Il primo impatto è immediatamente seducente; il biglietto da visita che Massimo Carnevale, principale elaboratore grafico di
John Doe, appronta per il character che ha contribuito a creare, è una copertina dal cromatismo
delicato e raffinato e dall'architettura visiva accurata, che esalta le doti di questo artista nell'illustrazione a colori e la sua
abilità nel raffigurare le caratteristiche distintive del personaggio (l'anima, volendo essere un po' retorici). Con sofisticata
semplicità è riassunto il rapporto di John Doe con la Morte e il suo distacco da essa, improntandolo a pragmatico realismo. Se è
certamente vero che la "giusta" copertina può fare molto per invogliare all'acquisto un potenziale lettore titubante, credo che
Carnevale non potesse far meglio.
Voltata pagina e detto che la cura redazionale è notevolmente migliore degli altri prodotti dell'Eura editoriale nello
stesso formato, John Doe può spiccare il volo ;-).
 Mi chiamo John Doe. Che ci crediate o no... sto solo facendo il mio lavoro.
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Egregio il lavoro di Emiliano Mammucari, specialmente riflettendo sul cattivo servizio reso al suo segno, sottraendogli
nettezza, dalla carta usata per l'albo (sola nota veramente stonata). Il disegno è classico e morbido, ma pronto a farsi più
nervoso e vigoroso - a volte inquietante - interpretando al meglio le atmosfere dell'albo. Le tavole sono equilibrate nel gioco
dei chiaroscuri e nell'uso sapiente delle masse; è un disegno che "racconta" in modo talmente semplice ed efficace la storia, che
paradossalmente potrebbe essere dato per scontato o perfino essere giudicato facile, laddove è invece notevole il rigore narrativo
e la ricerca stilistica, cosa che credo possa essere ben percepita analizzando con un po' di attenzione la lunga sequenza
dell'inseguimento in macchina (pagg.84-96), perfetta per dinamismo, scelta delle inquadrature e scansione dei tempi.
 Il dinamico inseguimento in macchina (pagg.88-89)
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In modo
meno evidente, questa cura è avvertibile in tutto l'albo, ad esempio nella scena rappresentata nel Ristorante al termine
dell'Universo (pagg.27-33), dove l'espressività dei volti si coniuga a una ricercatezza degli sfondi che esalta il senso
di irrealtà dell'ambientazione, per tradursi in una contrapposizione straniante tra la prosaicità di una cena (seppur romantica)
e la magia psicologica del luogo.
 Il Ristorante al termine dell'Universo
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"Rigoroso, efficace, stilisticamente ricercato: il disegno di Mammucari"
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Dove Mammucari difetta è nella (in)costanza delle fisionomie, a partire dallo stesso protagonista John Doe, non sempre
immediatamente riconoscibile da una tavola all'altra o perfino da una vignetta all'altra. Un difetto piuttosto evidente,
probabilmente dovuto ai tempi di realizzazione dell'albo che debbono aver messo a dura prova questo artista dal pennello
certosino ma poco abituato alle scadenze di una serie affine, per formato, a quelle classiche bonelliane. Pur con questo,
la sua prova complessiva è molto convincente, e segna un esordio di elevato contenuto grafico per la testata.
 John Doe a mezzetinte
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Roberto Recchioni e
Lorenzo Bartoli ideano - e il solo Recchioni ben sceneggia - una storia che dosa attentamente
le informazioni, svelando sul personaggio ed il suo mondo tutto quanto è necessario - e nulla più di quanto è necessario - perché
questo primo episodio delle sue avventure sia chiaro e stuzzichi la curiosità attiva del lettore.
"La Morte l'Universo e tutto quanto" risulta così un'introduzione a un sistema incognito di riferimenti e personaggi, e
contemporaneamente un trailer, immaginiamo fedele nella sua struttura portante, di quanto verrà in futuro. Lo sviluppo
della storia è lineare e agile, ma Roberto Recchioni pennella in economia e tutta facilità dei primi efficaci abbozzi delle
personalità dei suoi attori, da John alla sua antagonista, lucida e tranquillamente spietata, Morte; da una Tempo
tenera e innamorata alla brillante e nervosa Chase, o agli altri Cavalieri dell'Apocalisse, per ora appena più
defilati, ma gustosamente caratterizzati.
