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STAR WARS:
THE COMICS CONNECTION


Durante l'estate appena trascorsa George Lucas era di nuovo in Italia per le riprese del secondo episodio di Guerre Stellari. Quale migliore occasione per presentarvi questa breve ma incisiva analisi del rapporto fra la miliardaria saga e i fumetti?

Star Wars: the Comics Connection
di Filippo Rossi

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George Lucas: "mi sono laureato in antropologia; sono cresciuto leggendo miliardi di fumetti; ero un appassionato di cinema fin da ragazzo".

Fin dall’inizio l’obbiettivo del nostro regista preferito è fondere in un’unica opera questi elementi. Il suo colpo di genio del ‘77 fu l’andare a rovistare nell’oscura e pericolosa soffitta della memoria. Lucas adulto non mette in scena il Flash Gordon, o il Jeff Hawke, o il Tarzan che Lucas bambino divorava insaziabile...

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Il Flash Gordon mitologico di Alex Raymond
   
Lucas adulto mette in scena il ricordo delle emozioni incommensurabili del Lucas bambino, che sognava con le avventure di carta ed inchiostro dei suoi eroi. In Star Wars si hanno solo gli echi dei comics ispiratori, come dei cartoons o dei grandi film studiati ed amati, o dei testi letterari, o delle cognizioni antropologiche... Questo è uno dei segreti. E’ tutto leggero, accennato, di classe. Quasi subliminale.

Lucas aveva l’intenzione di riproporre quell’atmosfera da fiaba mitologica tipica delle grandi storie a fumetti tanto amate. Il Flash Gordon di Alex Raymond, tra tutte la sua più potente passione, già nel ’34 era una elegante rilettura del mito del Graal (così citato in Star Wars), con la sua fuga dalla Terra Desolata (la Terra) e il viaggio di ricerca della purezza e del rinnovamento in un mondo "altro" (Mongo), grazie alla forza di volontà e al coraggio interiore del protagonista. E il Superman di Siegel e Schuster era un nuovo Parsifal, nel racconto della partenza del (super)eroe dal castello limbo (Smalville) alla volta del corrotto Camelot arturiano (Metropolis).

Il nostro regista visionario e barbuto coniuga al futuro i ricordi del suo passato, in un esempio cinematografico che è sì nostalgico, ma poi, a dispetto dei modelli, tanto ingenuo non è. Star Wars è la messa in scena di un ricordo, di un sentimento, ma con il rigore e quel perfezionismo Kubrickiano tipici del collezionista che non vuole tradire le emozioni del bambino che ha di dentro e che non vuole sciupare ciò che ha di più caro al mondo.

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Superman ed i suoi autori Jerry Siegel e Joe Shuster

Una sequenza, una sola: la Cantina di Mos Eisley... Chiaro: il Jeff Hawke di Sydney Jordan, con i suoi alieni grotteschi ma umanissimi. George Lucas riempie il suo film con tutto quello che aveva voglia di vedere su uno schermo. O di rivedere intorno a sé. I mostri, i robot, gli eroi del Film gli devono ricordare quelli che da piccolo lo facevano fantasticare sui comic books e sulle strips dei quotidiani.

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I grotteschi alieni del Jeff Hawke di Sidney Jordan

Lucas amava quelle storie che riuscivano a stimolare la sua avida fantasia di lettore. Il suo film deve chiamare a collaborare la fantasia degli spettatori in sala.

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Eta Beta
Quindi dice (o meglio urla, con tutti quegli effetti speciali), ma allo stesso tempo, genialmente, suggerisce, ammicca, richiama alla memoria: Chewbacca è l‘orsacchiotto ingombrante o a scelta il bonaccione orso Yoghi; R2-D2 il robottino telecomandato con le luci intermittenti o il Topolino simpatico e intrepido; C-3PO il droide maestro rompiscatole o il Paperino isterico e sfortunato; Yoda lo gnomo giullare ma saggio oppure lo strambo e onnisciente alieno Eta-Beta. E l'ultimo Jar Jar Binks è Pippo!

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Il disincantato Corto Maltese di Hugo Pratt
   
Di più: Han Solo non è un po’ un Corto Maltese stellare, bel capitano di vascello dotato di cinismo e menefreghismo sufficienti a nascondere un cuore d’oro ed idealismo a palate? E Darth Vader come il marvelliano Dottor Destino, mantello, armatura e mascherone, spietato ed imperscrutabile, ma fedele a un codice d’onore, seppure oscuro, e a un distorto sogno utopico di pacificazione dittatoriale: per l’uno Latveria, per l’altro ‘unisciti a me, Luke, insieme metteremo fine a questo conflitto distruttivo e riporteremo l’ordine nella Galassia!’.

La stessa fase della preproduzione venne realizzata in maniera fumettistica... L’intera Trilogia è stata rappresentata per immagini dall’illustratore Ralph McQuarrie ancora prima delle riprese, per convincere i produttori dubbiosi ed incapaci di capire dove quel trentenne pazzo Lucas volesse andare a parare (per l’attuale Nuova Trilogia ci sta pensando Doug Chiang). E, secondo il metodo di quella banda di giovani pestiferi registi californiani dei quali Lucas faceva parte (Coppola, Spielberg, DePalma, ecc.), durante le riprese è stato usato dall’autore un completo storyboard delle scene, splendidamente disegnato, che preso a sé stante è un vero racconto a fumetti.

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Il dottor Destino

Lucas ai tempi di Guerre Stellari stava tentando di creare qualcosa in film che non potesse sembrare possibile da realizzare, né sulla pellicola né in realtà. Lucas voleva fare un film che in apparenza sembrasse disporre di un budget illimitato, con interi pianeti che fungessero da scenario. Con la magia dei suoi effetti speciali e le riprese digitali l’ha fatto e lo sta facendo anche oggi. Nei fumetti tutto ciò è possibile da sempre. Ecco il punto di contatto tra due media che realizzano tutto il loro potenziale espressivo quando la creatività di chi li usa può esprimersi con tutta la libertà possibile (ed impossibile!). Nei fumetti gli effetti speciali sono una matita, una boccetta di inchiostro di china e un pennello. E la fantasia umana. Lucas lo sa bene!

 
 


 
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