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uBC MONITOR
NOVEMBRE 1999

Pillole


Monitor
pillole dal mondo del fumetto  

In questa sezione troverete degli accenni al fumetto extra-bonelliano pubblicato in Italia. Si intendono fornire dei "flash" su alcuni eventi meritevoli di segnalazione, per un motivo o per l'altro. Occasionalmente saranno compresi degli approfondimenti con recensioni o articoli.


Cayenna/2 di Marco Pesce

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Cayenna
  
Tempo di ritorni, in casa Eura. A quindici anni dall'ultimo episodio, Saccomanno ridà vita al fumetto che gli diede notorietà e che rimane l'unico lavoro di ampio respiro in una carriera fatta soprattutto di liberi e miniserie. Si ricomincia da dove si era lasciato (ricordiamo che la prima serie è disponibile per intero in due volumi dei Giganti dell'Avventura, nn.5 e 10), con il protagonista Cayenna che rievoca il periodo in cui era proprietario del "Sweet Sodome", locale frequentato da prostitute, ubriaconi e varia sconfitta umanità in quel di Melbourne, Australia, durante gli anni '30. C'e'ancora l'amico Griffith, che fa il pianista, e... già, che fine ha fatto Tartarin? A rigore dovrebbe esserci anche lui, ma nulla viene detto in proposito. Forse il fatto che gli episodi siano di appena 8 tavole, contro le 14 della prima serie, ha decretato la fine del duro dal cuore d'oro.

Finora le storie, autoconclusive, riprendono tutte lo schema già visto alla fine della prima serie: Cayenna è soprattutto testimone e narratore, i veri protagonisti sono le sue ragazze, i clienti e anche Griffith, ai quali si limita a fare da angelo custode quando si cacciano nei guai. Sempre identico il clima malinconico e disincantato che permea ogni episodio, così come l'agrodolce "morale da bar" che arriva puntuale in chiusura, spesso dettata da Cayenna alla sua macchina da scrivere. La ripetizione non intacca il piacere della lettura, anche se si sente la mancanza dei guizzi e delle storie in continuity che caratterizzavano la serie originale. Ma a far dimenticare ogni perdita basta, come sempre, l'arte di Domingo Mandrafina, da tempo assurto all'olimpo dei grandissimi: i suoi chiaroscuri e la straordinaria mimica dei suoi personaggi valgono da soli il prezzo del biglietto.

 5/7    Cayenna/2 by Guillermo Saccomanno e Domingo Mandrafina
episodi di 8 pagine b/n pubblicati settimanalmente su Lanciostory (Eura £ 3.800) a partire dal n.36/1999

 

 




"5 è il numero perfetto" di Marco Pesce

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"5 è il numero perfetto"
  
Giunge al terzo numero e si conferma sempre più interessante questa miniserie di Igort (Igor Tuveri), ambientata nella Napoli dei primi anni '70 tra vecchie e nuove leve del crimine organizzato. Il grande talento visionario e gli sperimentalismi dell'autore sono qui al servizio di una storia dall'impianto classico, un noir che vede protagonista Peppino Lo Cicero, anziano killer della camorra che riprende le armi per vendicare la morte del figlio, trovandosi ben presto a combattere contro tutto e tutti. Sorprendenti omaggi al Batman di Bob Kane e all'Alack Sinner di Munoz/Sampayo, atmosfere cupe e piovose, personaggi dolenti ma non privi di ironia partenopea. "Compagnia del cinema tascabile" recita una frase in copertina: oltre ai classici del genere, l'ambientazione richiama infatti il cinema d'azione italiano di quel periodo, i cosiddetti poliziotteschi, mentre le coreografiche sparatorie strizzano l'occhio ai film pulp più recenti. Non mancano però sequenze surreali e oniriche, e anzi l'interpretazione dei sogni sembra avere una parte importante nella vicenda. Da segnalare anche il fatto che i dialoghi utilizzano in abbondanza termini e costrutti del napoletano, ma ciò non nuoce affatto alla comprensione. Se saprà mantenersi su questi livelli fino alla fine, ci sono tutte le premesse per un grande romanzo a fumetti italiano.

