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IL GRANDE BLEK


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Il Grande Blek n.3
Le Giubbe Rosse son tornate . . .
articolo di Alfonso Elia

Così recitava il refrain di una canzone di Mario Castelnuovo, il fine cantautore che nel 1988 dedicò una breve ma ispirata ballata ad un mai dimenticato personaggio della sua infanzia: il grande Blek.

Il suo era l'omaggio compiaciuto di un Peter Pan che con Blek era cresciuto, aveva attraversato i vari stadi della fanciullezza fino alla prima adolescenza, relegando in un cassetto nascosto del suo ego quei ricordi che una complice ristampa dell'Editoriale Dardo avrebbe fatto riaffiorare. Gli stessi temi che ritroviamo nel film coevo "il grande Blek", opera prima del regista Giuseppe Piccioni -Orso d'Oro al festival di Berlino- che nelle strisce dell'eroe fa rivivere al protagonista Yuri le speranze ed i rimpianti dei giovani di sempre , con un malinconico richiamo ai "Vitelloni" di felliniana memoria.

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Il grande Blek
Il film del 1987 di di Giuseppe Piccioni
L'ennesima prova della incredibile vitalità editoriale di Blek -che nel 2004 festeggerà il cinquantenario- ce la conferma una nuova iniziativa curata dalle Edizioni If che presenta in questi giorni il terzo numero di un bimestrale interamente dedicato al nostro eroe. Non a caso ne parliamo adesso, visto che il consenso del pubblico dei lettori ha convinto solo ora i dirigenti editoriali a proseguire con un appuntamento fisso trasformando una pubblicazione nata in sordina in una solida rivista bimestrale. Nonostante la presenza di Blek sia stata costante nelle edicole degli ultimi anni la pubblicazione rappresenta una novità da segnalare sia per la veste grafica molto curata che per la presenza di episodi inediti in Italia.

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Il grande Blek, omaggio di Alfonso Elia
(c) 2003 Alfonso Elia / uBCfumetti, tutti i diritti riservati

Non sembri esagerato l'elogio alla longevità dell'eroe dei trappers perchè se è vero che un personaggio come Tex ha raggiunto con invidiabile esuberanza il traguardo del mezzo secolo,ciò è però avvenuto in presenza di condizioni e presupposti completamente diversi. Ricordiamo che Blek fu abbandonato dai suoi autori -per motivazioni personali - già nel lontano 1965, nel suo pieno vigore editoriale, e solo successivamente dovette subire un umiliante calo di vendite purtroppo legato allo scarso impegno e valore dei sui nuovi autori. Nel bel paese è sopravvissuto per anni solo attraverso le sue ristampe e le pagine -non sempre felici-provenienti dal mercato estero,sacrificato in formati e formule editoriali che avrebbero fiaccato qualsiasi altro personaggio e soffrendo continuamente di una assoluta mancanza di valide iniziative di rilancio.

Nelle terre d'Oltralpe conobbe una nuova età dell'oro grazie al talento di disegnatori come Jean Yves Mitton ed al grande coinvolgimento dello sceneggiatore-editore Marcel Navarro, che comunque stravolse non poco i solidi stereotipi del personaggio sacrificando persino le sue origini al proverbiale nazionalismo gallico. Solo la grande personalità dell'eroe e l'affetto incondizionato dei lettori hanno permesso alla sua leggenda di sopravvivere alle sfortunate vicende editoriali pur senza l'apporto di "passionali" editori e di grandi firme grafiche e narrative che invece troviamo in Tex.

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Il grande Blek n.1
(supplemento alla ristampa del Comandante Mark)
(c) 2002 Edizioni IF

Del primo numero delle Edizioni If uscito in edicola nel luglio 2002 come "costola " del Comandante Mark ci aveva sicuramente convinto il trio di storie, tutte affidate agli abili e nitidi pennelli di Mitton e pubblicate in Francia negli anni settanta-ottanta, mentre nutrivamo qualche perplessità sull'efficacia di una copertina realizzata dal poco ispirato Birago Balzano che si limitava a riprodurre con scarsa convinzione una vignetta interna dell'albo.

Mitton - va detto- trasforma fisicamente Blek in un epigono di Conan, attribuendo all'eroe una figura lontana da quelli che furono i canoni estetici della EsseGesse, che videro su Blek, saltatore e corridore, una muscolatura liscia ed elegante che non faceva supporre la portata della sua forza, figura mutuata dal Tarzan di Harold Foster. Ma è vero che all'epoca il giovane Jean-Yves, ammiratore di Buscema, aveva già collaborato per la Lug di Lione alla caratterizzazione di numerosi supereroi americani e questo basterebbe a spiegare certe sue scelte estetiche. I testi di Navarro -pur datati- risultano comunque accattivanti e divertenti, soprattutto nel suo indulgere sugli aspetti comici della saga che diventano talvolta dominanti.

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Il grande Blek n.2
(supplemento alla ristampa del Comandante Mark)
(c) 2002 Edizioni IF

Con il secondo numero, insperatamente, le cose cambiano e la copertina diventa invece il vero fiore all'occhiello della pubblicazione, affidata al segno incisivo di Corrado Mastantuono, poliedrico disegnatore con un passato che va dalla collaborazione a riviste d'autore come l'"Eternauta" fino al fumetto umoristico di stampo disneyano. Una vera rivoluzione se si pensa alle poco oculate scelte grafiche verso le edizioni del personaggio adottate dalla Editrice Dardo negli ultimi anni. Al suo interno troviamo un trittico di storie realizzate da Carlo Cedroni, disegnatore italiano della testata di Blek in Francia fino al 1987, autore lontano dalla personalità di Mitton e dal tratto decisamente più classico e convenzionale.

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Il grande Blek n.3
(il primo numero della collana Reprint)
(c) 2003 Edizioni IF

Il terzo numero esplode con una dinamica e coinvolgente copertina in cui Mastantuono supera se stesso per il segno plastico e la convinta ispirazione, regalandoci una delle sue più belle prove insieme alla certezza di una regolare periodicità. Di questo albo solo la prima storia è appannaggio di Mitton mentre le due successive sono realizzate dall'artista Branko Plavsic, attivo nella Casa Editrice Dnevnik di Novi Sad negli anni ottanta, prima che il conflitto etnico nella ex-jugoslavia spingesse molti talenti ad una emigrazione forzata.

A questo punto -da incontentabili fans- sogneremmo anche una intera, nuova storia disegnata da Mastantuono, e magari una realizzata da Bruno Brindisi, da Andrea Venturi, da Stefano Andreucci, da Claudio Villa, da..., perchè no, Eleuteri Serpieri. Ma siamo troppo realisticamente coscienti delle difficoltà del mercato e dei costi di una tale impresa per pretenderlo veramente...o no?

Il gigantesco trapper, che spopolò negli anni del Boom Economico, lo ritroviamo comunque nel nuovo millennio, avvenimento questo già di per se' miracoloso in un mondo completamente mutato dove aziende allora simbolo di solidità e sviluppo versano oggi in una profonda crisi e la Guerra Fredda ha cambiato nome solo per lasciare il posto a scenari bellici non meno inquietanti.

Per i giovani dell'epoca fu l'antesignano di quei supereroi ancora lontani a venire. Si dovrà infatti attendere il 1970 perche un signore di nome Luciano Secchi alias Max Bunker diffonda in Italia -portavoce del messianico Stan Lee - il "verbo" dei supereroi con super problemi e faccia gridare al miracolo i vernacolari lettori di fumetti davanti alle strabilianti tavole di John Buscema, Neal Adams e Gene Colan. Una nuova era stava per cominciare...

 

 


 
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