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Confessioni brevi di un italiano I racconti a fumetti di Roberto Recchioni su Lanciostory e Skorpio articolo di Vincenzo Oliva
Queste brevi schegge, autobiografiche e non, queste "confessioni di un giovane autore italiano", al momento sono il miglior risultato di quel bel laboratorio di fumetto italiano che l'Eura ha avuto il coraggio e la costanza di proporre attraverso l'esperienza della lunga serie, ancora aperta, di Napoli Ground Zero, ambientata in una Napoli del futuro, corrotta ma vitalissima.
Attorno a Lorenzo Bartoli autore della grandissima parte dei testi, hanno operato ed operano molti giovani disegnatori che hanno creato i vari personaggi in cui si articola il progetto di Napoli Ground Zero: oltre a Recchioni, Luca Bertelè, Cristiano Cucina e Leomacs (Leonardo Massimiliano) sono i più attivi. I personaggi più longevi, dei molti "sparati" nell'arena da Bartoli, sono: Asia, la pulposissima adolescente disegnata da Recchioni; 'O Malamente, figura a tutto tondo di un pericoloso delinquente invecchiato con tutte le contraddizioni di un cuore che oscilla tra la generosità e il male, e disegnato da Bertelè; Pasqualino Frattaglia, titolare di un bancolotto molto particolare, dove i sogni vengono interpretati entrando nella psiche di chi ha bisogno che gli vengano svelati, e al quale Cucina ha conferito una sanguigna vitalità. Si è perduto per strada un altro personaggio molto interessante, il commovente supereroe mutante Spigola Mascherata. Partendo da questo humus, Recchioni ha inizialmente dato vita a una lunga serie propria, Logan, un western crepuscolare e nerissimo, intessuto di drammatici rapporti familiari irrisolti ruotanti attorno alla protagonista eponima; una serie dominata da una tragicità incombente e caratterizzata da un bianco e nero freddo, quasi glaciale. Partita in sordina, la serie è andata via via assumendo spessore e continuità, evidentemente con il crescere della confidenza dell'autore con il personaggio, e con una sempre più acquisita padronanza dei propri mezzi e fiducia in se stesso.
Terminata Logan, Recchioni ha virato verso opere di respiro narrativo più corto ma che gli hanno permesso di dar pieno sfogo al suo talento e alla sua voglia di narrare e di riflettere. E di mettersi in discussione, sperimentando sul suo segno e sulla sua capacità di evolversi. Nella decina di racconti che hanno visto la luce in otto mesi circa, il giovane fumettista ha saputo affrontare i temi più disparati – dalla tragedia più nera alla commedia – usando i registri di un'ironia perfettamente modulata dalla necessità narrativa, così come la capacità di affascinare il lettore, di commuoverlo, di avvincerlo: la mano ora leggera ora pesantissima, ma i piedi sempre ben piantati in terra, grazie ad un'autoironia che Recchioni non dimentica mai e che ci (gli) fa dire: "sono solo storie". Sì, ma aggiungiamo: fossero sempre raccontate così!
Uno sguardo in dettaglio
Un breve apologo, struggente e malinconico quanto sarcastico e triste, dove i piccoli/grandi sogni quotidiani si mescolano a quelli surrogati dell'universo televisivo, citati da Recchioni con grande affetto e acuto senso critico; il disegno è duro e graffiato, e crea un elegante e riuscito contrasto tra la presentazione della storia e la sua conclusione agrodolce.
E' senza dubbio tra i racconti più belli. Politicamente scorretto fino a destare un vero senso di orrore, di gelo nell'anima (un bravo, oltre che all'autore, anche all'editore per averlo pubblicato), si avvale di una scrittura sarcastica fino alla crudeltà. Recchioni è spietato nel ritrarre la debolezza più completa dell'essere umano: vittima e carnefice sono indissolubilmente legati da un rapporto di complicità e consenso che si fonda sulle perversioni peggiori dell'uomo: sete di gloria e di potere, esercizio immotivato del potere, fino ad un'ipotizzabile metafora dei meccanismi più nudi ed essenziali del Mercato. Il disegno è scabro ed espressionista, colpisce la fantasia non meno delle parole del racconto.
Su una rivisitazione affettuosa e personale del mito dell'eroe e della sua evoluzione attraverso gli ultimi decenni e il trapasso delle generazioni, Recchioni ha innestato un omaggio alla memoria delle vittime dell'11 settembre al World Trade Center di New York, e a coloro che si diedero da fare per salvare chi era ancora vivo. Lontano da ogni retorica, e per questo assolutamente riuscito, il racconto è come una bolla di dolore che abbia saputo trasformarsi in speranza. L'eroe migliore e più vero è quello che in tutta semplicità compie il suo dovere. Il tratto è qui più morbido e "gentile", accompagna la narrazione con leggerezza.
