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uBC MONITOR
GIUGNO 2001


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pillole dal mondo del fumetto  


Figlio di un preservativo bucato
di Vincenzo Oliva

(10k)
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L'abito non fa il monaco, si sa; tuttavia ne dona l'aspetto. Ecco allora che il lettore può sentirsi disorientato da questo titolo che evoca barzellette di grossolana fattura. Per questo è bene sgomberare in fretta il campo da dubbi ed ammiccamenti: giù il cappello, signore e signori, perché questa è una di quelle opere che restano nel tempo.

Non si pensi, però, ad opere come Watchmen di Moore e Gibbons o Maus di Art Spiegelman: "Stuck rubber baby" (titolo originale dell'opera) non colpisce il lettore allo stomaco con la forza di un maglio, mettendolo di fronte ad una prova artistica che porta il medium fumetto ai suoi limiti espressivi, fino a dettarne di nuovi. Se mai, vi si può scorgere un'affinità a contrario con un'altra opera di Alan Moore – per i disegni di Eddie Campbell - che sta vedendo la luce in Italia: From Hell. Laddove questa riporta il mito alla terrificante realtà dell'orrore quotidiano vissuto e creato ogni giorno da quei personaggi entrati appunto in una dimensiona simbolica e non più umana, l'opera qui in esame compie il percorso opposto, giungendo a rivestire di significati universali le esistenze minime dei piccoli uomini e delle piccole donne che popolano le sue pagine.

Non, però, che "Stuck rubber baby" non arrivi allo stomaco del lettore, anzi (e al suo cervello, perché è impossibile leggere quest'opera e non riflettere sui pregiudizi, i bigottismi, i limiti che ciascuno di noi ha). E non che non porti il medium ai suoi limiti ed oltre. E' il modo ad essere diverso. La storia, i personaggi, i concetti, i disegni, tutto si insinua lentamente - dolcemente, quasi (ma inesorabilmente) - fino a permeare completamente l'attenzione del lettore, fino a prenderlo per mano e condurlo a fargli capire moventi e sentimenti dei tantissimi protagonisti e comprimari dell'opera.

"Stuck rubber baby" è un vero e proprio romanzo, un romanzo sociale, qualcosa di abbastanza inusitato nel campo del fumetto. Ed è un romanzo di formazione e un romanzo psicologico.

Del romanzo sociale, Howard Cruse - il suo autore - gli ha conferito il respiro, l'andamento narrativo lento e minuziosamente analitico; gli ha fornito una ricchezza straordinaria di characters, ognuno perfettamente inquadrato nelle proprie coordinate socio-culturali e psicologiche, nella propria personalità. Un lavoro immane di cui l'autore fa un'assai interessante cronistoria nelle note finali del volume.

Un romanzo storico, anche. Ma non solo. La scelta di ambientare la vicenda narrata in una cittadina immaginaria del sud degli Stati Uniti all'epoca delle battaglie per i diritti civili delle minoranze permette di mantenere la storia su un perfetto piano di verosimiglianza e correttezza storica senza dover fare riferimento ad avvenimenti realmente accaduti. Storia esemplare, dunque, a riassumere ogni possibile storia di quel periodo in quel luogo della Terra. E non solo, ovviamente, perché in quanto esemplare può leggersi come valida per ogni tempo e luogo in cui le libertà di alcuni sono conculcate da altri.

Un romanzo sulla libertà, quindi, la libertà di mostrarsi come si é. Il protagonista, Toland Polk, vi arriverà attraverso un lungo percorso di scoperta dei propri desideri e sentimenti, di affermazione della propria personalità a discapito dei tanti pregiudizi familiari, scolastici, sociali di cui si spoglia faticosamente con il progredire della narrazione, nel confronto problematico e segnato da mille dubbi, ripensamenti, indecisioni ed inganni che vive con la sua ragazza, Ginger Raines. Accanto ai due vive tutta una umanità alla quale Howard Cruse ha donato le stimmate della vita reale con una semplicità che ha del disarmante. Non ci sono personaggi fuori posto o sopra le righe in "Stuck rubber baby". Né frasi magniloquenti. I personaggi vivono quella che dovette (o poté) essere l'esistenza degli uomini e donne che sono chiamati a rappresentare con una naturalezza che lascia ammirati: sarà difficile dimenticare personaggi – persone – come Anna Dellyne, Sammy o Esmereldus.

Il rischio, con questo fumetto, è di darlo per scontato. Ma non c'è nulla di scontato in questo grande romanzo americano (che difficilmente potrebbe però piacere ai custodi dell'american way of life). La cura maniacale con la quale il suo autore ha costruito ogni uomo ed ogni donna che ha posto sul palcoscenico - assemblando poi il suo cast all'interno di uno scenario dove nulla è lasciato al caso, dove sembra di respirare, e anzi si respira davvero, l'atmosfera di sospetto, di odio e di dolore che divideva i bianchi dai neri, gli eterosessuali dagli omosessuali, i "normali" da coloro che non lo erano (ma anche i fermenti e le speranze dell'epoca) - tutto questo mostra come non vi sia alcunché di ovvio o di lasciato al caso nell'opera, come essa sia perfettamente elaborata sotto il profilo contenutistico e stilistico.

Romanzo morale e non moralistico, dove l'autore non emette giudizi ma mostra il percorso di formazione di una morale individuale (Toland) e di gruppo. Morale perché ci costringe a confrontarci con l'immoralità del pregiudizio.

Un romanzo ricchissimo, dunque, dal punto di vista letterario; ma ancora una volta il rischio é di dare per scontato qualcosa: al rigore e valore dei testi fanno da coronamento e compimento l'eleganza formale e la narratività perfetta del disegno: ricco e particolareggiato, ma assolutamente privo di elementi di autocompiacimento. Immagini e testo sono fusi in un blocco unico, specchio dell'ambiente sociale ed umano che fa ora da sfondo e ora da protagonista aggiuntivo alla storia; così come le persone sono ritratte con un realismo che va ben oltre quello dei tanti disegnatori dalle anatomie così perfette da sconfinare nell'iperrealismo: Howard Cruse dipinge anime prima ancora che volti o corpi; racconta anime prima ancora di dipingerle. I suoi personaggi sono vivi sulla tavola, così vivi da assumere la quotidiana familiarità del nostro vicino di scrivania in ufficio o del lattaio sotto casa.

"Stuck rubber baby" è una lettura da concedersi senza fretta, per poterne assaporare ogni caratteristica; opera "analitica", non propone livelli di lettura ulteriori, palesi o nascosti che siano, ma ci mette di fronte alla nostra capacità (o incapacità) di rapportarci con l'Altro, che sia esterno o interno a noi stessi, e con il nostro grado di maturità nell'accettare questo Altro. E' un opera che dà da pensare, con l'assoluta semplicità che è propria di chi non afferma a gran voce la propria arte, ma la offre al suo pubblico.

Semplicemente: qualcosa da leggere.

Figlio di un preservativo bucato di Howard Cruse
(Magic Press) £ 24.000, cartonato

 
 


 
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