Un volto che assorto rivolge lo sguardo affascinato al cielo. L'icona più classica e senza tempo della tensione umana verso la
luminosa immensità che ci sovrasta. Un'immagine che ricorre spesso nei primi due volumi della serie "Planetes" pubblicati, in
questi mesi estivi, dalla Planet Manga per la collana di fantascienza "Manga 2000". Ad essa Makoto Yukimura,
l'autore, ne affianca altre meno usuali, non ancora parte della nostra quotidianità e nondimeno reali, segno dei tempi e presagio
di un futuro forse non troppo lontano che vedrà l'uomo lasciare ben più di un'orma sul suolo lunare... Immagini che raccontano di
uomini sospesi nello spazio i cui occhi si volgono a cercare la Terra e insieme si indirizzano più oltre, verso un mare infinito.
Non è però la dimensione eroico/celebrativa a dominare la struttura narrativa del tankobon. La collocazione temporale rispetto ad una
presunta "conquista dello spazio", chiarisce subito che la direzione dell'autore è ben altra. Un 2075 a noi relativamente vicino dove
i viaggi spaziali sono diventati una regolarità, le città lunari una realtà, e protagonisti distanti dalla generazione degli eroi, dei
primi astronauti che si sono abbandonati, senza riserve, al richiamo dello spazio il cui ammaliante canto, sicuramente, poco aveva in
comune con il più pragmatico obiettivo umano della ricerca di fonti di energia alternative alle, ormai insufficienti, terrestri.
È la quotidianità di un evento non più eccezionale, perché diventato reale, a segnare la narrazione che, non a caso, ruota intorno alle
vicende di tre semplici "spazzini dello spazio" alle prese con le quantità immense di "rifiuti tecnologici" (debris space) che,
abbandonati, orbitano intorno alla Terra, e con le mille piccole grandi difficoltà di un vivere che tanto ha, ancora, del
provvisorio. Provvisorietà che nega o trasforma in una vera impresa persino il soddisfacimento dei piaceri più minuti: mangiare
su un piatto o fumarsi una sigaretta. Non è più tempo degli eroi come il vecchio Roland, a tal punto sedotti da quella distesa
senza fine da scegliere, al termine del loro cammino, di annullarsi in essa per diventarne parte; uomini da guardare con rispetto
e insieme con timore... fantasmi lontani. La necessità è ora trasformare a misura d'uomo un ambiente sconosciuto ed estraneo.
E tuttavia proprio perché la distanza temporale tra generazioni non è eccessiva Yuri, Hachimaki e Fee, pur con le
dovute differenze, si muovono cercando di mediare tra le contraddizioni di una, a tutti gli effetti, doppia appartenenza: divisi tra
Terra e Spazio. Capaci di cedere alla malia di quell'immensità apparentemente fuori dal tempo - da cui poi si ritraggono, spaventati;
attratti e ad un tempo respinti - e contemporaneamente rivolti verso la Terra, coordinata precisa, familiare, nota, rassicurante.

Yuri, Hachimaki e Fee: spazzini dello spazio (c) 2003 Panini Comics
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Personaggi a cavallo tra due grandi epoche: la prima già consegnata alla storia; della seconda se ne intravedono i primi timidi
segnali. Sullo sfondo dell'imminente missione esplorativa su Giove emerge il nucleo di coloro che, osando, potremmo definire i
futuri "Spaziali". Uomini il cui sguardo è oramai fisso, semplicemente, più oltre, lontano, verso lo spazio infinito in una sorta
di dialogo muto, spesso impari, con quell'immensità silenziosa, impassibile che si limita a dettare le sue condizioni, lasciando
al singolo la libertà/l'onere di decidere se accettarle pagandone il prezzo. E si affacciano pure, appena, con la piccola Nono,
i "Lunariani" quasi solo a suggerire l'avanguardia di una nuova umanità che - a voler sentire l'eco di Asimov ;-) - in breve
tempo svilupperà culture e senso di identità lontanissime da quelle d'origine. Così sembra evocare, efficacemente, la scena nella
quale la dodicenne Nono - un fisico che segue tempi e modi di sviluppo differenti da quelli terrestri - mostra a Hachimaki il suo
mare... niente di più di una distesa desertica ai suoi, e nostri, occhi.

