Io sono Tarzan delle Scimmie, tu sei Jane Porter, l'ho letto nella tua lettera. Vieni a vivere con me nella mia capanna,
per sempre. Ti amo
Così suona, nella versione di Joe Kubert nel primo albo della collana che le
Edizioni If stanno dedicando al signore della jungla, il primo contatto - epistolare - tra Tarzan e la sua futura compagna. La
forma è ovviamente semplificata rispetto allo stile di scrittura elaborato e barocco del "padre" dell'Uomo-Scimmia, Edgar Rice
Burroughs, però fa giustizia di quello striminzito Io Tarzan, tu Jane entrato nella leggenda; e nella leggenda, Tarzan
c'è: uno dei pochi, autentici miti dell'avventura - anzi Avventura - nati nel XX secolo, mescolando esotismo, gusto per il fantastico,
erotismo sotterraneo e non, e l'eterno richiamo dell'avventura tout-court.
Mito moderno, Tarzan non ha impiegato molto a migrare dalla sua originale collocazione letteraria verso gli altri media,
approdando al fumetto nel 1929, per i disegni di Hal Foster.

Edgar Rice Burroughs
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Dopo il Tarzan di Kubert e quello di Russ Manning visti nei primi due albi, il terzo volume della serie presenta una sequenza di
storie, inedite in Italia, realizzate tra il 1977 ed il 1978 da John Buscema su testi di Roy Thomas, a ricomporre la grande
coppia di Conan.
I serrati tempi di lavorazione rendono necessario da subito l'intervento di altri artisti di supporto a Buscema, ma la qualità
grafica resta elevata lungo tutto l'arco dei dieci episodi della riduzione del romanzo "Tarzan e i gioielli di Opar", così
come nei due episodi posti a conclusione dell'albo, e che Thomas trae dai "Racconti della jungla di Tarzan".
Il Signore della jungla ritratto da Buscema è possente e scultoreo, raffigurato sovente in posa, un semidio primitivo con i tratti
del moderno supereroe Marvel. Un semidio statuario che però l'artista fa scattare improvvisamente, costruendogli vignette, tavole,
sequenze di dinamismo frenetico, quasi ipnotico per l'occhio del lettore: nelle scene più riuscite potenza e movimento sono armonizzati
fino ad essere indistinguibili. L'esempio migliore, perfetto, lo dà la sequenza con la quale è introdotto Tarzan nel primo episodio
(che immaginiamo abbia beneficiato di tempi di produzione che hanno consentito una maggiore cura); tre tavole di lotta con il leone,
dall'agguato di Tarzan fino alla sequenza del suo volto che si rilassa e riassume sembianze non stravolte dalla feroce battaglia.

John Buscema
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Buscema concentra tutta la propria attenzione, e di riflesso quella del lettore, sull'uomo e sull'animale, sui loro movimenti esplosivi,
sulla danza crudele del loro combattimento per la vita, escludendo ogni elemento superfluo. I disegni sono di rara efficacia, e ci si
sorprende ad ammirarli con il cuore in gola, scorrendoli avanti e indietro per assorbirne l'impeto drammatico. E per soffermarsi sui
testi, prima scorsi quasi di fretta, ma che ci si rende conto che sono l'ottimale, epica colonna sonora di un'epica lotta
primordiale. Tarzan rappresenta lo spirito più elementare dell'avventura, incarnando il fascino del mistero, la seduzione mai
disgiunta dalla paura che l'ignoto suscita, il desiderio stesso di essere impauriti e sedotti da qualcosa che ci faccia dimenticare
la patina di civiltà stesa sulle nostre emozioni a tenerle a freno. Thomas e Buscema non sempre riescono a creare un materiale
narrativo così tumultuoso e vivido come in quella prima, emozionante sequenza, tuttavia la storia non patisce cali di tensione
troppo accentuati da inficiarne la lettura. Il racconto degli avvenimenti fluisce tra il susseguirsi dei colpi di scena, delle
coincidenze pazzesche, dei ricongiungimenti mancati, delle fughe rocambolesche, degli scontri all'ultimo sangue tra uomini ed
uomini, uomini ed animali - e poco importa che a volte gli avvenimenti non seguano il filo della logica o i moventi dei protagonisti
appaiano privi di basi nella realtà; il sale, il vero sale dell'avventura, è lo stupore del lettore. Si tolga un sano eccesso
all'avventura di taglio classico e la si sarà uccisa: un po' quello che da anni sta avvenendo a Tex.
L'eccesso Buscema lo coltiva attraverso pagine ricche di azione drammatica, alternate a scene statiche, dove fa risaltare il suo gusto
e il suo talento per un'anatomia espressiva e fisicamente debordante, e ugualmente di sicura resa drammatica; i set che ha a disposizione
sono quanto di meglio si possa desiderare: la jungla gli fornisce uno scenario di cui esaltare il carattere primordiale, la Opar
del titolo il fascino eterno della città dimenticata, avamposto di una civiltà ormai scomparsa ma che ha lasciato dietro di sé dei figli
regrediti a una barbarie selvaggia, ovviamente con l'eccezione della sacerdotessa La, crudele e bellissima, immancabile frutto più
maturo di questa estrema decadenza ;-).

