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cover vol.5
Kota Hirano porta i vampiri nel terzo millennio

articolo di Luca Cerutti


Con "Hellsing" la Dynamic Italia lancia sul mercato un altro giovane esordiente: Hirano Kota. Proveniente come molti dal fertile sottobosco dei manga pornografici, questo autore, finora praticamente sconosciuto ha dimostrato di avere "i numeri" per affascinare un pubblico più vasto, fino ad ottenere la doppia consacrazione di un'animazione in patria e dell'esportazione all'estero.

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Ad una prima occhiata, però, "Hellsing" inizia male, riesumando un tema abusato nel fumetto d'azione a sfondo fantastico: la società di "ammazzavampiri" che impiega come arma di sterminio definitiva un mostro. Da oriente ad occidente la carta stampata abbonda di "collaborazionisti" infernali e nel paese del sol-levante, solo restringendo il campo ai succhiasangue, se ne possono enumerare sull'istante almeno altri due: Alucard di "Master of Mosquiton" e D di "Vampire Hunter D", per tacere dell'Alucard protagonista della fortunata serie di videogames "Castelvania".
La sensazione di "deja-vu" non si attenua man mano che si prosegue: la società di "ammazzavampiri", con sede a Londra, si chiama "Hellsing society of Royal Protestant Knights" ed è stata fondata da "lord" Hellsing il quale sconfisse un antico mostro di inusitata ferocia ed intelligenza. Non basterà una "l" di troppo per trattenere gli estimatori dell'opera di Bram Stoker dal sogghignare. L'arma definitiva impiegata dall'Hellsing è un principe vampiro di nome, guarda la coincidenza, Alucard (mai anagramma ebbe tanta fortuna). Scendendo nei dettagli del casting conosciamo la giovane e ferrea (diciamo anche: acida) Direttrice dell'Hellsing: Lady Integra Falburke Wingates Hellsing, l'ingenua neo-vampira Seras Victoria, e dell'anziano maggiordomo-cacciatore Walter Cumm Dollneaz. Come da manuale: "capo", veterano e novellino parati per reggere la scena all'eroe.
Come molte "organizzazioni" fuori dalla norma, anche l'Hellsing può vantare una valida concorrenza: la squadra speciale vaticana "Iscariota 13", marchio secolare di qualità nel campo dello sterminio di mostri, eretici e infedeli, attualmente capitanata dal cinico Maxwell e rappresentata sul campo dal Santo Cavaliere Padre Alexand Andersen (un energumeno in grado di rigenerare ferite letali e combattere in corpo a corpo con un vampiro).
Nella parte del "villain", infine, abbiamo una misteriosa sigla: "Millenium", che riunisce sotto il comando di un individuo chiamato Il Presidente o Il Maggiore mostri di diverso tipo ma uniformemente fanatici.
I presupposti, insomma, non abbagliano certo con la loro originalità e se Hirano si fosse limitato a fare un minestrone con pezzettoni della Hammer Production, un pizzico di "Ammazzavampiri", dosi abbondanti di "Russicum" fermentato e larghe manciate di "I ragazzi venuti dal Brasile", il suo fumetto non sarebbe valso i kilobytes di questo articolo.

"Dopo decenni di addomesticamenti, finalmente si restituisce al monstrumla sua naturale inumanità"
   

Invece, rendendosi conto di camminare su terra inaridita dal troppo sfruttamento, l'autore ha fatto quello che è ragionevole fare: ha cominciato a scavare in profondità alla ricerca di fertilizzante (ovvero: marcio e decomposizione).
Così, i componenti delle due associazioni di ammazzamostri sono esattamente quello che ci si aspetta siano persone che hanno dedicato la vita a combattere prodigi di inumana forza, velocità e violenza: sono dei fanatici integralisti. Basta leggere la presentazione che fa della sua organizzazione Lady Integra nel primo volume o quello che afferma padre Andersen sempre nello stesso volume.