Nave Madre ds 12 per il recupero dei debris space e modulo di lavoro nello spazio (c) 2003 Panini Comics
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Una fantascienza dai toni classici quella proposta su "Planetes", dove l'uomo, carico delle sue debolezze e contraddizioni, ha
ancora il coraggio di interrogarsi e chiedersi quale sia il suo posto in un universo che pare estendersi sempre un pochino più in
là. Teso alla ricerca di nuove coordinate, punti di riferimento, e nondimeno incapace di mutare il suo rapportarsi con lo spazio
- in senso lato - come Yukimura anticipa nell'esilarante episodio "Una semplice fumattina" (vol.1) aprendo anche alle grandi
problematiche umane di sempre: la gestione sconsiderata delle risorse a disposizione, il continuo esportare un modello di sviluppo
basato essenzialmente sulla rapina nonché la quasi "genetica non volontà" ;-) a guidare pacificamente il dissenso, qualsiasi
dissenso. Tematiche poi sviluppate con maggiore "severità" nel secondo volume, con, tra l'altro, l'intenso incontro/scontro tra
Hachimaki e il terrorista Hakim del Fronte per la liberazione stellare, ma sempre con un'angolazione che privilegia, in quel
continuo spostare oltre i propri confini "spaziali", l'uomo e le sue responsabilità sociali e morali verso l'umanità tutta.
Messaggi precisi - a volerli leggere - e sfondi concreti, reali, drammaticamente vicini per un contesto che avrebbe, nella nitidezza
e precisione grafica - tecnologia e razionalità - degli interni delle città lunari (e non solo), potuto comunicare quasi una sensazione
di artificiosità.
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Spazio che generosamente restituisce (c) 2003 Panini Comics
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Semplici "spazzini", si è detto. Personaggi piccoli, ognuno con alle spalle la propria storia e motivi personalissimi a giustificare
una scelta di vita non del tutto, ancora, "normale". Le rispettive personalità emergono a poco a poco, svelati in episodi dal tono
riflessivo e dal ritmo lento nonostante le brusche accelerazioni nelle scene d'azione e il costante ricorso a sequenze ilari e
paradossali quasi a smorzare le situazioni di maggior tensione. Tensione emotiva che in altre occasioni Yukimura risolve, invece,
enfatizzandola e concentrandola in splendidi momenti di sospensione in cui il tempo pare fermarsi, e nei quali ci imbattiamo fin
dal primo episodio del primo volume che ci svela il taciturno e malinconico Yuri. Una vicenda, la sua, narrata con delicatezza e
poesia . E, pur nella sua improbabilità, non si ha nessuna difficoltà a credere plausibile che lo spazio infinito possa restituire
tra i tanti detriti, proprio quella bussola, quel piccolissimo brandello di una vita oramai perduta.
Spazio che generosamente restituisce o crudelmente rifiuta. Spazio nel quale fluttuare, lasciandosi cullare, avvolgere dal suo
abbraccio a tratti confortante a tratti soffocante... Spazio infinito che rimane in assoluto, in entrambi i volumi, l'interlocutore
principale dilatandosi fino a raggiungere e lambire i confini dello spazio interiore dell'Uomo svelandogli il suo essere parte di
un'immensità altra rispetto a quella che un tempo lo sovrastava e verso cui a lungo ha teso il volto e le braccia.
"In questo mondo non esistono che parti di spazio a cui persino io sono collegato e questo è l'inizio dello spazio" (Hachimaki)
Conquistati non ci resta che aspettare la pubblicazione in Italia del terzo volume, già edito in Giappone, per i prossimi sviluppi ;-).
  
Planetes voll. 1, 2 di Makoto Yukimura (testi e disegni)
(collana Manga 2000 n° 33, n°35 - Planet Manga/Panini Comics) 240 pp vol.1 - 256 pp vol. 2, b/n, Euro 4,00, albi
brossurati, senso di lettura giapponese.
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