cover del n.2 dell'edizione originale Marvel disegno di John Buscema cover interna dell'edizione italiana (c) Marvel
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I testi sono funzionali a questa spiccata tensione drammatica, fino agli occasionali vertici di alcune scene, dove il linguaggio si fa
assolutamente sovraccarico, perfetta riproduzione di quel sensazionalismo che non è merce esclusiva di questi nostri tempi televisivi
(comunque sguaiati laddove vi era in precedenza una ricerca di eleganza dell'eccesso), teso a titillare gli istinti del lettore, a
fornirgli il salvacondotto per allontanarsi il più possibile dalla sua realtà. A dir poco esemplare il racconto che Jane fa al malvagio
Albert Werper, nel secondo episodio, del suo primo incontro con il futuro marito, mentre i disegni di Buscema mostrano in
flashback un'altra sequenza di lotta di Tarzan, emozionante per plasticità e dinamismo, questa volta con un gorilla:
"Il mio
cuore si turbò quando vidi il mio sconosciuto protettore opporsi alla grande scimmia dalle zanne lucenti. ( ) Ma non sapevo che fosse
Tarzan.

Roy Thomas
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( ) Ai lunghi canini della scimmia fu contrapposta la sottile lama di un coltello… si scontrarono come due tori in carica... l'uno
cercando la gola dell'altro ( ) Appiattita contro il tronco di un grande albero io osservavo il tragico duello con un misto di
orrore e ammirazione ( ) La primordiale battaglia tra scimmie per il primitivo desiderio di possedere una femmina... per
me! ( ) Allora quando il lungo coltello "bevve" a fondo una dozzina di volte il sangue vitale di Terkoz… un istinto primordiale
comandò alla donna di donarsi a quell'uomo primitivo che aveva lottato per lei e l'aveva vinta! ( ) E Tarzan? Fece ciò che ogni
uomo dal sangue rosso conosce senza bisogno d'apprendere… prese la donna tra le braccia e coprì le sue labbra con un bacio. ( ) Per
la prima volta nella mia breve vita… seppi cosa fosse l'amore. ( ) ma forse non dovrei parlare di cose così personali a un estraneo,
monsieur." [...]
Chapeau! Anche il richiamo finale a quel senso di pudore che è esattamente il sentimento da solleticare, da tendere fino al suo limite
estremo. Non a caso si fa parlare Jane di un misto di orrore e ammirazione.

cover dell'edizione originale Marvel dell'ultimo episodio de Tarzan e i gioielli di Opar disegno di John Buscema (c) Marvel
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In qualunque situazione narrativa diversa dalle storie di un personaggio che nel suo DNA ha i geni della letteratura più
genuinamente pulp, un simile stile allusivo ed esplicito al contempo sarebbe folle, in questo contesto appare invece quanto di
più adatto a smuovere gli istinti più reconditi, vergognosi di chi legge.
Come ogni vero mito che si rispetti, Tarzan attraversa le epoche ed i gusti, in parte dettando questi ed interpretando lo spirito di
quelle, restando nel fondo fedele a se stesso. Questa collana a lui dedicata è un eccellente modo per accostarsi alla sua vita
fumettistica.
  
Tarzan n.3: "Tarzan e i gioielli di Opar" di Roy Thomas (testi) e John Buscema (disegni)
(Edizioni If), 210 pp. b/n, Euro 4.80, brossurato, nel corso degli episodi presentati, a partire dal terzo, John Buscema è
coadiuvato da Tony De Zuniga, Rudy Mesina, Alfredo Alcala, The New York Tribe, Steve Gan.
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