 6/7    "5 è il numero perfetto" di Igort (Phoenix)
miniserie di 5 numeri, 3 pubblicati finora, periodicità irregolare
32pp in b/n e bicromia, spillato, solo in libreria, £ 4.900

 

 




Fresco di Francesco Manetti

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"Fresco"
con Cajelli
in copertina
  
Fresco, alias "la rivista che mancava". Facile domandarsi subito: "mancava davvero? C'era veramente bisogno di una rivista di questo genere?". Sarebbe ovviamente esagerato rispondere di sì (il sottotitolo della rivista, del resto, è palesemente autoironico...). Considerando questo numero zero una sorta di anteprima di ciò che la rivista potrà effettivamente diventare, direi che le premesse sono buone. Diego Cajelli, direttore editoriale (nonché, come ogni attento lettore bonelliano saprà, sceneggiatore in seconda del Napoleone di Ambrosini), ha molta grinta, determinazione e voglia di lasciare il segno - come dimostra anche la sua scelta di campeggiare in copertina, pronto ad offrirsi e a "sfidare" il lettore -. Ci sono dunque ottime probabilità che il suo progetto possa avere un discreto successo, se non altro fra gli appassionati del fumetto "underground", anarchico, folle che Cajelli sembra prediligere. In questo numero zero sono a mio parere da segnalare il breve episodio del Coliandro di Lucarelli e Casertano (sebbene il testo non aggiunga niente di nuovo a chi aveva già letto le disavventure di Coliandro e di Nikita ne "Il giorno del lupo"), i sarcasmi dello stesso Cajelli ("Incredibili delitti", rilettura dei retroscena sull'omicidio di Robert Kennedy, ma anche le strisce dedicate al temibile Furby) e soprattutto il racconto di Giuseppe Palumbo "Non è che mi sia stato mai tanto simpatico Adolf Hitler". Un po' troppo confusa, invece, la parte dedicata ad articoli, racconti, recensioni... Mi sembra che si siano mischiate delle cose abbastanza eterogenee sia per qualità che per intenti: recensioni "serie" (ad esempio l'appassionato elogio alla storica "La voce del padrone" di Franco Battiato) si alternano ad altre recensioni "fuori di testa" (imperdibile quella alla fantomatica Cipolla assassina); a prese di posizione (peraltro condivisibili) contro l'assenza di privacy dell'internettista, scritte con piglio da "scendiamo in piazza", si alternano racconti decisamente inquietanti come "Partenogenesi" di Moreno Burattini. Se la "linea editoriale" vuol essere improntata, come credo, all'irriverenza, alla voglia di stupire e divertire al tempo stesso, penso che qualcosa, perlomeno fra le parti non fumettistiche, vada senz'altro ripensato. I miei migliori auguri, comunque, a Cajelli e alla sua banda :-).

 3/7    "Fresco" by Diego Cajelli e al. (Terra bruciata)
numero 0 - novembre 1999 - Periodicità quadrimestrale
52pp in b/n (eccetto seconda e terza di copertina), £ 6.000, spillato

 

 




"Una casa a Venezia" di Francesco Manetti

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"Una casa a Venezia"
  
E' infine uscito anche in Italia "Una casa a Venezia", fumetto realizzato alcuni anni fa da Giovanni Mattioli e Vanna Vinci per la casa editrice giapponese Kodansha (dal che deriva il senso di lettura inverso rispetto a quello occidentale). Per chi ha appena letto il recente "Gli adoratori di Osiride" LW 45, è innanzitutto un piacere ritrovare, per quel che riguarda i disegni, una Vanna Vinci in piena forma, probabilmente al punto più alto sinora raggiunto dal punto di vista della perfezione stilistica. Il suo tratto è rigoroso, privo di incertezze, e al tempo stesso delicato, aggraziato. Certo non manca una certa "monotonia" (Rosa, la protagonista, ha del resto lo stesso bel visino dell'Anna di Guarda che luna, così come talvolta ha la stessa acconciatura della Ines/Vera di "Doppio sogno"), ma è indubbiamente innegabile la capacità della Vinci di comunicare sensazioni al lettore, come dimostra, peraltro, anche il suo saper gestire in maniera espressiva lo spazio delle tavole.

