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| pillole dal mondo del fumetto |
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Sandman di Giuseppe Pica Il Sandman di Neil Gaiman è stato uno dei prodotti seriali a fumetti che più ha interessato i non addetti ai lavori, cioé tutti quei media (la maggior parte) che hanno sempre snobbato il fumetto come genere, relegandolo (troppo) spesso a semplice intrattenimento per bambini. Gaiman ha saputo percorrere sino alla fine la strada intrapresa dall'immenso Alan Moore (col suo "Swamp Thing") attraverso l'uso di citazioni colte (leggi William Shakespeare), trame interessanti, dialoghi intelligenti ed arguti, la creazione di una cosmologia fresca ed originale, riuscendo a coniugare i pregi di una visione d'Autore ai difetti di un prodotto seriale, per di più quasi totalmente calato - almeno all'inizio - in una continuity complessa e contorta come quella del DC Universe...
Ambientata nel Giappone medievale, tra démoni tentatori e malvagi e spiriti burloni, tra amori impossibili e animali (quasi) antropomorfi, tra filosofia zen e mondi onirici oramai saldamente impressi nella memoria collettiva, la storia che Gaiman ci fa leggere è una riscrittura di certe leggende giapponesi, (ben) adattate ai suoi personaggi: è un travestimento, se vogliamo, un modo di omaggiare una tradizione, quella del Sol Levante, così ricca eppure così semplice, così delicata nel presentare gli orrori che un sovramondo crudele riserva a noi poveri abitanti di questo universo, noi esseri piccoli e davvero insignificanti di fronte alla grandezza "altra". È la storia della volpe e del monaco, questa; una storia di un amore impossibile (come tutti i veri amori), un amore contrastato - e sconfitto - dalla natura e dal destino, eppure è anche una storia di speranze, di vittoria nella sconfitta (e di sconfitta nella vittoria), di feroci vendette e di atti malvagi. Una storia che ricorda da vicino anche il mito orfico, a ulteriore dimostrazione che Gaiman sa davvero leggere e assimilare in maniera straordinaria, e porre tanti e così eterogenei elementi al suo servizio. Non un fumetto canonico, dicevamo, per volontà dell'artista designato, il giapponese Amano, qui al suo primo vero exploit negli USA (e, ci scommettiamo, neanche l'ultimo), che abilmente, anche se non sempre in maniera convincente, illustra situazioni e stati d'animo attraverso acquerelli, chine diluite, pastelli semplici su carta. E proprio l'uso di questa tecnica così varia va a sposarsi egregiamente con la tranquilla prosa di Gaiman, rappresentando efficacemente momenti di grande tranquillità ed altri carichi di tensione, creature feroci e davvero orribili e delicati paesaggi del tempo che fu, donne conturbanti e monaci sventurati. E la sua rappresentazione del Signore dei Sogni è davvero incredibile. Una storia diversa, dunque, quella orchestrata dalla DC-Vertigo per festeggiare (degnamente) il decennale di uno dei personaggi più amati di tutti i tempi; una storia che risalta proprio grazie alla sua semplicità, specie in un mondo così affollato di superuomini e avventurieri improbabili.
6/7
Sandman - Cacciatori di Sogni di Neil Gaiman e Yoshitaka Amano
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