconosciuto dove fanno naufragio, che dopo averli accolti con illusoria dolcezza mostra il suo volto pericoloso. Sfida raddoppiata dall’inadeguatezza dei tre ragazzi e delle tre ragazze: un incidente come possono capitarne a milioni nello spazio costringe la Memoria senziente della loro astronave, la Colony 6 che dà il titolo all’episodio, a un atterraggio d’emergenza sulla superficie di un pianeta diverso da quello di destinazione della missione e a risvegliare il suo equipaggio dal sonno all’interno delle capsule. Tutto questo avviene con largo anticipo sul previsto, così che dalle capsule emergono degli adolescenti di 16 anni e non i previsti adulti di 30. La crescita artificiale – fisica, emotiva e cognitiva – che avrebbe dovuto aver luogo all’interno delle capsule, pertanto non si completa e i sei dovranno affrontare i rischi, i dolori – e le sfide – che derivano dal processo naturale; anche quelli tra loro che hanno completato l’acquisizione delle conoscenze tecniche necessarie alla missione – Erin, Cole e Calliope – sono tuttavia “incompleti” sotto il profilo emotivo, sia perché a sedici anni la loro personalità non ha ancora raggiunto un pieno sviluppo, sia perché si tratta di individui che improvvisamente si trovano ad avere e a dover gestire una vita di relazioni. Come emerge dai ricordi di Calliope, nel loro sonno ipnotico i ragazzi erano in contatto mentale tra loro, ma nessuno conosceva l’aspetto degli altri né sembrava avere piena consapevolezza del proprio corpo.

Artibani lavora bene su questa situazione di partenza, scrivendo con semplicità e senza fronzoli, e con un linguaggio diretto, quasi elementare ma energico: strumenti che utilizzati insieme al disegno di De Vita gli permettono di descrivere in modo incisivo i protagonisti.

Dietro Kylion si percepisce una cura notevole, una cura anche “ruffiana” e tentata dalle mode. L’assortimento dei personaggi, lo scenario e il tipo di situazioni in cui presumibilmente si muoveranno (e quelli di questo primo albo, naturalmente), tutto mostra la precisa ricerca di quelle alchimie che si instaurano tra lettore e personaggio di fantasia e di quell’appeal che determinate storie esercitano. Se commercialmente il risultato sarà stato raggiunto o meno ce lo diranno i prossimi mesi o anni. Anche le potenzialità di farne un buon fumetto seriale ci sono, si tratterà di non sprecarle.


Kylion n.1 - Colony 6 testi di Francesco Artibani, disegni di Giulio De Vita, colori di Litomilano / Andrea Cagol
(Buena Vista Comics/Walt Disney Italia) 82pp a colori (66 di storia a fumetti), prezzo del n.1 euro 1,00 (successivi a 2,30), albo spillato, mensile


 

 


 
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