Un disegno evocativo caratterizza questa breve storia, all'apparenza un episodio minore, dove il giovane autore pare avviare una riflessione sul medium fumetto e sulla creazione artistica in generale. Il pistolero che sopravvive alla morte e ai suoi stessi tempi (forse un omaggio a Bonelli padre?) rappresenta l'Opera di un Autore, viva fin quando qualcuno la leggerà e la ricorderà.
La riflessione prosegue e si fa autobiografica; l'autore mette in discussione i propri obiettivi, il senso e gli scopi del suo lavoro, si confronta con le aspirazioni giovanili e giunge a una conclusione matura, solo apparentemente di ripiego. Un eccesso di retorica e di enfasi in tali conclusioni mina un po' la storia, narrata con un disegno spigoloso e nervoso.
Brevissimo, fulminante: una condanna senza scampo della violenza insensata, della guerra e del perbenismo che cerca sempre all'esterno di sé le responsabilità degli orrori che crea. In sole quattro tavole, asciutte e spogliate di ogni tentazione retorica – con un tratto rotondo e morbido a creare un contrasto tra quello che l'occhio osserva e il cervello legge, dando un ulteriore senso di angoscia al lettore – Recchioni sa descriverci i nostri tempi e farci riflettere sull'universo mediatico che ci circonda. Spietato non meno di Carne fredda.
Probabilmente il racconto più riuscito. Una manciata di tavole per rappresentare senza moralismi o retorica, l'assoluta immoralità ed amoralità dell'etica borghese, del conformismo e dell'ipocrisia che permeano la vita quotidiana. Il paesino della provincia americana qui ritratto è in realtà un non-luogo reperibile ovunque un gruppo umano tenda a rinchiudersi in sé stesso, tenda a separare le categorie Bene/Male nell'equazione Noi/Loro. Una sindrome da assedio permea il racconto ed opprime il lettore. La normalità dell'amoralità ritratta, è tanto più agghiacciante quanto più "ottimistico" è il finale.
Con un disegno suggestivo e dinamico, Recchioni propone una lettura in chiave fantasy dell'ingresso nell'età adulta. Quando vinciamo le nostre paure, esterne ed interiori, ci lasciamo alle spalle l'infanzia, e con essa i nostri sogni di bambini. Malinconico e dolce, e non privo di una saggezza semplice.
Ironia ed autoironia (quasi masochismo ;-)) si mescolano in questo nuovo capitolo di riflessione su se stesso e sui fumetti; una scrittura mai compiaciuta ma di sicura presa sul lettore, che non può evitare di sorridere di cuore, supporta un disegno gradevole e morbido. Forse è la storia più personale, quella in cui il giovane Recchioni più si mette in gioco e si svela, senza rinunciare peraltro al gusto della battuta, tra l'acido e la strizzata d'occhio, con cui chiude il racconto.
Racconti eterogenei e molto diversi tra loro, come si diceva; tuttavia è forse individuabile un tenue filo comune che li lega assieme: la crescita. Crescita umana dei protagonisti (autobiografici e non), in consapevolezza, come in Non per la gloria o Nell o Da grande voglio fare i fumetti!; crescita/maturazione degli obiettivi della vita, come in Sogni di china; crescita esponenziale dell'orrore che l'Uomo genera, del suo cinismo, come in Carne fredda, in Il tempo dei giochi o in Il prezzo. Soprattutto, il percorso di crescita dell'autore stesso, sempre più sicuro dei propri mezzi ma non pago dei risultati. Al momento i racconti di Roberto Recchioni sono tra le migliori cose che l'Eura pubblichi, e speriamo che in futuro una raccolta in volume ne possa sancire un più largo e meritato successo presso il pubblico (come è auspicabile la raccolta in volumi per molte delle storie di Napoli Ground Zero), ma soprattutto speriamo ed auguriamo al giovane autore di guardare a questi racconti come ad un punto di inizio, di non accontentarsi mai del suo lavoro. Ancora di più, vogliamo ricordare, come lui stesso ha scritto, che l'importante è raccontare buone storie. E Recchioni lo fa, con onestà e talento. -----
* I racconti citati sono pubblicati sui seguenti numeri di Lanciostory e Skorpio:
Il malloppo, pubblicato su Lanciostory 28 del 2001 |
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