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La "filosofia" di Lady Integra...
(c) 1998 Kota Hirano

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quella di Padre Andersen...
(c) 1998 Kota Hirano

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e quella di Alucard.
(c) 1998 Kota Hirano

Nota: senso di lettura da destra a sinistra

Preme anche chiarire che non vi è interesse ad offendere qualsivoglia religione. L'autore ha interesse soltanto per le sue marionette, e vuole che si muovano nella maniera più verisimile possibile sul palco che ha preparato.
Il burattino prediletto da Hirano è, ovviamente, il vampiro Alucard. Dati i presupposti, da questo personaggio non ci si può aspettare niente di meno che da un vero principe immortale: si muove sulla scena con totale sicurezza e distacco. Man mano che si avanza nella storia diviene chiaro che non gli interessa né del destino dell'Hellsing né dell'umanità in generale. Gli uomini e gli altri mostri interessano solo una sua curiosità filosofica su fino a che punto può giungere un'anima pur di non arrendersi al mondo. Tutto il resto è talmente irrilevante che, quando entra in azione, la carneficina è totale: i nemici non vengono semplicemente sconfitti, ma travolti da una violenza bestiale e stracciati come fogli di carta con lento e metodico distacco.
Il "villain" della situazione, dal canto suo, adempie alla ovvia necessità di dare ad un siffatto eroe il mostro che gli compete: nessuna motivazione, nessun fine, solo la distruzione per la distruzione stessa.
In questa sfilata di paradigmi, un personaggio, infine, stona: si tratta della giovane Seras Victoria: ex-agente di polizia colpita a morte dalla pistola di Alucard e da questi vampirizzata "per curiosità". Timorosa, piena di scrupoli, imbranata, si muove come Alice in un paese degli incubi. Il suo compito è quello di essere il "narratario", il punto di vista del lettore che senza di lei non sarebbe in grado di trovare un valore a cui aggrapparsi per seguire le deliranti azioni del resto dei personaggi.

E' ampiamente probabile che "Hellsing" segni un punto di arrivo per questo giovane esordiente giapponese, in quanto la materia narrativa e il suo tratto camminano fin troppo bene insieme.
Il design dei personaggi include sempre un particolare sgraziato che esalta la loro trasformazione grottesca. Il retino, ingrediente principe del manga, si comporta con inusuale discrezione lasciando il proscenio alle chine nere su bianco. Molta china nera, in realtà, e pochissimo bianco: tra l'oscurità di una notte quasi perenne, gli abiti del protagonista e le cascate di sangue che caratterizzano ogni battaglia, la luminosità del foglio viene umiliata, quasi non ci fosse posto per lei nella storia.
La costruzione della tavola, priva di costrizioni come prassi, è funzionale alla narrazione, senza soluzioni rivoluzionarie o pesanti cadute di tono, di nuovo, per l'autore sembra importante l'azione dei personaggi più che un particolare punto di vista.
La valutazione positiva, però, risente di una miriade di piccole imperfezioni, dovute probabilmente all'inesperienza: errori di anatomia, cadute perdite di tono per eccesso di dinamismo, personaggi secondari e comparse mal caratterizzati spesso abbozzati. Il protagonista stesso, forse per la sua eccezionalità, ha dato parecchio filo da torcere all'autore, arrivando ad avere un aspetto definitivo addirittura nel terzo volume.
L'impressione è che il tema grottesco ed eccessivo si sia, intenzionalmente o fortunosamente, sposato con la relativa inesperienza dell'autore, questo si intendeva quando si diceva che questo fumetto costituisce un "punto di arrivo": da "Hellsing" in poi, Hirano, potrà limitarsi a ripeterlo, continuando ad avere un certo seguito di pubblico, oppure superarlo.

Concludendo, "Hellsing" è un fumetto che non avrebbe meritato un secondo sguardo se non fosse per la capacità dell'autore di dare ad un classico fumetto d'azione horror un'alienante veste di "verosimiglianza".

Dopo anni di addomesticamenti, è stata restituita al "vampiro", al "monstrum", al "prodigio" la sua naturale "inumanità".


Hellsing di Kota Hirano (testi e disegni)
(Legend/Dynamic Italia), 210 pp. circa, b/n, Euro 4.40, senso di lettura giapponese, periodicità: mensile fino al n°5 (vincolata dal 6), fumetto in corso di pubblicazione in Giappone, il volume n°5 è l'ultimo volume completo pubblicato, dal 6 in poi le uscite seguiranno i tempi della pubblicazione originale.
 

 


 
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