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Sog. e Sce. Michele Masiero
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Vi resta il gioco del calcio. Vi godete la partita per quello che
è, senza che quella strana malattia che è il tifo vi
avveleni il sangue. Ecco, a me Mister No piace per questo: non
sono tifoso, ne leggo uno ogni tanto, quasi per staccare. Gli altri
fumetti li studio, questo lo leggo e basta. E me lo godo. Già,
perché immaginate ora di non essere lettori abituali di
Mister No; di non aver letto e studiato gli oltre 300 numeri
della saga di Jerry Drake; di non conoscere già le sfide
allultimo bicchierino, le scazzottate tra Jerry e
Esse-Esse, le strane storie del passato di Mister No...
Cosa vi resta? Vi resta un ottimo fumetto, e una bella storia,
da leggere così, senza le isterie che ogni tanto ci prendono
quando le cose che amiamo non sono proprio come vorremmo. E allora
via, una cadillac rosa come carro funebre, perché in fin dei
conti siamo ancora figli di Jack Kerouac e della beat
generation, e dobbiamo restituire il nostro amico alle sue
montagne. Guai ai gangster e agli pseudosceriffi che incontreremo:
hanno sbagliato fumetto, qui siamo noi gli eroi! Che splendida,
antica, solare ingenuità. Ah! I fumetti di una volta...

Hoka-Hey! Disegni di G. Viglioglia (c) 2001 SBE
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Giuseppe Viglioglia
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Okay, si tratta di una nostra fissa: siamo convinti che, al di
là degli ineludibili gusti personali, esista comunque un
oggettivo criterio di valutazione dei disegni. Un criterio che
alla fine ti fa dire, magari: a me non piace, ma questi disegni
sono buoni; e su questa cosa, poi, sono tutti daccordo.
Seee, appunto: magari. Noi questi disegni di Giuseppe
Viglioglia ce li siamo proprio gustati: ci hanno sorpreso,
colpito, ingolosito. Oltre allo speciale di MN n. 12, Viglioglia aveva già
disegnato anche Dark City ; e lì,
stupendo, ma era proprio nettamente ispirato a Frank Miller:
oddio, mica un brutto modello, anzi il migliore per il bianco nero
espressionista di Viglioglia, ma un modello, appunto. Qua questo
modello è abbondantemente superato, e i riferimenti paiono ora
tutti per il Jean Giraud di Blueberry, finanche nelle
fisionomie di alcuni personaggi di questo sgangherato west di
frontiera, e più in generale per gli autori della ligne claire
alla francese. Ma imbarocchita: tratto chiaro, pulito e lineare come
appunto nella tradizione di quella scuola, ma moltiplicato,
arricchito, infittito nel tratteggio che considera il dettaglio da
rappresentare una sfida. Vinta. Cavolo, se lha vinta... Questo
disegno è cesello, è virtuosismo, è filosofico
affermarsi del particolare sul generale, del piccolo sul grande.
Stupendamente barocco, come detto.

Il virtuosismo di Viglioglia Disegni di G. Viglioglia
(c) 2001 SBE
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Ora, e così si capisce cosa volevamo dire prima a proposito
delloggettivo criterio di valutazione, non a tutti il barocco
piace... Ci siamo confrontati, a proposito di questi disegni, con
persone che stimiamo e che sono in grado di fornire un parere
più tecnico del nostro, essendo artisti di professione; ci
sembrava che questi disegni meritassero una valutazione più
tecnica e meno emotiva di quella che eravamo in grado di fornire noi;
insomma, qua non volevamo stupirvi con effetti speciali, ma, per una
volta, parlare di disegni e di come si fanno... Ma non siamo riusciti
a strappare al nostro referente una valutazione positiva su quanto
gli mostravamo... Con buona pace anche delle nostre considerazioni
sulloggettiva validità di un disegno... Probabilmente al
parente scultore che abbiamo consultato non piaceva la ridondanza
dellimmagine, che sacrificava la profondità per il
dettaglio del primo piano (con un effetto bidimensionale che certo
può non piacere ad uno scultore... del resto, il modello
giraudiano raggiungeva la tridimensionalità con il colore, che
qui manca); ma allora, in definitiva, ritorniamo su un piano
puramente soggettivo, e si sa, de gustibus... Quanto a noi e ai
nostri gusti, abbiamo gustato!
  
Diamo il massimo, ma non tanto per la pur bella copertina di
Roberto Diso, che ci ridà bene lambientazione della
storia, ma proprio per il globale. È linsieme che ci
lascia soddisfatti, perché è un insieme che mira alla pura
evasione, cioè allintento originario per cui nasce il
fumetto, senza tanta psicologia o tanti tecnicismi da fumetto
sperimentale norvegese... ;-)
Svago puro, da viaggio in treno, con un rapporto
qualità-prezzo che non ha eguali in tutto luniverso dei
divertimenti attuali. Si può essere lettori dal palato fine,
sempre alla ricerca di qualcosa che stupisca, ma ogni tanto bisogna
pure ringraziare per queste storie di ampio respiro che davvero, per
una volta, al diavolo lermeneutica, sono da leggere e basta.
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