Qualche appunto deve essere fatto invece al soggetto, dato che la storia ha troppe analogie con quella narrata ne "L'altra parte", primo racconto di successo della Vinci. In entrambi i casi lo spunto è infatti la fascinazione che un vampiro - alto e allampanato, gli occhi cerchiati, malinconicamente chiuso nel proprio mondo... - riesce ad esercitare, a poco a poco, su una ragazza. In un caso come nell'altro, inoltre, il lettore segue il punto di vista della ragazza, ponendosi i suoi stessi interrogativi, percependo le sue ansie, le sue paure, così come il suo progressivo abbandono ai poteri di seduzione del vampiro. Ci sono però, ovviamente, una serie di varianti, che finiscono forse col rendere più interessante proprio "Una casa a Venezia". Ad esempio l'ambientazione a Venezia e a Roma, città molto più suggestive rispetto alla Milano de "L'altra parte" (anche se Milano serviva, in quel caso, a rendere meglio lo spaesamento di Adrian Voda, lontano dalla sua Romania...). Ma, soprattutto, il fatto che, invece di ricorrere a delle didascalie introspettive, la Vinci abbia qui preferito lasciar trasparire gli stati d'animo di Rosa tramite i dialoghi con gli altri personaggi e, nelle lunghe sequenze mute del volume, tramite la capacità di far recitare il volto della protagonista. Resta da dire che forse 100 tavole per una storia che si fonda unicamente sull'evocatività delle "atmosfere" sono un po' troppe. Per il lettore bonelliano che della Vinci conosca soltanto i tre albetti di May e l'albo di Legs uscito questa estate - e che non voglia azzardarsi a comprare il più costoso "Ombre" -, credo che la lettura di "Una casa a Venezia" possa però costituire un ottimo modo per apprezzare le vere qualità di questa autrice.

 5/7    "Una casa a Venezia" by Giovanni Mattioli e Vanna Vinci (Kappa Edizioni)
volume unico - settembre 1999
senso di lettura giapponese
114pp, £ 15.000, brossurato

 

 




"Velo di Maya" di Francesco Manetti

Girovagando da un tendone all'altro durante l'ultima edizione di Lucca comics, mi sono ad un certo punto trovato dinanzi a uno stand sul quale campeggiava un albetto sapientemente aperto su una tavola a doppia pagina decisamente accattivante. "Accattivante" non tanto perché questa tavola mostrava una bella gnocca tutta nuda ^__^;;, e neppure perché essa lasciava intuire un racconto fantasy (ovvero, a mio gusto, potenzialmente molto suggestivo), quanto per la bellezza del disegno in se stesso, per il fascino dei colori... Complice anche l'affabilità dell'autore del testo, Mauro Uzzeo, non ho dunque esitato a comprare l'albetto in questione - prima pubblicazione, assieme al volume unico "Povero Pinocchio", della casa editrice Montego, fondata da alcuni giovani autori per poter pubblicare i loro lavori -. "Velo di Maya", tassello introduttivo di una miniserie in tre parti, racconta la storia di Anna, una giovane donna come tante altre che si trova a sognare, ogni notte, le vicissitudini di una misteriosa ragazza guerriera dagli occhi bendati (!), in cerca, in una terra di nessuno, di non si capisce bene che cosa (per intenzionale cripticità del testo). Il problema della povera Anna, di fatto, non è quello di avere un incubo per notte, bensì quello di ritrovare sul proprio corpo, ad ogni risveglio, le ferite che la ragazza guerriera subisce durante i suoi scontri con soldati zombi, lupi formato gigante, manichini volanti... Inevitabilmente Anna subisce un totale crollo psicofisico, col quale ha termine la prima parte della storia. Il resto, come si suol dire, alle prossime puntate.

Merita spendere 6.000 lire in questo albetto, o meglio ancora spenderne 18.000 per poter leggere l'intera miniserie? Detto francamente, il testo, puntando molto sulla suggestione del rapporto realtà/sogno, sul fascino di un'ambientazione fantasy ancora indefinita e sul mistero legato alla protagonista della parte onirica, rischia di deludere. A lasciarmi perplesso è in particolar modo l'enfasi un po' pretenziosa dei dialoghi e delle didascalie. E' probabile, infatti, che si sia cercato di confezionare soprattutto un bell'involucro, piuttosto che preoccuparsi di curare anche il contenuto... Valgono senz'altro l'acquisto, invece, perlomeno a mio parere, le tavole a colori di Marco Marini. E poiché, come dicono gli inglesi, un'immagine vale da sola mille parole, eccone qui una:

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Immagine tratta da una sequenza onirica di "Velo di Maya" (c) Montego 1999

 2/7    "Velo di Maya/Disperazione" by Mauro Uzzeo (soggetto e sceneggiatura), Marco Marini (disegni a colori), Franco Urru (disegni in b/n) (Montego)
1 di 3 - novembre 1999 (prossime uscite: gennaio e marzo 2000)
36pp, a colori e in b/n, £ 6.000, albetto spillato

 

 


 
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