 Morte accarezza la Falce dell'Olocausto
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"Femmine fatali per John Doe: Tempo e Morte se lo contendono"
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Ogni autore nel creare un proprio personaggio pesca, consciamente o inconsciamente, nel mare magnum dei riferimenti culturali che
più hanno inciso sulla sua maturazione, rielaborandoli in modo più o meno personale a seconda del proprio talento; per questo,
conoscendolo, è improbabile ipotizzare un'ispirazione di Recchioni a Neil Gaiman ed al suo Sandman.
Il "volto" burocratico della Morte non è un elemento di particolare originalità, e per fare un esempio in più occasioni su
Dylan Dog questa caratterizzazione ha dato luogo a storie sardoniche e grottesche di notevole
forza satirica, tuttavia in John Doe si accentua ancora di più l'aspetto "impiegatizio" della cosa, a un tempo smorzando l'impatto
satirico, e dando più ampio risalto all'effetto disturbante della riduzione dell'evento centrale della vita umana a disbrigo di un
lavoro routinario, suscettibile di essere al centro di piccole e squallide truffe. Una scelta interessante. Da tempo, del resto, uno
degli aspetti più significativi della scrittura di Roberto Recchioni è proprio questa capacità di "disturbare" i sonni tranquilli del
lettore: dalla lunga saga di Logan, ai moltissimi racconti brevi apparsi sulle testate
settimanali dell'Eura, Lanciostory e Skorpio, che hanno evidenziato la bella crescita del giovane autore, che va acquisendo
costantemente sicurezza nei propri mezzi. Questa cifra stilistica viene ora a fondersi con quella di Lorenzo Bartoli, autore
incline a provocare nel lettore non il brivido che nasce da qualcosa che spezza nozioni e aspettative consolidate, ma l'emozione
pura che la sua prosa sa distillare da una vena che, al suo meglio, non può non dirsi poetica. Il lungo sodalizio tra due autori
rimasti molto diversi tra loro, nonostante la reciproca consuetudine, sfocia ora in una collaborazione che appare assortita al
meglio per temperare i possibili difetti di entrambi. E' facile immaginare un ghigno sghembo sul viso di Roberto mentre raffrena
un volo particolarmente retorico di Lorenzo, o viceversa il sorriso sornione di Lorenzo nel moderare un eccesso di vetriolo in uno
scritto di Roberto.
In John Doe si respira un profumo di maggiore libertà (espressiva) rispetto agli inevitabili modelli bonelliani di riferimento; a
confronto di questi, fatte salve le dovute eccezioni, c'è un uso meno paludato del linguaggio e una caratterizzazione più aggressiva
dei personaggi, senza giungere però a fastidiose strizzatine d'occhio a un giovanilismo modaiolo, in tal modo mantenendosi sempre in
equilibrio.
"Una scrittura libera e moderna, ma senza inutili eccessi"
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Infiniti gli omaggi cinematografici e televisivi disseminati con affetto da Recchioni nell'intero arco della storia, frutto del suo
amore profondo per questi media, ma che finiscono per creare una vera e propria indigestione referenziale che distrae l'attenzione
e attenua la tensione, appesantendo i tempi psicologici della lettura. Usando con più accortezza in futuro la sua passione, Recchioni
potrà far focalizzare con maggiore incisività i lettori sui dettagli e le trame portanti che non sul pur piacevole gioco della caccia
alla citazione.
John Doe è dunque nato, dopo una lunga gestazione, e si affaccia nelle edicole italiane con un albo di molte luci e solo qualche
occasionale ombra. L'augurio è che continui così, sviluppando i margini di miglioramento che lascia intravedere.
Da parte mia un sincero in bocca al lupo a Lorenzo Bartoli e Roberto Recchioni, a Massimo Carnevale ed Emiliano Mammucari, e ai
disegnatori che si succederanno sulle pagine della testata.
  
John Doe n.1 "La Morte l'Universo e Tutto Quanto" di Lorenzo Bartoli & Roberto Recchioni (testi) e
Emiliano Mammucari (disegni)
(Eura Editoriale) 94pp b/n, Euro 2,20, albo brossurato, mensile
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